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COMUNICATO STAMPA
Apprendistato e discriminazione per i migranti nel CCNL separato del Terziario
L’UNAR ACCOGLIE LA SEGNALAZIONE DELLA FILCAMS E CONVOCA LE PARTI

Insieme alla CGIL, la Filcams aveva denunciato il carattere discriminatorio della norma contenuta nel contratto separato del Commercio, dove si è introdotta la possibilità di prolungare di un anno il contratto di apprendistato per i lavoratori non cittadini della UE.

Alla circostanziata segnalazione all’UNAR, l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, si era aggiunta anche la segnalazione dell’ASGI (associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

La durata dell’apprendistato, di 12 mesi superiore rispetto a quanto previsto per i lavoratori italiani, era dalla Filcams considerata lesiva del principio di parità di trattamento: la formulazione dell’articolo del contratto infatti avrebbe consentito l’applicazione generalizzata a tutti i lavoratori extra UE dell’allungamento del periodo di apprendistato, senza alcuna correlazione con la condizione individuale e senza verifiche preventive circa l’effettiva necessità di conoscenza della lingua in relazione alle mansioni svolte e al contesto lavorativo.

Le segnalazioni giunte all’UNAR hanno infine dato modo a quest’ultimo di convocare un incontro fra le Parti Sociali, per un chiarimento.
L’incontro, svoltosi venerdì 28 ottobre 2011, ha visto la partecipazione di Confcommercio, Fisascat e Uiltucs, quali firmatari della norma sotto osservazione, e la Filcams, presente per argomentare le motivazioni che l’hanno indotta a segnalare un trattamento discriminatorio.

L’incontro è stato utile, anche alla luce delle modifiche nel frattempo sopraggiunte all’istituto contrattuale dell’apprendistato, dopo l’approvazione del Testo Unico in materia.

L’UNAR ha sollecitato le parti firmatarie ad adeguare i testi contrattuali a quanto previsto dalla nuova legge (che limita in ogni caso l’apprendistato a 3 anni) e a prestare particolare attenzione agli aspetti critici che una norma di questo tipo può avere, introducendo diversità di trattamento senza le opportune verifiche preventive e senza meccanismi di controllo efficaci.

La Filcams ribadisce la propria convinzione: è necessario dare risposte contrattuali alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, intercettando le specificità del lavoro migrante, ma non è percorribile una via politica e negoziale che non salvaguardi innanzitutto i valori della pari dignità.