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“Un primo atto concreto nella costruzione di una strategia nazionale di contrasto alla povertà, ma ancora insufficiente”. Così la Cgil nazionale commenta l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Reddito di inclusione (Rei), e aggiunge: “con le risorse sin qui stanziate, il decreto limita l’intervento ad una platea ristretta, meno di un terzo delle persone in povertà assoluta”.
Per la Confederazione serve quindi “adeguare progressivamente il finanziamento, già con le prossime manovre finanziarie, per rendere il Reddito di inclusione una misura effettivamente universale che copra l’intera platea delle persone aventi diritto, senza alcuna discriminazione”.
“Inoltre – prosegue la Cgil – bisogna fare in modo che il Rei non si riduca a mero trasferimento monetario, ma sia effettivamente accompagnato da un Progetto personalizzato per le persone e i nuclei familiari con un percorso di reinserimento socio-lavorativo a cura dei servizi del welfare locale. Solo così – conclude – si potrà realmente favorire l’uscita dalla condizione di povertà”.

LA SCHEDA

CHE COSA È IL REDDITO DI INCLUSIONE (REI)

Il Rei è la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà. Lo strumento, nella prima fase di attuazione, potrà contare su circa 2 miliardi, comprensivi dei fondi per l’inclusione sociale, e sarà rivolto ai nuclei familiari con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza o persone ultra cinquantacinquenni in condizione di disoccupazione.

CHI PUÒ BENEFICIARNE

Il Rei viene riconosciuto alle famiglie che presentano precisi requisiti economici. In particolare, si appurerà il possesso di un valore dell’Isee, in corso di validità, non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro. Avranno priorità di assegnazione i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati ultra cinquantacinquenni. In prospettiva (anche se non sono stati dati tempi certi) verrà allargato a tutta la platea delle persone in condizione di povertà assoluta.

Fermo restando il possesso dei requisiti economici, il Rei è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa. Non è compatibile invece con la contemporanea fruizione, da parte di almeno un familiare, della Naspi o di altro ammortizzatore sociale.

CHI NE HA DIRITTO

Hanno diritto al Rei i cittadini italiani, i cittadini comunitari, i familiari di cittadini italiani o comunitari non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, i cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo, i titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria), che siano residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.

IMPEGNI FORMALI PER CHI OTTIENE IL REI?

Chi otterrà il Rei sarà tenuto a sottoscrivere un accordo con il comune di riferimento, basato su impegni personalizzati. Ad esempio:

  • mandare i figli a scuola;
  • tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
  • seguire un percorso di abilitazione o aggiornamento professionale;
  • impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione.

REI PER 660 MILA FAMIGLIE

Un milione e 800mila poveri, componenti di circa 660 mila famiglie, di cui 580 mila con figli minori, già individuate tra le più bisognose, saranno i primi destinatari del Rei. Il nuovo strumento sostituirà il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’Asdi (Assegno di disoccupazione).

FINO A 485 EURO AL MESE

L’assegno del Rei va da un minimo di 187,5 euro a un massimo di 485,4 euro al mese. È concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è fissata in 12 mesi. In ogni caso, il beneficio per ogni nucleo familiare non potrà essere superiore all’assegno sociale (valore annuo, 5.824 euro, circa 485 euro al mese). Se i componenti del nucleo familiare ricevono già altri trattamenti assistenziali, il valore mensile del Rei verrà ridotto della cifra corrispondente a questi altri aiuti.

DOMANDE DI AMMISSIONE DAL PRIMO DICEMBRE 2017

Le domande potranno essere presentate dal prossimo primo dicembre. Il Comune raccoglierà la richiesta, verificherà i requisiti di cittadinanza e residenza e la invierà all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione. L’istituto, entro 5 giorni, verificherà il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconoscerà il beneficio.