Taormina. I nuovi «schiavi»

17/10/2002







Anno 50
Giovedì 17/10/2002





Taormina
Quarantaquattro lavoratori in nero scoperti dalla Guardia di finanza
I nuovi “schiavi”

Avevano firmato in bianco anche le lettere di licenziamento

Giuseppe Monaco


TAORMINA – A Taormina e nel suo comprensorio esistono gli schiavi. È quanto hanno avuto modo di appurare gli uomini della Guardia di Finanza che al termine di una attento controllo del territorio, hanno accertato la presenza di lavoratori extracomunitari senza documenti di identità e di permesso di soggiorno, e lavoratori italiani costretti «a turni anche di 12 ore; che percepivano paghe di gran lunga inferiori al minimo previsto dalla contrattazione collettiva». «La Guardia di Finanza ora, e i carabinieri pochi mesi fa – dice il responsabile per il comprensorio della Cgil, Carmelo Garufi – hanno il merito di aver accertato l’esistenza di un diffuso malessere del mondo del lavoro. Nel Taormiese, molti immigrati sono costretti a lavorare 12 e 13 ore al giorno. Chiediamo un urgente incontro con gli organi ispettivi dell’Inps e dell’Ispettorato del lavoro di Messna. Sono indispensabili accurate verifiche sul territorio per porre fine a questi episodi di sfruttamento sul posto di lavoro». L’operazione delle GdF era inserita nei servizi predisposti dal comando provinciale per l’emersione dell’economia sommersa in relazione al piano straordinario di accertamento varato dal Governo. Nel Taorminese, i finanziari hanno trovato 44 lavoratori che «non avevano diritto alla 13a e 14a mensilità, nè alla indennità di malattia; non erano nemmeno assicurati». E non è tutto: «Per poter lavorare erano costretti a firmare in bianco le loro lettere di dimissioni per motivi personali, documenti che venivano custoditi dai loro datori di lavoro». Regolari, ma solo in apparenza, erano poi le buste paga. Al termine delle indagini la Guardia di Finanza ha denuncito, tra gli altri, il titolare di una lavanderia industriale. È accusato di estorsione nei confornti dei suoi dipendenti che – secondo gli accertamenti – venivano sottoposti al ricatto. Accuse pesanti, circostanziate, che mettono in evidenza l’entità dei reati dei quali si sono resi responsabili numerosi imprenditori del comprensorio ionico. Ai 44 lavoratori in nero scoperti dalle Fiamme gialle, vanno aggiunti i circa 20 “schiavi” – tutti provenienti da Nazioni extracomunitarie – trovati, nell’estate scorsa, soprattutto nelle cucine nei ristoranti del comprensorio. Il fenomeno, insomma, è sul serio rilevante. Gli operatori locali avrebbero fatto, come dice la Finanza, «della manodopera in nero il fulcro della loro strategia commerciale». «È una situazione che – denuncia la Filcams-Cgil – deve essere tenuta sotto particolare controllo. Esiste quello che si può denfinire uno stato di diffuso disagio, specie per lavoratori magrebini che vengono impiegati nei pubblici esercizi di Taormina, Giardini Naxos e Letojanni». Ai lavoratori del tutto irregolari impegnati negli esercizi pubblici e nelle imprese del comprensorio turistico vanno aggiunte anche le decine di senegalesi e marocchini – anche loro senza permessi e senza licenze – scoperti a vendere sulle strade e nelle spiagge compact, borse griffate, occhiali da sole. Anche loro, secondo le forze dell’ordine, sono “schiavi”, sfruttati da organizzazioni malavitose che li costringono, per pochi euro e senza alcuna garanzia, a vendere prodotti falsificati. Il turismo, un certo benessere, la crescita dell’offerta di manodopera a basso costo (costituita da extracomunitari e da disoccupati senza altre prospettive) quindi, avrebbero favorito lo sviluppo di un’attività speculitiva crudele, cinica, priva di scupoli. La speciale economia locale, insomma, avrebbe favorito il ritorno degli schiavi.