Tangenti, ora anche le aziende tra gli indagati

21/10/2002






21 ottobre 2002

Milano, iniziati gli interrogatori dei nove arrestati. La difesa di Pellegrini, ex presidente dell’Inter: mai pagata una lira, è un errore

Tangenti, ora anche le aziende tra gli indagati

Inchiesta sugli ospedali: prima applicazione della norma in Italia. Le tre ditte rischiano il blocco dei contratti pubblici

      MILANO – Per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, i magistrati di una Procura hanno iscritto nel registro degli indagati i nomi di tre società per azioni: un passaggio tecnico che permette ai pm di chiedere «misure cautelari» direttamente contro le aziende, dopo l’arresto dei loro dirigenti sotto accusa a Milano per tangenti e appalti truccati nella sanità.
      «SPA INDAGATE» – Questa inedita incriminazione di «persone giuridiche», consentita dalle nuove leggi europee contro la corruzione, ha colpito le imprese Pellegrini (ristorazione), Ilat (lavanderia) e Dac (alimenti). Le tre società, secondo la Procura milanese, avrebbero beneficiato di «sistematici favoritismi» in cambio di bustarelle versate agli economi di tre ospedali: Mangiagalli, Buzzi e Cto. Il giudice Antonio Corte, dopo aver ordinato l’arresto di quattro funzionari pubblici e cinque manager privati, ha disposto così anche il «sequestro immediato dei profitti della corruzione»: la Guardia di Finanza è autorizzata a prelevare «somme equivalenti» alle tre tangenti accertate (in totale 84.987 euro) sui conti bancari degli accusati e delle ditte «interessate». E non basta: la Procura ora può chiedere altre «misure cautelari» contro le aziende. In teoria si potrebbe arrivare al «commissariamento» (sostituzione dei dirigenti) e perfino all’«interdizione dall’attività» (chiusura temporanea). In questo primo caso-pilota i pm dovrebbero proporre un «divieto generale di contrattare con la pubblica amministrazione»: le tre società «incriminate» per corruzione rischierebbero di non poter partecipare a nuovi appalti e forse anche di perdere quelli già ottenuti.
      LE DIFESE – Nel primo interrogatorio, i due dirigenti arrestati della Pellegrini spa hanno respinto tutte le accuse. I difensori, Massimo Dinoia ed Enrico Ingrillì, preparano un ricorso al tribunale del riesame: «Sono molto fiducioso – spiega Dinoia – che gli stessi giudici potranno chiarire l’errore. La Pellegrini spa non ha pagato neppure un soldo e questo si può ricavare dalle stesse intercettazioni: quando i due economi parlano di dividersi quattromila euro, non fanno il nome di alcuna ditta. Anzi, le date degli incontri confermano che in realtà si riferiscono a un’altra azienda, a un appalto diverso». Quanto alla nuova legge, Dinoia contesta solo che si possa applicarla alla Pellegrini spa: «Sarei davvero meravigliato se misure così gravi potessero scattare per un ipotetico versamento di appena quattromila euro». All’obiezione che tutta Tangentopoli partì da una bustarella quasi equivalente (7 milioni di lire del 1992) l’avvocato Dinoia sorride: «Sì, ma l’allora pm Di Pietro contestò la concussione, perché l’imprenditore Luca Magni era una vittima di Mario Chiesa».
      «NUOVA TANGENTOPOLI» - Motivando i nove arresti, il pm Francesco Prete scrive che l’inchiesta si è già allargata ad «altri appalti in corso». E il giudice Corte aggiunge che le tre tangenti accertate sarebbero solo «la parte emersa» di una «prassi generale e continuativa»: i «patti corruttivi» tra aziende e funzionari pubblici «si basano non solo su un illecito compenso per un contratto, ma su consegne di denaro periodiche e puntualmente accettate dagli imprenditori». Per confermarlo, i magistrati citano frasi (intercettate) del principale indagato, Giovanni Tranquilli: «I fornitori che fino a ieri non hanno dato niente – annunciava in maggio il provveditore a un suo economo – si chiamano e gli si dice: bello, questo è quello che devi pagare, punto e basta».
Paolo Biondani