Tanzi accusa ancora le banche

21/02/2005

    domenica 20 febbraio 2005

    Pagina 53 – Economia

    Il patron di Parmalat, sotto torchio per 9 ore ieri e venerdì, avrebbe puntato di nuovo l´indice su Capitalia
    Tanzi accusa ancora le banche
    Nel mirino dei magistrati i prestiti finiti a Parmatour

    LUCA FAZZO

    MILANO – Nove ore di interrogatorio venerdì, altre nove ieri. Per Calisto Tanzi il faccia a faccia con i magistrati di Parma è arrivato al momento cruciale: i ritmi serrati, le facce scure dei protagonisti e soprattutto la decisione della Procura di secretare il verbale con le dichiarazioni del fondatore di Parmalat sono segnali che elementi nuovi stanno facendo irruzione sulla scena dell´indagine per bancarotta fraudolenta. Sono novità che riguardano sicuramente il mondo bancario e le sue responsabilità nel crac di Collecchio. E, all´interno del mondo bancario, il nome che comparirebbe con maggiore frequenza negli interrogatori di questi due giorni è quello di Capitalia e del suo massimo rappresentante, Cesare Geronzi, sotto inchiesta per concorso in bancarotta fraudolenta.

    Il tema principale, ma non l´unico, è quello del trattamento riservato dal mondo bancario al comparto turistico di Parmalat, la voragine che inghiottiva buona parte delle risorse del gruppo e che ciò nonostante continuava a venire finanziata (con prestiti destinati al settore industriale ma dirottati a Parmatour col benestare degli istituti di credito). Le dichiarazioni di Tanzi su questo versante pare che si stiano facendo pesanti. Tanto che ieri i magistrati decidono di verificarle in diretta, dando vita ad una sorta di interrogatorio parallelo. A cavallo dell´ora di pranzo infatti viene convocato d´urgenza in Procura, accompagnato da due avvocati, un personaggio finora rimasto fuori dalla ribalta. Si tratta di Nicola Catelli, un procacciatore d´affari che negli anni scorsi lavorava nel settore turistico del gruppo di Collecchio e che ha seguito in diretta i rapporti con il mondo delle banche. Tra le vicende che Catelli conosce meglio pare ci sia quella della Ciappazzi, l´azienda di acque minerali che Capitalia convinse (o costrinse, secondo Tanzi) a comprare ad un prezzo spropositato dal gruppo di Giuseppe Ciarrapico.

    È a Catelli che i magistrati decidono di ricorrere per trovare riscontro alle accuse di Tanzi, i due interrogatori vengono condotti in simultanea: uno dal pm Vincenzo Picciotti, l´altro dalla sua collega Silvia Cavallari. Al termine, su entrambi i verbali scatta il decreto di segretazione «per il pericolo di inquinamento probatorio». Significa che sono stati chiamati in causa personaggi nuovi e nuovi episodi su cui la Procura intende aprire nuove indagini senza rischiare di trovare la stalla ormai vuota.

    La sensazione è che i pm di Parma abbiano impresso una brusca accelerata all´inchiesta trovando la piena collaborazione di Tanzi. Il patron di Parmalat ha, in questi giorni, un chiodo fisso: teme che quando le banche prenderanno in mano le redini della nuova Parmalat – e mancano ormai solo un paio di mesi – diventerà ancora più difficile fare davvero giustizia, individuando le responsabilità nel crac delle stesse banche. È una corsa contro il tempo, insomma, quella di Tanzi. E la Procura di Parma – che pure era stata recentemente attaccata dai difensori del Cavaliere, che l´accusavano di scarso entusiasmo nell´indagare sugli istituti di credito – sta invece dando segno essa stessa di grande attivismo.

    Alcuni nuovi nomi, si dice, sono finiti nel registro degli indagati. Ma circola anche l´ipotesi che la Procura emiliana abbia in mente un´altra iniziativa, dalle conseguenze decisamente più pesanti. Se il coinvolgimento diretto di alcuni esponenti di punta del mondo bancario nel dissesto di Parmalat prendesse forma e sostanza, per questi indagati – prima ancora della richiesta di rinvio a giudizio – potrebbe scattare una richiesta di interdizione dalla carica che attualmente ricoprono: un dimissionamento per via giudiziaria che costituirebbe una primizia assoluta.