Tagli alle pensioni? Sciopero generale

14/07/2003



Sindacale




domenica 13.07.2003
Tagli alle pensioni? Sciopero generale
di 
Felicia Masocco


 Le pensioni non si toccano, i contratti del pubblico impiego vanno fatti. È un tracciato da cui non si esce per i sindacati pronti a riempire le piazze anche in agosto se dentro o fuori il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) il governo mette mano alla previdenza peggiorandola, o se dentro o fuori il Dpef (meglio fuori) non trova le risorse per rinnovare i contratti pubblici.

In giorni in cui il governo si sfalda e, pare, si ricompone, in cui Palazzo Chigi sembra una Babele con voci ministeriali che si rincorrono e si smentiscono ai sindacati non resta che aspettare che l’esecutivo si chiarisca le idee e le comunichi con una voce sola. Ma è una tregua armata. Sulle pensioni e sui contratti pende la minaccia di uno sciopero generale e Cgil e Cisl l’hanno rinnovata mostrando di avere ben poca fiducia nel ministro Maroni che promette di «migliorare» la delega previdenziale escludendo provvedimenti d’urgenza e tagli alle pensioni di anzianità, tantopiù che lo stesso titolare del Welfare ha poi aggiunto «che si tratta di dare tempo alla gente di abituarsi al cambiamento», lasciando intravedere provvedimenti a medio-lungo termine e con essi l’«apertura» della Lega agli alleati, Tremonti in primis, che con le pensioni intendono far cassa. Senza contare che sono di ieri le parole del ministro Marzano per il quale il Dpef ancorché light tratterà anche di previdenza.

La tensione sale, alle preoccupazioni per la sostanza si aggiunge l’irritazione dei sindacati per la forma, per il metodo berlusconiano del monologo sociale: l’esame del Dpef da parte del governo è fissato per mercoledì notte, a quando la convocazione delle parti sociali? «Io non ho ancora visto uno straccio di foglio», sbotta il leader della Cisl Savino Pezzotta richiamando il protocollo del 1993 che prevedeva «una sessione sulla politica dei redditi e non una semplice comunicazione». La speranza di Pezzotta è che il Dpef venga presentato alle parti sociali «ben prima delle solite due ore», e gli fa eco il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi per il quale «sarebbe gravissimo se il governo facesse da solo».
Il metodo e i contenuti: «Il governo si sta preparando ad un autunno di scontri – è la previsione della segretaria confederale della Cgil Marigia Maulucci -se toccano le pensioni dentro o fuori il Dpef siamo pronti a scendere in piazza anche ad agosto». Rincara la dose la Cisl, il sindacato che più ha dialogato con questo governo e che è sempre molto prudente quando si tratta di parlare di sciopero: non in questa occasione «se il governo si azzarda a toccare le pensioni nel Dpoef la Cisl sarà in piazza per lo sciopero generale».

Né sconti, né condoni quindi neanche dalla confederazione di via Po, Pezzotta non fa mistero di aver esaurito la pazienza nei confronti del governo con cui (con Fini) ha stretto il famoso «patto della lavanderia» che spianò la via all’accordo-quadro sul pubblico impiego del febbraio del 2002 e ora se lo ritrova disatteso perché mancano le risorse per il rinnovo di una parte di quei contratti. E sempre Pezzotta è stato artefice convinto del Patto per l’Italia di un anno fa, di cui a ben vedere non resta che la modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Che cosa ne è stato delle risorse per il Sud e della riforma degli ammortizzatori sociali?