Tanti raid, ma il monopolio non c´è più

10/10/2005
    domenica 9 ottobre 2005

    Pagina 4 – Economia

      ECONOMIA E POLITICA

        IL CASO

          La sfida a patronati e Caaf non è nuova. In gioco servizi fiscali e previdenziali da 600 milioni

            Tanti raid, dalla Lega ai radicali ma il monopolio non c´è più

              LUCA IEZZI

                ROMA – Giulio Tremonti non ha scelto una via originale per colpire i sindacati. Contro Caaf (o Caf dopo la riforma del ‘98) e Patronati, negli ultimi anni si sono scagliati in parecchi: i radicali tentarono un referendum per togliere il finanziamento pubblico ai Patronati nel 2000, Maroni e la Lega hanno chiesto con una proposta di legge maggiore "trasparenza" sui bilanci dei sindacati e dei loro legami con queste organizzazioni, infine persino i commercialisti hanno recentemente vinto una battaglia di sette anni contro il supposto monopolio dei Caf sulla gestione delle denunce dei redditi dei lavoratori dipendenti.

                Eppure, tra tutte le accuse possibili, quella di "scarsa liberalizzazione" sembra esagerata, anche per un recente decreto entrato in vigore proprio nell´agosto scorso che ha ulteriormente liberalizzato il mercato delle consulenze fiscali mettendo in concorrenza Caf e commercialisti.

                Ma procediamo con ordine: Caf e Patronati si occupano di ambiti diversi: fiscale i primi e previdenziale i secondi. I primi suppliscono ad una serie di servizi che il Fisco italiano non dà ai lavoratori dipendenti (in pratica i modelli "730"): controllano l´ammissibilità della documentazione del contribuente (con relativa assunzione di responsabilità) e trasmettono i documenti all´Agenzia delle entrate e al datore di lavoro. Per questo lavoro lo Stato riconosce ai Caf circa 15 euro a pratica. Nel 2004 sono stati 14,5 milioni i cittadini a rivolgersi ai 15mila sportelli Caf quindi il costo per l´amministrazione ha superato i 220 milioni a cui si aggiungono altre commissioni per altri tipi di tributi (Ici, 8 per mille Irpef è così via) per una stima che supera i 300 milioni di euro. Una torta in cui le aziende di servizi collegati a Cgil, Cisl e Uil fanno la parte del leone, ma devono comunque vedersela con ben 70 altre organizzazioni analoghe: infatti con la riforma del ´98 un Caf può essere organizzato da associazioni di categoria o imprenditori che si associano tra di loro. Esiste il Caf dell´Assolombarda e dell´associazione degli industriali di Torino, altri per i lavoratori artigiani e per i coltivatori diretti. Non solo, un ulteriore rivoluzione è arrivata da agosto quando si è stabilito che anche i commercialisti possono occuparsi di queste pratiche, un decreto che arriva dopo una battaglia arrivata fino all´Antitrust di Bruxelles (ai tempi di Mario Monti) in cui i commercialisti contestavano il monopolio sui "modelli 730". «In realtà anche prima ogni Caf doveva essere presieduto da un responsabile iscritto all´albo dei commercialisti – spiega Flavio Favilli, responsabile delle politiche fiscali della Cna- Non c´è mai stata nessuna "riserva": la verità è che per i commercialisti come per i Caf, l´importante è accedere al cliente per fornirgli consulenze a pagamento».

                Discorso simile per i Patronati, sono 25 (Inca, affiliato alla Cgil, è il più grande) e servono da "canale" tra i cittadini e gli enti previdenziali (Inps, Inail, Inpdap). Secondo il Cnel nel 2003 l´80% delle pratiche Inps sono passate attraverso i Patronati. Per questo servizio gli enti predispongono un fondo annuale (ha superato i 300 milioni di euro) che viene ripartito percentualmente in base alla domande processate. Anche per i Patronati si punta ad allargare la cerchia di servizi, sempre in un ottica di supplenza della pubblica amministrazione: ad esempio gli immigrati possono rinnovare i permessi di soggiorno per evitare le lunghe file nelle questure.