Tanti dubbi: che fine fa la liquidazione?

30/07/2004


          venerdì 30 luglio 2004

          DOMANDE E RISPOSTE

          Tanti dubbi: che fine fa la liquidazione?

          ECCO alcune delle domande più ricorrenti arrivate ieri in redazione sulla riforma delle pensioni. I quesiti riguardano soprattutto la liquidazione e il superbonus.

          1) E’ obbligatorio trasferire il Tfr ai fondi pensione?
          No. E’ a scelta del lavoratore.

          2) Come funziona?
          Con il criterio silenzio assenso. Entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo, il lavoratore ha due scelte: se vuole che il Tfr rimanga in azienda deve dirlo esplicitamente, altrimenti sarà trasferito in un fondo pensione indicato dal lavoratore.

          3) Cosa cambia rispetto ad adesso?
          Ora è il contrario. Se un lavoratore voleva mettere il Tfr in un fondo doveva dirlo esplicitamente. Adesso si può mettere anche una sola parte del Tfr nei fondi. Con la riforma chi sceglie la previdenza integrativa verserà tutto il Tfr.


          4) Tutta la liquidazione finirà nel fondo pensione?
          No. Quello che è stato accantonato fino ad oggi rimarrà a disposizione delle aziende. Si potrà versare solo il maturando ovvero quella parte di Tfr che si andrà ad accumulare dopo l’entrata in vigore della legge. Solo i nuovi assunti dopo questa data potranno versare dall’inizio e quindi tutto il Tfr nel fondo.

          5) Adesso è possibile chiedere un anticipo della liquidazione fino al 70% di quanto maturato. Sarà possibile farlo se si versa il Tfr in un fondo pensione?
          Sì. Come adesso la richiesta potrà però essere fatta solo per motivi sanitari, per finanziare l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa propria o dei figli e se sono passati otto anni dall’inizio del rapporto di lavoro.

          6) Adesso quando si cambia azienda si prende la liquidazione dal vecchio datore di lavoro. Si potrà fare anche con i fondi?
          Sì, ma non sempre. Ovvero se si cambia azienda ma non lavoro (ad esempio un bancario che passa da Unicredit a Intesa) non si prende la liquidazione. Semplicemente cambia il datore di lavoro che verserà il Tfr nel fondo. Se invece vengono a mancare i presupposti ovvero cambio lavoro (esempio sono un bancario e vado a fare il giornalista) posso chiedere la somma maturata più il rendimento oppure posso chiedere di cambiare fondo di categoria.

          7) E se uno viene licenziato?
          Il restare disoccupato è un caso di mancanza di presupposti. Posso decidere se mantenere i soldi nel fondo oppure posso chiedere la liquidazione.

          8) Conviene passare ai fondi?
          Dipende. I fondi sono un investimento finanziario e come tutti gli investimenti hanno un rischio che non c’è se il Tfr viene lasciato all’azienda. Il datore di lavoro infatti deve garantire una rivalutazione annua stabilita dalla legge. Nel 2003 era del 3,2 per cento all’anno. Nel grafico qui sopra si vede come i fondi abbiano reso molto di più. Ma se si guardano gli ultimi cinque anni ha fatto meglio il Tfr.

          9) Che differenza c’è tra un fondo chiuso e un fondo aperto?
          Un fondo aperto, come dice la parola, è aperto a tutti. Un fondo chiuso è destinato solo ai lavoratori di quella categoria che ha istituito il fondo contrattuale.

          10) La riforma annuncia la parità tra fondi chiusi e fondi aperti. Cosa significa?
          La norma dovrà essere spiegata meglio nei decreti attuativi. Significa che ci saranno gli stessi diritti per chi aderisce ai fondi chiusi e aperti. Fino ad oggi, ad esempio, il datore di lavoro partecipava al versamento nei fondi chiusi, come previsto dai contratti collettivi, ma non in quelli aperti. D’ora in avanti sarà obbligato a farlo in entrambe i casi.


          11) Da quando e fino a quando vale l’incentivo per rimanere al lavoro?
          Il superbonus (32,7% in più direttamente in busta paga ed esentasse) vale per chi matura i requisiti per andare in pensione con il vecchio sistema dal 2005 al 31 dicembre del 2007. Dopo il 2008 non ci saranno più incentivi a restare.

          12) Il superbonus vale per tutti i lavoratori?
          No. Vale solo per i dipendenti di aziende private. Anche se si parla di un tavolo di contrattazione per estenderlo anche agli statali.

          13) L’azienda non deve versare più nessun contributo per chi sceglie di continuare a lavorare?
          No. Il datore di lavoro non versa più solo i contributi destinati alla previdenza ovvero quelli per assicurazione obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti. Dovrà continuare a versare quelli destinati a copertura delle altre tutele previste dalla legge: malattia, maternità e via dicendo.

          14) Se si continua a lavorare e si prende il superbonus, anche la pensione aumenta?
          No. Rimane uguale.

          15) Se si vuole continuare a lavorare si è allora obbligati a prendere il superbonus?
          No. Si può scegliere di rinunciare ma in questo caso si prenderà una pensione maggiore. Esempio: un operaio di 57 anni nel 2005 e 35 di contributi e un reddito ultimo di 18.200 euro al netto delle tasse. Se va subito in pensione prende 13.500 euro all’anno. Se lavora senza incentivo per un altro anno prenderà 13.765 euro di pensione.

          16) Per alcune categorie la riforma permette ancora di continuare a lavorare e di prendere la pensione. Conviene cumulare i due redditi o prendere il superbonus per non andare in pensione?
          Il superbouns in questo caso non conviene. La somma pensione più reddito da lavoro anche se tassate sono decisamente maggiori.