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A cura di: Leopoldo Tartaglia
OCSE conferma previsioni negative sull’occupazione in Europa e chiede interventi dal lato della domanda
16/07/2012  | Politiche globali

Lo scorso 10 luglio l’OCSE ha diffuso l’Employment Outlook 2012, confermando una previsione negativa sull’occupazione, nel breve e medio periodo, nei paesi OCSE.

Con una sua nota (vedi allegato), il TUAC, Comitato Consultivo Sindacale presso l’OCSE, commenta le analisi e le considerazioni contenute nel rapporto.

La negativa situazione occupazionale nei paesi più sviluppati – membri dell’Organizzazione – è ancor più pesante in Europa (e nell’Eurozona), dove 14 dei 20 paesi che fanno parte dell’OCSE vedono una previsione di ulteriore aumento della disoccupazione. In particolare, si prevede una forte perdita di posti di lavoro, da qui alla fine del 2013, in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna.

Per quanto riguarda l’Italia, in allegato all’Outlook l’OCSE ha diffuso una breve scheda (vedi allegato), in cui, insieme ai dati relativi all’ulteriore caduta dell’occupazione e all’incremento della disoccupazione – soprattutto quella giovanile e di lunga durata – dà un giudizio positivo sulla recente "riforma" del mercato del lavoro.

Come conclude la nota del TUAC, l’OCSE continua a formulare raccomndazioni politiche a favore delle cosiddette "riforme strutturali", in primis quelle del mercato del lavoro, senza che i suoi studi e le sue analisi siano mai in grado di dimostrare un qualche effetto positivo di queste riforme sulla quantità e la qualità dell’occupazione.

Maggiori informazioni sul rapporto OCSE all’indirizzo web:  www.oecd.org/employment/outlook

Si è svolta nei giorni scorsi a Parigi la 128^ assemblea plenaria del TUAC, il comitato consultivo sindacale presso l’OCSE.

La riunione ha visto la partecipazione di una sessantina di sindacalisti in rappresentanza delle organizzazioni affiliate nei 34 paesi dell’OCSE, insieme ai sindacati dei principali paesi del G20 e alla Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI-ITUC).

Oltre a fare il punto sulle tematiche più specificamente legate all’attività dell’OCSE (che ha tenuto negli stessi giorni il suo Forum annuale e la riunione ministeriale), la riunione è stata l’occasione per fare una prima valutazione delle recenti riunioni dei Ministri del Lavoro del G20 (Guadalajara, 17 e 18 maggio) e del vertice G8 (Camp David, 18 e 19 maggio).

Come noto (e già riportato) il sindacato internazionale è stato presente a Guadalajara, dove, tra l’altro, ha incontrato i ministri del lavoro e gli imprenditori e ha presentato un articolato documento di proposte incentrate sulla creazione di posti di lavoro verdi e dignitosi.

Il sindacato internazionale ha preso atto delle affermazioni contenute nella Dichiarazione finale dei Ministri del lavoro (vedi traduzione italiana allegata) e delle conclusioni della Task Force istituita dal vertice G8 di Cannes, che ha concentrato la sua attenzione sul tema dell’occupazione giovanile (vedi in allegato le conclusione, nell’originale inglese).

La situazione dell’occupazione rimane drammatica, soprattutto per i giovani, perchè la crisi globale ha distrutto posti di lavoro, ha aumentato – anche nelle economie emergenti a forte crescita – l’area del lavoro informale privo di tutele, le diseguaglianze – riconosciute ora anche dall’OCSE come una delle principali cause della crisi economica – si sono ulteriormente approfondite.

Per questo, i sindacati prendono atto delle analisi e delle proposte contenute nei documenti dei Ministri del lavoro, ma ne denunciano anche le ambiguità e soprattutto i limiti di mancata traduzione in azioni concrete sul terreno della creazione di nuovi posti di lavoro, per i giovani, ma anche per i settori più vulnerabili del mercato del lavoro, come i disoccupati di lunga durata.

Anche il documento conclusivo del G8 – di fronte alla forte spinta dell’Amministrazione Obama per una ripresa economica e dell’occupazione, con una sollecitazione all’Europa ad incamminarsi su un terreno di crescita, superando le sole politiche di rigore – si apre affermando che gli otto hanno come “imperativo…promuovere la crescita e l’occupazione” (vedi in allegato la traduzione della dichiarazione finale). Ma il documento è, se possibile, ancor più generico e non tiene conto della diminuita incidenza del G8 di fronte ai nuovi equilibri mondiali (e di fronte alle forti tensioni fra i leader dei diversi paesi: la Russia, contraria alle politiche “di sicurezza” degli Usa; il confronto anche aspro tra la Merkel e il neo presidente francese Hollande).

In tutte le sedi internazionali – inclusa l’OCSE e le sue previsioni economiche, diffuse negli stessi giorni – è richiamata l’attenzione sulla crisi dell’Eurozona e sulla necessità di diverse politiche economiche e di governance in Europa.

Allo stesso tempo, le scelte di regolazione dei mercati finanziari e di interventi coordinati per uno sviluppo sostenibile e capace di generare posti di lavoro a livello globale richiamano alle responsabilità e alle decisioni che dovranno essere prese al prossimo G20 di Los Cabos.

Il sindacato internazionale e i sindacati dei paesi del G20 intendono continuare la proposta e la mobilitazione per decisioni chiare che vadano in direzione diversa da quella degli anni scorsi.

A cura di Leopoldo Tartaglia
25/05/2012 | Politiche globali