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Il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il giorno successivo, sabato 26, l’intero movimento che si riunisce sotto il nome “Non una di meno” chiamerà a raccolta uomini e donne per una grande manifestazione, a Roma, in piazza della Repubblica, a partire dalle ore 14.

“Non una di meno” è la traduzione di “Ni una mujer menos” slogan coniato dalla poetessa messicana Susana Chavez, attivista per i diritti umani morta ammazzata nel 2011 a soli 36 anni per aver denunciato i moltissimi femminicidi compiuti nella sua città natale, Ciudad Juarez.

Con questo nome si identifica ormai da qualche anno il movimento che, affermatosi in tutta l’America Latina, è sbarcato in Europa per dare voce alle tante donne e ragazze vittime di violenza.

In Italia sono 6.788.000 le donne hanno subito violenza nell’arco della loro vita.  E sono già 93 i casi di femminicidio dall’inizio del 2016. Nella maggior parte dei casi, le violenze di genere hanno come teatro l’ambiente familiare, ad opera di persone conosciute, uomini che non accettano le scelte di autodeterminazione delle “proprie” donne. Disagio sociale e degenerazione dei rapporti sociali sono alla base della violenza, consumata ai danni di donne che tentano di rendersi autonome, anche economicamente.

La manifestazione di sabato prossimo 26 novembre è promossa dalla Rete IoDecido, da D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) e dall’Udi (Unione donne in Italia), storica associazione femminile nata tra il 1944 e il 1945 dall’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna, creati in supporto alla Resistenza.

Vi parteciperà anche la Filcams Cgil, con molti suoi iscritti, funzionari e dirigenti.

“Essere in piazza – afferma Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams – è un imperativo morale innanzitutto per gli uomini. Mi auguro che gli uomini siano numerosi, per dare un messaggio chiaro oltre le differenze di genere: la violenza si sconfigge con la cultura, il rispetto e la valorizzazione delle diversità, nelle case, per le strade e anche nei luoghi di lavoro”.