Taglia dei supermercati per fermare Unabomber

09/09/2002


 
SABATO, 07 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 24 – Cronaca
 
L´INCHIESTA
 
Il procuratore Labozzetta: mancano tecnici informatici
 
Taglia dei supermercati per fermare Unabomber
 
 
 
"Troppe perdite" la Confesercenti lancia l´iniziativa
 
DAL NOSTRO INVIATO
ROBERTO BIANCHIN

PORDENONE – Un´altra taglia per Unabomber, e con la benedizione della Procura. Ha deciso di metterla la Confesercenti, preoccupata per i vistosi cali degli incassi dopo le imprese del bombarolo tra gli scaffali: 5 casi in meno di due anni, dal supermercato "Continente" di Portogruaro all´"Iperstanda" di Porcia all´"Emmezeta" di Pordenone. Bombe in una confezione di uova, in un tubetto di pomodoro, in uno di maionese, in un vasetto di cioccolata, in un barattolino di bolle di sapone. Diego Simonetti, segretario della Confesercenti, riunirà intorno a un tavolo la settimana prossima tutti gli ipermercati della zona e chiederà loro di mettere mano al portafogli per stanziare una cifra, che sarà superiore ai 50mila euro messi a disposizione dall´imprenditore trevigiano del legno Giorgio Panto attraverso il giornale "Libero", come «ricompensa» per chi darà informazioni utili a smascherare Unabomber. Un´iniziativa accolta con favore dal procuratore Domenico Labozzetta: «Può essere utile per superare la barriera di silenzio intorno all´attentatore».
I commercianti, che accusano perdite di svariati milioni di euro, sperano che serva a far tornare i clienti perduti per paura. L´"Iperstanda", dove lo scorso luglio fu acquistato il vasetto di cioccolata esplosiva, lamenta un mancato incasso di 500mila euro, e ha annunciato ai 70 dipendenti che, per questa ragione, non avranno il contratto integrativo. Il procuratore non ha paura che la taglia dei commercianti possa innescare una pericolosa caccia alle streghe: «Non vedo questo rischio, a far da filtro c´è sempre la professionalità di un organo inquirente».
Labozzetta ieri ha rotto, dopo un giorno solo, il silenzio stampa deciso dai suoi sostituti Montrone e Purgato per spiegare che «serve un protocollo per sbloccare una situazione di impasse processuale, che rallenta le indagini invece di accelerarle». Il procuratore chiede di poter accedere ai dati delle altre procure «senza chiedere l´autorizzazione» e di avere libero accesso «evitando le procedure burocratiche» al computer con tutti i dati su Unabomber attualmente alla mobile di Venezia e «non facilmente utilizzabile». Uno strumento molto importante, dice, perché in quel data-base «potremmo già avere il nome di Unabomber e non riuscire a leggerlo». Di qui la richiesta che il Viminale tenga a casa gli uomini dello Sco («non servono, bastano gli agenti che abbiamo sul territorio») e mandi invece dei tecnici informatici per «mettere a punto» il cervellone anti-Unabomber. Quanto alle indagini, ancora buio pesto.