Tangenti e iscritti fantasma, guai per Cisl e Cgil

26/01/2010

Tessere false, prelievi forzati sui cedolini dei pensionati, tangenti in cambio di una «soffiata» per evitare i controlli in cantiere. I fascicoli aperti dalla Procura di Piacenza crescono a un ritmo inquietante, ormai dal marzo scorso, settimana dopo settimana. Le indagini investono, in modo parallelo, Cisl e Cgil. È un colpo duro (e sorprendente) alla credibilità delle due organizzazioni radicate nella tradizione (a Piacenza è sorta una delle prime Camere del Lavoro nel 1891) e sul territorio. La Cgil conta 35 mila iscritti in provincia; la Cisl circa 25mila, a fronte di 200 mila abitanti. Ma, in definitiva, è anche un caso nazionale, dal momento che i due segretari generali, Raffaele Bonanni (Cisl) e Guglielmo Epifani (Cgil) seguono lo sviluppo delle vicende piacentine e visto che siamo nel cortile di casa del segretario Pd, Pierluigi Bersani.
La prima inchiesta giudiziaria, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Colonna, prende le mosse dall’ufficio di Alfonso Filosa, il capo della Direzione provinciale del Lavoro, l’uomo che dispone le ispezioni nei cantieri o le verifiche sui bilanci delle aziende. Una vera potenza in un territorio di piccole e medie imprese. Secondo gli inquirenti Filosa (oggi ancora agli arresti domiciliari) avrebbe costruito un piccolo sistema di «taglieggiamento in automatico»: le società che volevano evitare controlli dovevano pagare, magari attraverso una falsa consulenza assegnata alla «Freeman & Dean», la società di famiglia. Setacciando i conti di Filosa, imagistrati trovano una traccia che porta a Gianni Salerno, segretario provinciale della Cisl. Il sindacalista è accusato di aver fatto da intermediario nella «pratica» che riguarda la Morgan facilities management spa, una società di servizi milanese che raccoglie commesse a Piacenza da redistribuire poi in subappalto (pulizie e altro). Tra novembre e dicembre scorso i carabinieri interrogano due volte il dirigente della Cisl, la seconda con i cedolini dei conti correnti alla mano. La Procura accerta che nella contabilità di Salerno ci sono almeno 30 mila euro di origine «sospetta». Secondo l’accusa quella somma equivale a una provvigione pagata dalla Morgan milanese in cambio di un contatto con il temuto Filosa. Salerno sostiene di poter chiarire tutto, ma intanto lascia la carica di segretario provinciale.
Ma per gli investigatori è un periodo di super lavoro. Più o meno in quei giorni cominciano a spuntare pensionati che leggendo i cedolini dell’Inps scoprono di essere titolari di un’iscrizione mai richiesta allo Spi, il sindacato di categoria della Cgil (quota di 6-7 euro al mese). In realtà già agli inizi di aprile qualcuno, all’interno della stessa organizzazione, si era accorto che stava succedendo qualcosa di strano nel tesseramento. A metà giugno un funzionario di seconda fila dello Spi ammette di aver falsificato 14 deleghe: viene subito sospeso. Ma il segretario provinciale della Cgil, Gianni Copelli è inquieto e avvisa il leader nazionale Guglielmo Epifani. Da Roma arriva a dare un’occhiata Enrico Panini, il responsabile organizzativo. La vicenda sembra ormai spenta, senonché le lamentele degli «iscritti fantasma», cominciano a trasformarsi in esposti in Procura e il caso monta sulla stampa cittadina. Risultato: si muovono i carabinieri e il sostituto Letizia Platè apre ufficialmente il fascicolo di indagini. Almomento gli indagati sono quattro, funzionari «operativi» dell’organizzazione, con due ipotesi di reato: truffa e falsa scrittura privata. Dai primi accertamenti risulta che le posizioni falsificate sono già una sessantina, ma potrebbero presto diventare diverse centinaia. Pochi giorni fa, il 12 gennaio, anche il segretario provinciale dello Spi Franco Sdraiati segue l’esempio del collega Salerno della Cisl e si dimette. A questo punto «il caso Piacenza torna sulle scrivanie di Epifani e di Bonanni.