Tanzi riparte dai villaggi

11/02/2003




Martedí 11 Febbraio 2003
Tanzi riparte dai villaggi

Parmatour (ex Hit) punta sull’espansione nel settore alberghiero per ritrovare redditività
MARTINO CAVALLI


DAL NOSTRO INVIATO
PARMA – «L’area turistico-alberghiera pesa per il 25% sui ricavi, ma i margini sono molto più alti, ecco perché la redditività dovrà venire da qui. Quindi puntiamo sulle gestioni alberghiere, possibilmente senza appesantirle con le proprietà immobiliari». All’interno di Parmatour, la nuova società che raggruppa le attività turistiche della famiglia fino a ieri nella Hit, Francesca Tanzi, figlia di Calisto, gioca due ruoli: ha la responsabilità della gestione dei villaggi e degli alberghi, ma naturalmente è anche un’azionista. Ed è con questi due cappelli che ora segue il piano di riassetto affidato al nuovo management, guidato dall’amministratore delegato Roberto Tedesco. Una ristrutturazione «già al 90% su alcuni marchi, un po’ più indietro su altri – sottolinea la Tanzi – Sono state riviste le destinazioni e si è già fatto molto per eliminare le sovrapposizioni frutto delle acquisizioni». Ora tutti i villaggi fanno capo a ClubVacanze, mentre i marchi di tour operating (Chiariva, Comitours e Going) vengono rifocalizzati sulle loro destinazioni storiche. Al Sestante la distribuzione off line (80 agenzie, la metà di proprietà, «anche se stiamo frenando sullo sviluppo in franchising»), a Last Minute Tour quella on line. «Alberghi e villaggi, anche non di nostra proprietà, sono l’asset destinato ad assumere maggiore rilevanza – spiega ancora Francesca Tanzi – per questo sto cercando anche delle destinazioni un po’ diverse, in Italia e all’estero». L’obiettivo è ambizioso: raddoppiare l’offerta nell’arco di tre anni. Oggi il settore conta 18 strutture, equamente suddivise tra Italia ed estero. E 14 di queste sono di proprietà, assicurando a Parmatour una solida base patrimoniale. Malgrado il forte squilibrio finanziario e il piano negoziato con le banche creditrici (si veda «Il Sole-24 Ore» del 1° febbraio), neanche una di queste strutture sarà ceduta. «Non aveva senso privarsi di attività che ci portano reddito, questo lo abbiamo detto subito e così abbiamo fatto», tiene a sottolineare Tedesco. Lo sviluppo delle attività alberghiere verrà portato avanti preferibilmente con le gestioni, per non aggravare l’esposizione debitoria, ma i vertici di Parmatour sottolineano che all’occorrenza possono comprare ancora. Il tutto con molta attenzione all’incoming (turismo italiano e straniero in Italia), per il quale naturalmente servono delle strutture adatte. Ecco perché anche Parmatour, come molti altri operatori italiani e stranieri, studia il dossier di Sviluppo Italia, che sta cercando partner sia per lo sviluppo turistico del Mezzogiorno, sia per la cessione di immobili turistici non strategici per questo progetto. Quando tutto questo (compresi i tagli ai costi, con 60 dipendenti in mobilità) inizierà ad avere effetti sul bilancio? In attesa di avere chiari i conti 2002, il budget 2003 è ancora molto prudente, con un fatturato quasi stabile a 226 milioni, margini in rosso e risultato sottozero per circa 35 milioni (gli interessi sul debito costano 17 milioni annui, e fino al 2006 Parmatour potrà evitare di rimborsare il capitale). L’anno prossimo arriverà una spinta ai ricavi (il piano parla di 284 milioni), con un Mol positivo. Nei mesi successivi emergerà dal rosso anche il risultato operativo, per riportare il bilancio in utile nel 2006.