Tante parole, pochi fatti un´economia sotto processo – di Massimo Riva

14/06/2002


VENERDÌ, 14 GIUGNO 2002
 
Pagina 17 – Commenti
 
Tante parole, pochi fatti un´economia sotto processo
 
 
 
Un esempio sono le pensioni Nel 2010 la spesa previdenziale sarà il 14 o il 15% del Pil nazionale Non è chiaro però cosa voglia fare il governo: forse lasciare perdere?
Da organismi come Bce e Fmi sono giunte sollecitazioni perché il governo dìa subito seguito alle promesse Ma anche Fazio e la Corte dei conti sono intervenuti
Gli inviti alle riforme e a rispettare gli obiettivi di risanamento si ripetono di continuo
 
MASSIMO RIVA

«Come on, Mr. Berlusconi», ha scritto ieri il Financial Times tracciando un bilancio del primo anno di governo del centrodestra italiano. Un «Forza Berlusconi» che non suona da lode, ma come energico invito a darsi da fare.
Perché finora – è l´opinione del quotidiano della City – egli troppo poco ha fatto per affrontare i problemi dell´Italia, a dispetto di un robusto mandato elettorale. Conclusione secca della disamina: ora Mr. Berlusconi «deve usare il suo potere crescente per risvegliare il paese invece che per perseguire i suoi interessi personali».
Un altro attacco della stampa estera, magari imbeccata dai soliti «comunisti» nostrani, come amano dire i portavoce del presidente del Consiglio? In realtà, ciò che scrive il Financial Times non è particolarmente originale. Perché il quotidiano inglese si limita a ripetere valutazioni che «tribunali» ben più autorevoli hanno pronunciato proprio in questi giorni. Da Bruxelles l´Unione europea ha mandato a dire che continua a prendere in parola l´impegno italiano sui vincoli di Maastricht, ma non vede come il governo di Roma possa riuscire a tener fede alla parola data. Gli ispettori del Fondo monetario, venuti da Washington, hanno appena riconosciuto che i programmi sarebbero anche buoni, ma sono le realizzazioni a latitare.
Infine, giusto ieri da Francoforte, la Banca centrale europea ha sottolineato che, mentre «significativi squilibri fiscali» insidiano il bilancio, Roma non indica misure «chiaramente specificate e credibili per raggiungere gli obiettivi di risanamento».
Una congiura internazionale contro l´Italia? C´è da sperare che i più tenaci fan di Berlusconi resistano stavolta alla tentazione di rifugiarsi nel ridicolo. Anche perché gli argomenti proposti da questa variegata corte di giustizia economica appaiono cementati in un´inconfutabile realtà di fatto. Le spese per le pensioni e per la sanità continuano a crescere senza intervento alcuno, neppure per creare lo spazio finanziario utile a compensare il tanto promesso taglio delle tasse. Sulle privatizzazioni non si è mosso un passo e così pure per quelle liberalizzazioni che dovrebbero aiutare la competitività del sistema. Per non dire delle stime di crescita del Pil e di riduzione del deficit 2002, tuttora sbandierate da un euforico Tremonti, le quali appaiono ormai come una chimera: il Fmi ha dimezzato la prima ipotesi e più che raddoppiato la seconda.
Insomma, quel che gli osservatori esterni dicono a Berlusconi è chiaro: hai promesso che avresti tagliato le spese, diminuito le tasse, completato le privatizzazioni, rilanciato la competitività delle imprese, ridotto il deficit annuale e accelerato la discesa del debito, ma in realtà hai fatto poco o nulla, quindi datti una mossa. Invito, a guardar bene, del tutto simile a quelli che, dall´interno del paese, sono venuti dalla Corte dei Conti e da un governatore della Banca d´Italia, che dopo mesi di infatuazione miracolistica ha dovuto rimettere i piedi per terra, e continuano a venire, sempre più insistenti e al tempo stesso delusi, da quella parte rilevante del mondo imprenditoriale che aveva visto in Berlusconi il messia del proprio tornaconto economico.
Ieri il presidente del Consiglio, che forse comincia a sentirsi il terreno scottare sotto i piedi, ha evocato i vincoli di Maastricht per sollecitare tutti a smetterla con «baruffe da cortile». Il proposito appare ottimo, ma anche in questo caso i fatti di questi giorni camminano in senso opposto.
Prendiamo un caso concreto, ritenuto essenziale dagli osservatori internazionali per gli equilibri della finanza pubblica: la riforma delle pensioni. D´accordo, in materia la situazione non è facile per Palazzo Chigi.
Da un lato ci sono i sindacati (tutti i sindacati) i quali dicono che non c´è bisogno di alcun intervento perché non vogliono spingere lo sguardo dei loro conti oltre l´orizzonte di qualche anno. Dall´altro lato c´è la Confindustria, la quale preme perché si faccia qualcosa subito, ma punta soprattutto a ottenere una riduzione dei contributi versati dalle imprese.
In mezzo, però, ci sta una spesa pensionistica che non apparirà allarmante per i prossimi tre o quattro anni, ma continua a crescere con un ritmo destinato a diventare insostenibile già per le giovani generazioni oggi in attività nel mondo del lavoro. Nel 2010 si stima che la spesa previdenziale sarà fra il 14 e il 15 per cento del prodotto interno lordo: un primato mondiale negativo. Non per caso – da Bruxelles come da Francoforte e Washington – si insiste nel chiedere che l´Italia, come e più di altri paesi europei, faccia qualcosa per arginare un´uscita che ipoteca la gestibilità del bilancio pubblico. Che vuol fare in proposito il governo Berlusconi? Agire, come più volte assicurato, ovvero lasciar correre scaricando la questione su figli e nipoti?
Chi sa rispondere a queste domande meriterebbe un premio. Il ministro Tremonti, che aveva in casa gli ispettori del Fmi, ha annunciato un esperimento tampone con la liberalizzazione dell´età pensionabile. Ma sùbito il suo collega Maroni, impegnato in un difficile negoziato coi sindacati, ha escluso interventi sulle pensioni. Mossa tattica la prima per dare un contentino agli ispettori internazionali ovvero la seconda per tenere al tavolo Cisl e Uil dopo che la Cgil si è defilata? La vera intenzione del governo rimane un mistero, assai poco glorioso e così esso perde credibilità: coi sindacati, con la Confindustria, con gli interlocutori internazionali. Forza Berlusconi? Viene il dubbio che la forza per Berlusconi sia come il coraggio per Don Abbondio.