Tariffe: Si divide il mondo dei professionisti

17/10/2005
    sabato 15 ottobre 2005

    Pagina 40 Professionisti

    La tariffa professionale

    Si divide il mondo dei professionisti

      La proposta di eliminazione dei minimi tariffari, lanciata dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti, divide i professionisti. Al secco no degli avvocati si contrappone infatti la scarsa preoccupazione dei dottori commercialisti e ragionieri per l’eventualità di una revisione del sistema tariffario. ´Non ci fasceremo la testa se un’iniziativa del genere dovesse andare in porto’, afferma il presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri, William Santorelli, ´mai nessuno è stato ”punito” per non aver applicato i minimi. Ma la tariffazione minima è un istituto a tutela dei clienti ed è posta dallo stato’. Per questo, secondo i ragionieri, svincolare i professionisti dalle tariffe minime sarebbe comunque ´una perdita per il cliente’, perché ´le prestazioni professionali sono una cosa molto delicata, ben diversa dall’acquistare al mercato due mele’.

      Il presidente dei dottori commercialisti, Antonio Tamborrino, va oltre: ´Noi siamo stati i precursori in questa direzione resa necessaria da un mercato che va verso la liberalizzazione e la competitività’. Infatti, già dal 1999 la non applicazione dei minimi tariffari non rappresenta una violazione del codice deontologico per i dottori commercialisti. Per Tamborrino, poi, non ci sarebbe alcun rischio per la qualità della prestazione. ´La qualità deve essere sempre garantita, ma non è legandola a un minimo che lo si ottiene. Il compenso per quanto ci riguarda viene preconcordato con il cliente’ dopo l’intesa sul tipo di prestazione richiesta.

        Su tutt’altro piano la posizione di Maurizio de Tilla, presidente della Cassa forense, secondo il quale svincolare le professioni dai minimi tariffari ´non vuol dire aprire le professioni al mercato ma mettere a rischio la professionalità’. Piuttosto che intervenire sui minimi, che secondo de Tilla sono ´garanzia di qualità delle prestazioni professionali’, si dovrebbe intervenire sui massimi. Inoltre, ´un’iniziativa di questo tipo aprirebbe la strada a una sorta di ”accaparramento” professionale che nuocerebbe i giovani a vantaggio dei grandi studi’.

          L’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti, invece, ´stigmatizza’ le parole del ministro Tremonti sull’abolizione delle tariffe minime in nome della liberalizzazione del mercato delle professioni. ´Crediamo che la libera circolazione delle professioni in Europa’, spiega Michele Testa, neopresidente dell’Unione, ´passi attraverso ben altre strade che non una populistica richiesta di abolizione delle tariffe minime in nome della liberalizzazione e della concorrenza. Una seria proposta in questa direzione dovrebbe prendere in considerazione ogni altra questione collegata alla liberalizzazione: le esclusive tanto per cominciare, gli studi associati, oltre che le regole unitarie per l’accesso alla professione’.

            Le tariffe, poi, aggiunge Testa, sono necessarie quando legate allo svolgimento di funzioni di pubblico interesse, oppure svolgono funzione di garanzia di qualità nella prestazione, ma soprattutto permettono di mantenere forme di controllo in settori pubblici che per loro stessa natura non sono assoggettabili alle norme sulla concorrenza.