Tagli a pensioni, scatti e indennità ma in Parlamento c´è già chi fa muro

20/05/2010

ROMA – Affitti e personale, nel mirino. Camera e Senato si fanno i conti in tasca e, dopo la minacciata scure del governo sul 5 per cento delle indennità, decidono di imporsi a breve una cura dimagrante in linea con l´austerity imposta dalla prossima manovra. Ma ieri pomeriggio è bastato che circolasse l´indiscrezione sulle forbici in arrivo su pensioni e retribuzioni (accessorie) per far entrare in fibrillazione i mille dipendenti di Palazzo Madama e i quasi duemila di Montecitorio.
Nulla nero su bianco, ancora. Ma i presidenti Schifani e Fini annunciano un incontro congiunto per mercoledì prossimo per mettere a punto le contromisure e «partecipare responsabilmente al contenimento della spesa pubblica». Fini ne ha già iniziato a parlare con i suoi vice e i deputati questori della Camera, ieri mattina. Lo stesso farà oggi Schifani coi suoi. Il capitolo taglio dell´indennità resta sul tappeto, se ne occuperà il governo ma ci sono parecchie resistenze. «C´è molta confusione sul punto – racconta il vicepresidente Maurizio Lupi dopo la riunione – i colleghi giustamente si chiedono quale voce verrebbe presa in considerazione per tagliare, ma il vero risparmio si avrà con la riduzione del numero dei deputati». Ma quello è di là da venire. E ora? Il punto è che deputati e senatori chiederanno che la scure incida sull´indennità in senso stretto (5.487 euro) anziché sul totale da 15 mila (comprensivo di diaria e rimborsi). Nel mirino, invece, le spese per il personale: 238 milioni nel 2010 alla Camera per le retribuzioni, 450 mila euro per oneri accessori, 197 milioni per i dipendenti in pensione. Al Senato, 143 milioni per i dipendenti e 92,4 milioni per i pensionati. Non è un caso se all´incontro di mercoledì parteciperanno i due vicepresidenti con delega al personale.
Oggi il presidente Schifani annuncerà ai vice e ai questori la stretta in arrivo. Si interverrà sia sulla voce pensionistica che su quella retributiva dei dipendenti. Non saranno toccagli gli stipendi, ovvio, ma l´idea è quella di incidere su premialità, indennità accessorie, scatti e contratti dei neo-assunti. Piatto forte, le pensioni. Nelle due Camere gli uomini vanno a 65 anni, le donne a 60. Ma con 30 anni di contributi e 21 anni di servizio effettivo in Parlamento si può scivolare via anche a 57 (con una penalizzazione del 4,5%). L´innalzamento di un paio d´anni dell´anzianità è solo un´ipotesi subito smentita (per ora). «Ma il momento richiede sacrifici per le aspettative di tutti, parlamentari e personale» preannuncia il senatore questore Benedetto Adragna (Pd). Il suo collega alla Camera, Antonio Mazzocchi (Pdl), spiega come sotto la lente finirà anche la maxi spesa per gli affitti. «Bisognerà intervenire sui 35 milioni di euro che spendiamo ogni anno per garantire uffici ai 630 deputati e sulla ventina di milioni per mantenere 250 lavoratori esterni di quegli uffici. Proveremo a chiudere i contratti e risparmiare il 50 per cento». Al Senato (9,6 milioni per una decina di locazioni) si studiano altre misure drastiche, con l´aggravante che due palazzi (in largo Toniolo e l´istituto Santa Maria in Aquiro) sono inutilizzati. Ma i tempi di vacche magre condizionano anche la scarsa attività legislativa. Il capogruppo Pdl Cicchitto critica in aula il presidente Fini che aveva denunciato il rischio paralisi: «Non è vero che non si lavora è che non si può legiferare senza copertura». La terza carica dello Stato replica piccato: «Ha pre-so un abbaglio o finge di non capire».