Tagli dei ministri, Finanziaria più vicina

31/10/2007
    mercoledì 31 ottobre 2007

      Pagina 3 – Politica

        Tagli dei ministri, Finanziaria più vicina

          Governo e maggioranza danno il via all’emendamento che prevede un esecutivo con 12 ministri

            di Ninni Andriolo / Roma

            L’INTESA sul taglio dei ministri per accontentare il duo Bordon&Manzione, bypassando la trappola Cdl pronta a scattare intorno all’emendamento dei due ex diellini. Dini rassicurato sulla blindatura del welfare e Sinistra radicale accontentata sul precariato Comprensibile, ieri, la soddisfazione di Anna Finocchiaro per «la schiarita» al Senato che dà una boccata d’ossigeno alla maggioranza e fa tirare un sospiro di sollievo a Palazzo Chigi. Il lavoro della presidente dei senatori diessini – portato avanti d’intesa con Prodi, Veltroni e Morando – ha dato frutti, che dovrebbero tradursi nel voto definitivo della Commissione Bilancio e nel dibattito d’Aula sulla manovra. «Prodi supererà la Finanziaria – commenta Giuliano Amato – Non ho dubbi. L’incidente può capitare sempre, ma chi attende il d-day del governo credo proprio che si sbagli».

            L’intesa sul taglio dei ministri, in ogni caso, rilancia il tema del «dimagrimento» del governo, prossimo, futuro o improbabile che sia. Prodi, nei giorni scorsi, ha incontrato Roberto Manzione per individuare una via d’uscita che potesse superare il «no» dei senatori ex-diellini ai ripetuti inviti a ritirare l’emendamento presentato con Bordon e non gradito da Palazzo Chigi. E sul quale minacciava di balzare il centrodestra per mettere in difficoltà il governo. Intesa trovata, alla fine, con la Lega che vota «sì» a dispetto del «no» opposto dal resto della Cdl.

            Il prossimo esecutivo, quindi, dovrebbe contare non più di 12 ministri e dovrebbe essere formato da 60 membri al massimo.

            Il “prossimo”, appunto. Perché, al di là del balletto di dichiarazioni sulle ricadute possibili e immediate del voto di ieri sul governo Prodi, Palazzo Chigi mette in chiaro che «quel testo non stabilisce date o limiti temporali d’applicazione: un conto è l’emendamento e un conto è l’esecutivo».

            E la posizione di Prodi, che ha dato via libera al parere positivo del governo all’emendamento, non muta di una virgola. «In questo momento, e nel periodo prevedibile, la squadra deve funzionare così com’è». ripete il premier. E lo staff ricorda la lettera del Presidente del Consiglio ai candidati per le primarie del Pd. A gennaio e dopo la Finanziaria – scrisse Prodi – l’Ulivo dovrà presentare una proposta organica di riforma istituzionale. In funzione dell’iter di quella iniziativa, quindi, si potrà anche affrontare il tema della riorganizzazione del governo. C’è un prima e c’è un dopo, in sostanza. E il tema delle modifiche all’esecutivo – semmai dovrà essere affrontato – si porrà, appunto, «dopo». E non sotto la spinta di «pressioni volte a tirare il premier per la giacchetta». Prodi, in poche parole, vuol gestire il processo in prima persona, «Vuol decidere lui – spiegano – Com’è giusto che faccia un Presidente del Consiglio». Non si tratterebbe di un rimpasto, in ogni caso. Ma di «qualche aggiustamento» che «non faccia crollare il palazzo per via di un mattone tirato via a casaccio». Perché una cosa che teme molto Prodi è la prevedibile girandola di richieste che «qualsiasi operazione» potrebbe scatenare. «Nessun Prodi bis – spiegano i collaboratori del premier – il governo sta rodando bene e bisogna farlo continuare a lavorare. «Tra l’altro stiamo restringendo moltissimo le spese, anche con il numero attuale di ministri», Il tema, quindi, al momento «non è sul tavolo».