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Una Finestra sul Lavoro. In attesa del decreto attuativo del Jobs Act, una prima riflessione della Filcams evidenzia le criticità del riordino delle tipologie contrattuali.

Inquietante la divaricazione fra realtà e narrazione governativa rispetto al riordino delle tipologie contrattuali. Non siamo certo di fronte ad un disboscamento, ma ad una manutenzione pasticciata di quanto già esiste dalla legge 30 passando per la riforma Fornero. Sarà ovviamente necessario approfondire i testi del decreto per poter esprimere un giudizio puntuale. La filosofia complessiva dell’intervento è comunque chiara: abbinare flessibilità in entrata ad una deregolamentata flessibilità in uscita lasciando alle imprese mano libera e limitando l’azione del sindacato.

Tipologie contrattuali, timide modifiche
Se da un lato l’abolizione delle associazioni in partecipazione va nella direzione giusta ed auspicata dalla Filcams ( che aveva promosso una campagna di denuncia e contrasto agli abusi “Dissociati”), il mantenimento della convivenza fra lavoro a chiamata e voucher ubbidisce alla logica di accontentare le imprese che hanno dimostrato ancora una volta di voler andare all’incasso su tutto.
Un esempio per tutti, il turismo. Il settore che più di tutti si invoca come strategico ( anche in vista di Expo) rimarrà terreno di potenziali irregolarità, di lavoro precario, grigio e nero.
L’apprendistato viene depotenziato e reso poco concorrenziale, se ne snatura la funzione, e lo si condanna alla marginalità.
Il contratto a termine non viene toccato, e diverrà, passata l’euforia degli sgravi contributivi previsti dalla legge di stabilità e limitati a quest’anno, concorrente diretto in termini di flessibilità e precarietà di quello a tempo indeterminato a tutele crescenti.
Resta purtroppo inalterata la norma sugli appalti che prevede che anche per i vecchi assunti, in caso di subentro di nuova azienda, la perdita automatica dell’articolo 18, in barba alla “favoletta” che per i vecchi assunti non doveva cambiare nulla.

Si aggiunge iniquità ad iniquità per lavoratori che solo per il fatto di lavorare in appalto rischiano di non appartenere a nessuno se non a dinamiche di mercato spesso incontrollabili e in contesti in cui stanno da anni già pagando il costo di una crisi che ha tagliato salari e garanzie.

Conciliazione tempi di vita e di lavoro, da approfondire
Gli annunciati interventi sulla conciliazione tempi di vita e di lavoro (tutti da approfondire) soggiacciono alla logica sbagliata per cui le opzioni restano in capo al genitore (in Italia quasi sempre alla madre) e non sostengono la sua scelta con un robusto intervento di welfare, chiamando in causa magari, almeno su questo fronte strategico, le imprese per quanto attiene l’organizzazione del lavoro, o dando gambe (cioè incentivi) alla contrattazione.

“La mobilitazione dovrà continuare e trovare nuove forme, a partire dalla contrattazione strumento principe proposta oltre che di contrasto” afferma la Filcams Cgil Nazionale. “Dovremmo informare, smontare la retorica che ammanta questi provvedimenti che produrranno in tempi medio lunghi i loro effetti negativi per la qualità del lavoro nei nostri settori.”

La Filcams ritiene che la “svolta buona” sia una svolta verso un vicolo cieco in cui la svalutazione del lavoro è erroneamente interpretata come leva di crescita economica, quando in realtà commercio, turismo, servizi, professioni, avrebbero bisogno di occupazione di qualità.

Proprio per l’importanza del tema, la Filcams e la Cgil, hanno organizzato per il 24 febbraio a Roma, un primo appuntamento di confronto The New Order per discutere di occupazione, di condizioni di lavoro e di contrattazione nel commercio, nel terziario, nel turismo e nei servizi, alla presenza del segretario generale Susanna Camusso.