Tagli all’editoria, Bonaiuti: la «cassa» ce l’ha Tremonti

06/08/2010

Il settore dell’editoria è in «emergenza drammatica», avverte il segretario della Federazione della Stampa, Franco Siddi: «L’editoria e il lavoro giornalistico sono rami vitali per il sistema culturale, economico e produttivo del Paese che non possono essere lasciati deperire », quindi urgono sia la riforma promessa da anni che immediate certezze per la sopravvivenza. Al contrario regna una grande incertezza, emersa nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi del sottosegretario Paolo Bonaiuti con le associazioni di categoria: dalla Fnsi (Siddi e il presidente Roberto Natale) al presidente gli editori Fieg, Carlo Malinconico, dai sindacati Cgil, Cisl e Uil a quelli dei giornalai e dei distributori, le cooperative di Mediacoop e altri.
TREMONTI NON CEDE
Ma al di là dell’impegno mostrato da Bonaiuti, pur apprezzato da tutti, lui stesso ha fatto capire che le chiavi della cassaforte sono in mano al ministro Tremonti, non intenzionato ad aprirla. Nonostante il voto delle Camere, non è stato ripristinato il diritto soggettivo delle testate ai contributi; mai rientrati i fondi per le emittenti locali e i giornali all’estero, né le agevolazioni postali. Fnsi e Fieg chiedono un’accelerazione, oggi faranno una «iniziativa congiunta ».
Perdue anni Bonaiuti ha promesso invano di riunire gli «Stati generali » dell’editoria; rimasto senza decreto attuativo il voto unanime del Parlamento sul regolamento che dovrebbe stabilire criteri certi, ed evitare che ad usufruire dei fondi pubblici siano testate fantasma. Matteo Orfini, responsabile Informazione del Pd, chiede un impegno serio al governo: «Che il 5 agosto l’ineffabile Bonaiuti si sia ricordato di avere la delega all’editoria è positivo» ma finora non si è visto alcun atto concreto e «in questo anno alcune testate hanno chiuso, giornalisti sono stati licenziati, a causa di un sottosegretario addormentato e di un ministro del Tesoro che, con tagli lineari, sta favorendo le testate dei furbi che lucrano risorse pubbliche e sta mettendo in ginocchio quelle vere». L’appuntamento di Bonaiuti però è al 15 settembre. Il fondo per l’editoria potrebbe essere falciato del 50 per cento, ridotto per il 2011 a 75 milioni di euro complessivi; nella manovra appena approvata non è stato stanziato un euro, né ripristinati i 30 milioni per le agevolazioni postali, sollecitate con urgenza dalla Fieg: il decreto sarebbe fermo per un contrasto tra il ministero dello Sviluppo e la presidenza del Consiglio (sempre Berlusconi). Minacciate nella sopravvivenza le tante testate che godono del sostegno
al pluralismo delle voci (esiste anche negli altri paesi): i quotidiani di idee, di partito odi cooperative, come l’Unità, il manifesto, Liberazione, l’Avvenire, il Secolo, La Padania e altri.
Senza la certezza di ottenere il fondo per il 2011 gi sportelli delle banche sono sbarrati. Ai giornali di sinistra sotto minaccia ora si aggiunge il Secolo d’Italia, considerato dal Pdl l’house organ finiano. Per i giornali «amici» il premier potrebbe sempre garantire fiumi di pubblicità. Bonaiuti nello scampolo pre-vacanziero ha cominciato una «ricognizione » insieme al Capo Dipartimento editoria Elisa Grande. Ha chiesto «suggerimenti» per i criteri sui quali erogare i contributi e la Fnsi li ha indicati: il numero di giornalisti occupati regolarmente: le copie vendute e diffuse sul territorio, e non la tiratura gonfiata ad hoc; che i «giornali di idee» inseriti nell’elenco abbiano un minimo garantito, con un aumento a scalare. Nella bozza di regolamento sembrerebbero confermati per le testate di opinione e partito un massimo di 2 milioni di euro a impresa, più 0,09 euro per ogni copia distribuita, fino a un massimo di 50 milioni di copie l’anno. Per le cooperative e gli enti morali, dovrebbe essere un massimo di 1 milione e 290mila euro l’anno come quota fissa, più due quote a scalare.