Tante parole, ma il nuovo Tfr ancora non c’è

15/09/2005
    giovedì 15 settembre 2005

    Tante parole, ma il nuovo Tfr ancora non c’è

      Obiezioni di Confindustria e Cgil. Maroni: senza il consenso delle parti sociali non si procede

        di Felicia Masocco/ Roma

          ANCORA NON CI SIAMO. Se si tratta di apprezzare, la Confindustria apprezza il lavoro svolto da Maroni sulla riforma del Tfr ma poi bando agli orpelli solleva tre punti per nulla marginali. Anche la Cgil
          che ieri ha riunito i propri uomini apprezza le migliorie apportate dal titolare del Welfare alla pessima bozza di decreto varata dal consiglio dei ministri ma individua un paio di questioni «irrinunciabili» a cui si deve rimettere mano. Vista dalle imprese e dal maggiore sindacato la riforma è ancora un incompiuto. Gli industriali, in giunta straordinaria, hanno così dato mandato al presidente Luca di Montezemolo a proseguire il confronto. La Cgil presenterà le sue osservazioni lunedì prossimo. Il consenso delle parti sociali (oltre che dell’Abi la cui posizione è un mistero gaudioso) è necessario per portare la riforma al consiglio dei ministri del 30 settembre. Ad annunciarlo lo stesso Maroni, «senza il loro consenso la riforma non si farà – ha detto ieri – perché comporterebbe solo oneri per lo Stato e nessun vantaggio».

            Gli oneri. Quale sia il costo reale della riforma non si sa, e neppure si conosce dove si attingeranno le risorse necessarie. Si era parlato di 700 milioni, poi di un miliardo. È sempre Maroni a dire che «problemi di copertura non ce ne sono». Ma gli industriali reclamano garanzie, cioè «la piena contestualità del varo della riforma con l’operatività dei meccanismi di compensazione e di accesso al credito» per il passaggio del Tfr ai fondi pensione. No quindi alla politica dei due tempi (oggi la riforma, domani i soldi) e no a meccanismi farraginosi come quello del fondo di garanzia in cui transiteranno le compensazioni alle imprese. Così come è rischia la bocciatura della Ue per possibili aiuti di Stato. Ancora: gli oneri finanziari delle imprese «cresceranno nel tempo». E anche di questo va tenuto conto. Insomma, molto garbatamente Confindustria rilancia.

              La Cgil non molla invece gli interessi dei lavoratori. A cominciare da quelli fiscali. «Se si sta facendo uno sforzo per compensare le imprese, va fatto anche per garantire i diritti dei lavoratori – afferma Morena Piccinini -. È necessario che i rendimenti annui dei fondi pensione non siano penalizzati mentre i benefici vengono rinviati di là negli anni. Il meccanismo va invertito: va ripristinata l’imposta progressiva sui rendimenti a regime e gli sgravi sui rendimenti annui». Anche perché si verrebbe a creare una disparità di fisco tra le pensioni e la previdenza complementare facilmente eccepibile davanti alla Corte Costituzionale.

              Un altro punto «essenziale» è quello del riscatto del Tfr. «Il lavoratore che lo chiede deve poter avere indietro quanto versato ai fondi pensione al momento della cessazione del rapporto di lavoro». E non è invece, come è scritto nel testo, aspettare quattro anni di disoccupazione.