Tanzi e Necci: la Procura di Roma chiede il giudizio per truffa

01/03/2005

    martedì 1 marzo 2005

    Conclusa l’inchiesta sulla legalità del progetto di polo turistico tra Cit e società del gruppo di Collecchio. Crescono a gennaio i ricavi di Parmalat all’estero
    Tanzi e Necci, la Procura di Roma chiede il giudizio per truffa

      MILANO Con una richiesta di rinvio a giudizio per truffa e altri reati di Calisto Tanzi, dell’ex amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci e di un’altra ventina di persone, la Procura della Repubblica di Roma ha concluso l’inchiesta sulla regolarità di un progetto che tra il 1995 ed il 1996 doveva portare alla costituzione di un gruppo di società operatrici del settore del turismo. Tra queste la Cit viaggi, collegata alle Ferrovie, nonchè altre imprese collegate al gruppo di Collecchio. A sollecitare il rinvio a giudizio è stato il pubblico ministero Pierfilippo Laviani.

        Il gruppo fu denominato Ecp (European consulting partnership) ma come si è detto fallì sin dall’inizio. Dall’indagine svolta dalla Procura è emersa la convinzione che tale società aveva come scopo finale quella di scaricare sulla componente pubblica del gruppo, cioè la Cit, parte dei debiti accumulati dalle società facenti capo a Calisto Tanzi.

          Tra le persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio c’è anche uno stretto collaboratore di Tanzi nonchè due funzionari della società di controllo e revisione Andersen Mba Srl. Sulla richiesta del pubblico ministero dovrà decidere ora il giudice dell’udienza preliminare.

          A determinare il fallimento del progetto furono i rilievi fatti da un consigliere di amministrazione delle Ferrovie che segnalò una serie di anomalie poi recepite dall’inchiesta della Procura di Roma, la quale è giunta poi alla conclusione dell’effettiva esistenza di irregolarità nei bilanci di 17 società del settore turistico e il tentativo di coprire un notevole deficit ammontante a quasi 700 miliardi di lire. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio.

            Ieri sono stati resi noti anche i dati relativi all’andamento di Parmalat nel mese di gennaio. Il gruppo di Collecchio ha registrato nel primo mese dell’anno ricavi delle attività core per 287,6 milioni di euro, in crescita del 7,5% rispetto ai 267,5 milioni dello stesso periodo dell’esercizio precedente. Il margine operativo lordo è migliorato a dell’8,6%, a 17,6 milioni. Per quanto riguarda le attività «no core» i ricavi sono scese da 46 a 36,4 milioni, con un Mol in miglioramento da -8,9 a -2,2 milioni, principalmente – spiega una nota – per la riduzione delle perdite del Parma F.C.. Nel complesso il fatturato è salito da 316 a 324 milioni, con un Mol che è passato da 2,5 a 10,4 milioni.

              Questo l’andamento delle principali aree geografiche nelle attività core: Italia: ricavi in calo dell’8,1% a 100,7 milioni, con un Mol che è sceso da 9,4 a 8,1 milioni. In flessione i volumi delle divisioni latte e vegetali, che insieme all’aumento dei costi di promozione e pubblicità, hanno portato a un peggioramento del risultato operativo, che il gruppo ritiene momentaneo. In Canada i ricavi sono saliti da 75 a 101,5 milioni, con un Mol che passa da 2,8 a 5,6 milioni. In Australia ricavi in calo del 7,2% a 29,6 milioni, Mol in tenuta a 1,6 milioni.

                Ieri si èanche appreso che l’azione revocatoria del commissario straordinario Parmalat Enrico Bondi coinvolge anche quattro banche del gruppo Capitalia. È stata la bozza di bilancio della holding creditizia di via Minghetti ad alzare il sipario per la prima volta su alcuni nomi di banche italiane con le quali è stato attivato il contenzioso civile. La revocatoria riguarda Banca di Roma, Bipop Varire, Mcc e Irfis, istituto controllato attraverso il Banco Sicilia. Le azioni, si legge nella bozza di bilancio, sono volte a rendere inefficaci i pagamenti effettuati nell’anno anteriore allo stato di insolvenza del gruppo Parmalat. Secondo Capitalia «data l’assoluta infondatezza della richiesta, allo stato non si ritiene di dover effettuare alcun accantonamento in bilancio».