Taranto. Imprese di pulizia, vertice sui licenziati

04/01/2006
    martedì 3 gennaio 2006

    Taranto

      LA VERTENZA

      E’ stato confermato nei posti di lavoro solo il personale già impegnato negli altri appalti ottenuti dall’Ati formata da Aurora, Aulonia e Foser

      Imprese di pulizia, vertice sui licenziati

        Oggi in Prefettura i comandi delle strutture militari. I sindacati: garanzie per i 219 addetti

        La questione dei licenziamenti di un’ottantina di lavoratori delle imprese di pulizia e manovalanza impegnati nelle strutture della Difesa arriva sui tavoli della Prefettura. Questa mattina alle 11 è stata convocata una riunione alla quale sono stati chiamati a partecipare le direzioni e i comandi di Maridipart, Arsenale, Maricommi, Mariscuola, oltre alla Direzione provinciale del lavoro, ai sindacati di categoria ( Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Trasporti) e i rappresentanti dell’Ati (Associazione temporanea di imprese) aggiudicataria dell’appalto relativo al servizio di pulizia nelle venti strutture militari tarantine. L’iniziativa segue la manifestazione che ieri le organizzazioni sindacali hanno tenuto sotto gli uffici della Prefettura per sollecitare il rispetto del diritto al lavoro di numerosi dipendenti rimasti «fuori» dal contingente reclutato dall’Ati – comprendente le imprese «Aurora» (capofila), «Aulonia» e «Foser» – all’indomani della scadenza del precedente contratto di lavoro fissata al 31 dicembre scorso. La questione è stata illustrata dal segretario della Filcams Cgil di Taranto, Nicola Mangarella, il quale ha sottolineato come dei 219 lavoratori originariamente impegnati nei servizi di pulizia nelle strutture militari, sarebbero stati confermati solo quelli già occupati in altri appalti vinti dall’Ati, cui è interessato anche l’assessore comunale Vincenzo Pastore. Il numero dei confermati è di 96, ai quali le imprese si sono dichiarate disposte ad affiancare altre 30 unità destinate a coprire un monte-ore residuo pari a 1.176. Secondo i sindacati, la scelta appare «iniqua e incomprensibile» se si considera che l’appalto vinto dall’Ati corrisponde ad un importo di 3.734.338 euro per ognuno dei tre anni previsti dalla gara e per il quale i lavoratori dovrebbero lavorare in totale 12.980 ore. Facendo semplici operazioni aritmetiche, dice Mangarella, si scopre che ogni lavoratore confermato dovrebbe percepire la somma di 28 euro all’ora a fronte di una previsione, nel contratto collettivo nazionale, di poco più di 13 euro. «Ma – aggiunge il sindacalista – alla legittima richiesta di spiegazioni, come peraltro previsto dalla procedura contrattuale, l’Ati ha sempre risposto con un atteggiamento di chiusura, rifiutando di cercare soluzioni alternative finalizzate a garantire la continuità occupazionale a tutti i 219 lavoratori». Ora i sindacati chiedono tagli e sacrifici equamente distribuiti e la garanzia del mantenimento di un servizio di qualità e di un salario dignitoso per tutti i lavoratori, senza preferenze. «Ci batteremo per scongiurare ogni ipotesi di licenziamento e contro quella che consideriamo una gravissima ingiustizia – ha dichiarato Mangarella -. Non possiamo tollerare la politica di chi considera il lavoro un favore, non un diritto». Ancora un’emergenza occupazionale nel settore della Difesa, dunque, che segue quella riguardante i professori delle scuole sottufficiali, degli addetti al facchinaggio e ora di quelli addetti alle pulizie. Al fianco dei lavoratori si schiera anche il consigliere comunale Ds, Alfredo Cervellera, che, in una lettera aperta indirizzata al sindaco, Rossana Di Bello, e per conoscenza al prefetto, chiede un coinvolgimento diretto nella questione dell’appalto per i lavori di pulizia, che rischia di diventare ancor più pesante dopo i tagli operati dal Governo Berlusconi alle spese di funzionamento del ministero della Difesa. Cervellera ricorda anche il pericolo di spostamento delle lavorazioni navali dall’Arsenale di Taranto a quello di La Spezia; una scelta, questa, che potrebbe comportare ulteriori crisi occupazionali, che Taranto certo non può permettersi.

        Sabrina Esposito