Taranto. «Coin chiude. E’ irrevocabile»

19/05/2005
      Taranto
    mercoledì 18 maggio 2005

      LA VERTENZA
      I sindacati: «C’è il rinvio della mobilità. Si decide il 20 giugno». La politica sollecita un intervento del sindaco
      «Coin chiude. E’ irrevocabile»
      Ieri l’incontro con l’azienda: il mercato non tira, cercate nuovi acquirenti

      Una drammatica conferma alle voci che già circolavano in questi giorni in città, accompagnata da numeri e cifre che lasciano ben poco spazio alla speranza. «Coin chiude a Taranto, Milano e Roma e la decisione è irrevocabile». Ugo Turi, responsabile del personale dell’azienda veneta e tarantino di nascita, è arrivato ieri mattina da Mestre a portare la notizia ai rappresentanti dei dipendenti. «Il gruppo conferma tutte le decisioni che sono legate, come anticipato dal consiglio di amministrazione, a logiche puramente economiche». Il mercato a Taranto non tira e la crisi ha indotto la nuova proprietà del gruppo, la finanziaria francese «Pai», a tagliare i rami secchi. I magazzini di via Di Palma hanno chiuso il bilancio del 2004 con 4 milioni e 300 mila euro di incassi. La cifra alletterebbe molti esercenti della città se non fosse che le perdite di Coin a Taranto (totalizzate dopo il raffronto con le spese) ammonterebbero a 500 mila euro. Una somma giudicata troppo rilevante dall’azienda di Mestre che, per la verità, dal 2001 aveva già tirato i remi in barca. La struttura di via Di Palma avrebbe avuto bisogno di un’ampia ristrutturazione per rilanciare l’immagine e il marketing dei magazzini. Ma evidentemente i destini di Coin di Taranto erano già stati decisi altrove. «Il confronto con il capo del personale, mandato a Taranto direttamente dall’amministratore delegato del gruppo – ha detto Nicola Mangarella della Filcams Cgil – non è stato del tutto negativo. Turi ci ha confermato quello che già sapevamo ufficiosamente, ma siamo riusciti a rinviare l’avvio delle procedure di mobilità e questo per noi è molto importante».

      I vertici di Coin si sono mostrati disponibili ad un confronto. «L’azienda ha manifestato il proprio disimpegno diretto sul piano nazionale – ha aggiunto Mangarella – ma si è detta disponibile ad avviare un confronto immediato se si presentassero altri acquirenti». Proprio in questo senso erano andate anche le parole dell’amministratore delegato del gruppo, Fernanda Pelati che, nei giorni scorsi, in una lettera al sindaco Di Bello e al presidente Florido aveva scritto di essere «disponibile a dare il nostro contributo di conoscenza del mercato, qualora dovessero emergere nuove disponibilità imprenditoriali interessate ad esercitare nel contesto in cui oggi operiamo». All’incontro di eri mattina hanno partecipato anche Filippo Turi della Fisascat Cisl e Sergio Notorio della Uiltucs Uil, oltre ai rappresentanti sindacali aziendali e ad una delegazione di dipendenti. Le parti hanno aggiornato i lavori al prossimo 20 giugno. «La vertenza è in piedi – ha aggiunto Filippo Turi della Fisascat Cisl – e ora contiamo di coinvolgere tutte le parti sociali e soprattutto le istituzioni.

      Nei prossimi giorni proseguiranno le manifestazioni e speriamo quanto prima in una convocazione delle parti dal prefetto». Già per questa mattina è prevista un’assemblea dei dipendenti, mentre per il prossimo fine settimana i sindacati hanno programmato lo stato di agitazione. Immediata è stata la reazione del mondo politico. «La proprietà di Coin non presenta alcun piano di ristrutturazione – ha detto Ludovico Vico, capo dell’opposizione in Comune -, non vuole investire più nella città, non ricerca partner e annuncia la sua irrevocabile chiusura come un "mercante in fiera". Sono già tanti i negozi chiusi in città e tanti i posti di lavoro persi in silenzio. Taranto non può permettersi quest’altra perdita.

      Apprezzo l’impegno del presidente Florido – ha concluso Vico – e mi chiedo dov’è il sindaco. Anzi chiedo che ci faccia sapere se vuol fare qualcosa per aiutare Coin a restare a Taranto. Ai sindacati e ai lavoratori suggerisco che sarebbe opportuna la convocazione di un’assemblea aperta cittadina». Alfredo Spalluto, della lista Sdi-Unità socialista, scrive: «Ci aspettiamo che venga aperto un tavolo tra azienda, prefettura, comune, Provincia, sindacati e associazioni di categoria che veda come evitare tale evento».

    Maristella Massari