Tanzi chiude il racconto sul turismo

01/03/2005

    domenica 27 febbraio 2005

    sezione: FINANZA E MERCATI – pagina 22

    IL CRACK DI PARMALAT•Nell’interrogatorio di ieri, i retroscena della vicenda Paraelisos
    Tanzi chiude il racconto sul turismo

    GIUSEPPE ODDO

    MILANO • Con l’interrogatorio di ieri alla Procura di Parma, l’ottavo dall’inizio dell’anno, ma meno lungo e impegnativo degli altri, l’ex presidente e azionista della Parmalat, Calisto Tanzi, accusato di bancarotta fraudolenta, dovrebbe aver concluso il suo racconto sulle vicende del settore turistico. Il sostituto procuratore Vincenzo Picciotti, che lo ha interrogato, gli avrebbe chiesto chiarimenti ulteriori su varie questioni rimaste in sospeso emerse dai precedenti interrogatori durante i quali Tanzi ha ricostruito la storia della fallita joint venture del 1996 97 tra la Itc& p e le Ferrovie dello Stato, i rapporti intercorsi con la Banca di Roma nell’ambito delle attività turistiche e a quanto sembra il ruolo di alcuni politici di cui il cavaliere di Collecchio avrebbe rivelato anche i nomi. Tra le altre cose, Tanzi sembra abbia risposto ad alcune domande sull’acquisizione del villaggio turistico calabrese Baia Paraelisos, la cui proprietà era riconducibile all’architetto Adolfo Salabè, coinvolto a suo tempo nell’inchiesta sui fondi neri del Sisde. In un primo momento, ad acquisire il villaggio per 20 miliardi di lire avrebbe dovuto essere la Ecp, la società mista con le Fs allora guidate da Lorenzo Necci. Senonché l’operazione fallì per l’opposizione di un amministratore della Ecp, Roberto Cetera, che chiese l’intervento del ministro dei Trasporti Claudio Burlando.

    E a quel punto intervenne Tanzi direttamente. Sulla vicenda del Paraelios lo stesso Picciotti aveva rivolto una domanda anche a Fausto Tonna negli ultimi interrogatori dell’ex braccio destro di Tanzi avvenuti a Parma intorno alla metà del dicembre 2004, rimasti finora inediti. Tonna, però, aveva detto di non saperne niente. In quella sede, tuttavia, l’ex direttore finanziario della Parmalat ha aggiunto nuovi particolari sulle vicende del turismo, a partire dal ruolo di Sergio Piccini e Nicola Catelli, quest’ultimo interrogato in febbraio per ben due volte dalla Procura di Parma. Piccini, dice Tonna, prima di morire in un incidente d’auto nel 2000 aveva lavorato per vent’anni alle dipendenze di Tanzi occupandosi dei rapporti istituzionali col mondo politico. E Catelli, poi nominato amministratore delegato della Ecp, era divenuto una sorta di suo braccio destro.

    Tanzi diventa azionista unico delle attività turistiche intorno al 1995 96 rilevando tramite la Horus le partecipazioni della Fipart, la società diGianpietro Donzelli. « Credo che tanto la prima quanto la seconda— riferisce Tonna nell’interrogatorio del 13 dicembre — fossero entrambe amministrate, come prestanomi, dai fratelli Fioravanti » , i quali pare fossero in rapporti molto stretti con Piccini.


    A proposito della Ecp, invece, Tonna sostiene che l’intesa con « le Fs si rivelò sconveniente per Tanzi » . Sul ruolo di Banca di Roma « so che la partecipazione dell’istituto al capitale di Ecp — aggiunge — aveva la funzione di risolvere eventuali situazioni di impasse che fossero venute a crearsi tra i soci di maggioranza che detenevano il 49% ciascuno delle azioni » . La società mista su cui avrebbe voluto puntare Necci per realizzare alberghi e strutture nelle aree immobiliari contigue alle stazioni ferroviarie era stata « inizialmente proposta a Tanzi — continua Tonna — da Catelli e soprattutto da Piccini » , i quali intervennero nel ‘ 97 sull’ex numero uno della Parmalat per convincerlo a riacquistare il 49% detenuto dalla Fs quando le intese tra i due partner vennero meno. Il riacquisto della quota delle Ferrovie, conclude l’ex direttore finanziario di Collecchio, fu finanziato da Banca di Roma, Cassa di risparmio di Roma e ( « se non erro » ) Credito Italiano. Per Tonna, l’intervento dei primi due istituti fu favorito dall’amicizia di Tanzi con Cesare Geronzi e Luciano Silingardi, presidenti delle due banche. Il debito per il riacquisto delle quote della Ecp fu saldato solo nel 2000 con una distrazione di denaro dalla Parmalat Capital Finance di 95 milioni di euro.