Taglio ai ministri, via il ticket sanità

12/11/2007
    sabato 10 novembre 2007

      Pagina 2 – Economia

        Taglio ai ministri, via il ticket sanità

          Sforbiciata ai costi della politica. Finocchiaro: una compattezza mai vista del centrosinistra

            di Bianca Di Giovanni/ Roma

            AVANTI Sì al taglio dei ministri, sì alla riduzione dei costi della politica per eliminare il ticket sanitario. Il Senato continua a votare. «Qual è la notizia? Che una compattezza così non si era mai vista», dichiara Anna Finocchiaro capogruppo dell’Ulivo. In effetti dopo una settimana di voto (per la verità molto a rilento) sulla manovra scoppiano le liti nel centrodestra, con senatori della Lega che attaccano gli Udc per le assenze e viceversa. L’opposizione logora, evidentemente. Intanto il sottosegretario Giampaolo D’Andrea considera l’ipotesi di fiducia ormai fuori dal tavolo: non ci sarebbe nessun motivo per porla. Anche se governo e maggioranza dovessero incorrere in qualche scivolone (che finora non c’è stato) non si considererebbe un dramma. Ieri si è arrivati all’articolo 22. Il dibattito si è incagliato per quasi due ore su una proposta dei Verdi (votata all’unanimità in Commissione) che istituisce un registro per i simboli di partito. Questione di vita o di morte per i «cespugli» appena nati, per le coalizioni che giocano con «richiami civetta» o quant’altro (Rotondi parla di dibattito stile Forcella), insomma alla fine gran parte del dentrodestra non partecipa al voto mentre la maggioranza vota per lo stralcio.

            Il via libera al taglio dei ministri passa con 160 sì e 155 no. Il risultato arriva dopo un braccio di ferro con l’Udeur che dura fino al voto. Clemente Mastella annuncia il voto contrario. «È assurdo – ha sostenuto il Guardasigilli – che la Finanziaria esamini i problemi che attengono alla struttura del governo». Ma quando si arriva ad esprimersi i senatori centristi rientrano nei ranghi «per disciplina di coalizione» spiegano. La norma prevede la riduzione della compagine governativa a 12 ministri e a un massimo di 60 membri compresi i viceministri e i sottosegretari. La limitazione vale dal prossimo governo, visto che un organo costituzionale (cioè il Parlamento) non può far «decadere» un altro organo (il governo in carica) con un tratto di penna. La Cdl invece vota contro, argomentando che il taglio deve partire subito (con buona pace della Costituzione). In ogni caso l’Aula vota quasi all’unanimità (con qualche astensione) un ordine del giorno di Roberto Calderoli che invita il governo a «valutare» l’opportunità di ridurre l’attuale compagine governativa. Insomma, l’invito a Prodi è partito. Il voto scatena subito il dibattito politico sulle riduzioni possibili.

            Nel pomeriggio la «sforbiciata» scende dalle poltrone dei ministri a quelle delle comunità montane e degli assessori, con una sfoltita anche delle spese per trasferte e gettoni di presenza. La stretta sugli amministratori locali, che si aggiunge al congelamento degli stipendi dei parlamentari approvata ieri, scatterà con l’approvazione definitiva della Finanziaria. Il pacchetto, su cui c’è stata una lunga discussione anche tra i tecnici vale 313 milioni, più dei 205 (in vari anni) previsti in origine dal governo. Si prevedono paletti sui compensi, divieti di cumulo e soprattutto si pone un limite alla proliferazione delle poltrone con chiusure, cancellazioni e accorpamenti di numerose strutture intermedie, dalle comunità montane agli enti per la gestione di acqua e rifiuti. L’Anci protesta e grida alla sovrastima degli effetti finanziari. «Persino il meticoloso Ragioniere generale ha dato il suo ok – replica il relatore Giovanni Legnini – È davvero troppo polemizzare sul gettito». Le comunità montane di 80 unità e subiscono una falcidia di assessori e consiglieri. Gli assessori di Comuni e province scendono da 16 a 12.