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Lavoro ripartito decreto legislativo n. 276/2003

Il lavoro ripartito era previsto in Italia dalla legge n. 196 ed è stato regolato in alcuni CCNL, ad esempio il terziario e il turismo. In questi settori nessun’impresa, ad oggi, lo ha utilizzato.

Cosa è il lavoro ripartito?
E’ un contratto di lavoro nel quale due persone sono responsabili per intero (in solido) di un’unica e identica prestazione lavorativa. Nei limiti di questa responsabilità condivisa, i due lavoratori possono sostituirsi tra loro, modificando consensualmente l’orario di lavoro indicato dal contratto. Qualora uno dei due non possa lavorare nel giorno” x” tra loro convenuto, l’altro se ne dovrà fare carico.

Che cosa regola il lavoro ripartito?
Il lavoro ripartito deve essere regolato dalla contrattazione collettiva, qualora la contrattazione collettiva non regoli la materia, le imprese potranno in ogni modo assumere sulla base della legge.

La forma del contratto ripartito
Deve essere stipulato per iscritto all’atto dell’assunzione, ai fini della prova e deve contenere:
·La misura percentuale della collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che si preveda sia svolto da ciascuno dei lavoratori coobbligati, secondo le intese tra loro intercorse-fermo restando la possibilità per gli stessi di determinare discrezionalmente, in qualsiasi momento, la sostituzione tra loro e la relativa modifica dell’orario di lavoro,
·Il luogo di lavoro nonché il trattamento economico e normativo spettante a ciascun lavoratore,
·Le eventuali misure di sicurezza specifiche necessarie in relazione al tipo di attività dedotta dal contratto.

Obblighi verso il datore di lavoro
Almeno una volta la settimana, il datore di lavoro deve essere informato dell’orario di lavoro di ciascuno dei due lavoratori coinvolti.

Può un lavoratore coobbligato farsi sostituire da un terzo?
No, la legge lo vieta, salvo che vi sia il consenso del datore di lavoro.

Cosa accade ad un lavoratore se l’altro si dimette o è licenziato?
Il contratto è estinto, perché i lavoratori sono obbligati in solido, quindi se uno si dimette, l’altro può essere licenziato. Il datore di lavoro in questo caso può chiedere (può quindi anche non chiedere) al lavoratore di effettuare l’intera prestazione lavorativa.

Cosa accede qualora entrambi i lavoratori fossero “impediti” al lavoro?
Licenziamento ai sensi dell’art. 1256 del codice civile.

Quale la retribuzione prevista per il lavoro ripartito?
La retribuzione è quella definita dai contratti collettivi, gli istituti saranno riproporzionati in ragione delle ore effettivamente prestate, stessa cosa dicasi per gli istituti differiti (come per il part-time), anche i congedi parentali saranno riproporzionati. Unico istituto di cui la legge non fa menzione in caso di riproporzionamento è la maternità.

Quali sono i diritti sindacali per questi lavoratori?
Ciascun lavoratore ha diritto di partecipare a 10 ore annue di assemblea, la cui retribuzione è ripartita tra ciascuno dei due lavoratori nella misura delle ore di lavoro effettivamente eseguite.

Principio di non discriminazione
Fermi restando i divieti di discriminazione diretta e indiretta previsti dalla legislazione, il lavoratore deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte ( Quanto scritto dovrebbe essere un errore di stampa).

Contribuzione previdenziale
I lavoratori ripartiti, sono equiparati al rapporto di lavoro a part-time. Il calcolo dei contributi tuttavia, andrà effettuato non preventivamente ma mese per mese, salvo conguaglio alla fine dell’anno a seguito del lavoro prestato.