Tassa di soggiorno offresi

04/11/2004


             
             
             
             
            Turismo
            Numero 264, pag. 15
            del 4/11/2004
            Tassa di soggiorno offresi
             
            Associazioni turistiche infuriate: un balzello che affossa ancor più il settore.
            Tributo inserito in una modifica alla Finanziaria
            Giorgio Bertoni
             
            Non bastavano le decisioni di alcuni grandi comuni o la proposta avanzata giorni or sono da un gruppo di centri turistici siciliani. Ora la tassa di soggiorno viene inserita anche in Finanziaria. È una proposta, per ora, certo. Ma così ben ´mimetizzata’ da poter passare inosservata. Le associazioni di categoria l’hanno però scovata tra le pieghe degli emendamenti e subito è scattata la protesta. L’emendamento all’articolo 6 della legge è stato presentato nei giorni scorsi dall’onorevole Alberto Giorgetti (An) e si cela sotto l’etichetta generica di ´Tributo comunale di scopo finalizzato a investimenti. In sostanza, esso prevede una tassa comunale ´in misura non superiore al 5%’ da applicare a chi soggiorna in strutture ricettive in ambito territoriale. A doverla incassare per conto delle casse comunali dovrebbero essere, ovviamente, albergatori e gestori di agriturismi o b&b.

            Stupisce la pervicacia dell’iniziativa, da sempre rigettata da tutte le categorie del settore: perché non risolve, se non in casi molto rari, i problemi di bilancio dei comuni, grava gli operatori di ulteriore burocrazia, aumenta i costi della vacanza, in un momento di crisi.

            Netta la posizione di Federturismo-Confindustria e delle associazioni correlate. ´Siamo nettamente contrari alla reintroduzione della tassa di soggiorno’, afferma il presidente Costanzo Jannotti Pecci. ´Graverebbe sui turisti che pernotteranno in strutture ricettive e porrebbe un ulteriore limite alla competitività del sistema turistico, già gravato rispetto ai concorrenti europei da un divario di Iva pari mediamente a 5 punti percentuali’.

            Per Andrea Giannetti, presidente Assotravel, ´ci duole registrare una sostanziale dicotomia sulla valutazione politica del settore del turismo quale risorsa positiva per il paese. Da un lato, infatti, nelle dichiarazioni, anche e soprattutto ufficiali, si afferma la sua importanza e si prospetta l’esigenza di sostenerlo con incentivi e misure appropriate, dall’altro, nella pratica, il turismo finisce, troppo spesso, nel novero di quei settori da cui drenare risorse finanziarie per il rilancio dell’amministrazione dello stato (centrale e locale)’.

            ´Un’aliquota del 5% è enorme; la considero un’uscita estemporanea di chi sul turismo ha appreso qualcosa nel corso di una settimana bianca’, afferma, infuriato, Claudio Albonetti, segretario di Assoturismo-Confesercenti. ´Non considera né il fatto che i listini 2005 sono già stati consegnati alle camere di commercio, ai tour operator e alle agenzie di viaggio e quindi la tassa ricadrebbe unicamente sulle spalle degli operatori, né il più generale stato del settore, già gravato dall’Iva più alta d’Europa’.

            Per il presidente di Confturismo-Confcommercio, Bernabò Bocca, ´da un lato tutte le forze politiche concordano nel giudicare iniquo il differenziale dell’Iva che grava sul turismo italiano rispetto a quello europeo; dall’altro si tenta di introdurre un ulteriore aggravio del 5%. Trovo ingiusto che questa tassa ricada unicamente sulle strutture ricettive e non sugli altri servizi. Non dimentichiamo che, secondo i dati delle camere di commercio, solo il 30% della spesa turistica viene assorbito dalle strutture alberghiere; il 70% si spalma su ristoranti, negozi e altri servizi’. (riproduzione riservata)