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    Il Segretario Generale
    Roma, 4 ottobre 2000

                              Al Ministro del Lavoro
                            e della Previdenza sociale
                            On. Cesare Salvi

    Caro Ministro,

    la Commissione per l’individuazione delle mansioni usuranti, istituita presso il tuo Dicastero ai sensi dell’art.59, comma 11 della legge 449/97, conclude oggi, 4 ottobre, i suoi lavori. E’ quindi opportuno che ti esprima direttamente alcune preoccupazioni che in sede tecnica non è stato possibile far valere.

    Il lavoro della Commissione è importante, perché ha cominciato a mettere in chiaro il concetto di usura determinata da condizioni di lavoro, attraverso l’individuazione di criteri ed indicatori (definiti “semantici”), uscendo dall’ambiguità e dalla genericità di un’idea che collegava l’usura alla fatica o al lavoro pesante o al rischio per la salute. Il problema che ci si presenta, però, è quello di aver scelto una modalità tecnica di copertura degli oneri di prospettiva, applicabile –cioè– nel futuro e non riconducibile nel presente, neanche tramite tavoli negoziali di settore, ad una soluzione che affronti la questione per i lavoratori in attesa dal 1993.

    Si tratta di quelle lavoratrici e di quei lavoratori che, avendo lavorato negli anni passati in lavori manuali riconosciuti nella tabellazione della legge e in condizioni di lavoro complessivamente più “usuranti” (anche alla luce dei criteri della Commissione, o riflettendo sulle numerose “indennità”, che nel passato servivano a compensare disagi di varia natura, dai ritmi vincolati alla catena di montaggio, al disagio fisico, al rischio), avrebbero diritto per primi a vedersi riconoscere quel beneficio temporale che consentirebbe loro di usufruire di un’anticipazione in uscita dal lavoro, seppure minima e legata a qualche “finestra” previdenziale. Basti pensare ai “lapidei”, per comprendere il senso di questa preoccupazione. Parliamo dunque di platee per noi importanti ed anche significative per l’equità che le nostre norme sul lavoro devono mantenere di fatto e non solo nella forma.

    Fin qui, la ragione di un dissenso sulla scelta operata in sede di Commissione, perché non risponde allo spirito della legge del 1993. Ma esiste anche una ragione che parte dalla priorità che ti ho segnalato e che si riferisce all’appuntamento del 2001 per la verifica sul sistema previdenziale generale. La legge di riforma delle pensioni del 1995 inseriva, infatti, i lavori usuranti nelle forme previdenziali previste e soggette quindi,
    con le dinamiche in campo per l’anticipazione temporale dell’uscita dal lavoro, alla valutazione di impatto economico-finanziario sul sistema: impatto che non rientrerà– alle condizioni che si vanno profilando– nella valutazione stessa, privandola di termini di riferimento importanti per le considerazioni di prospettiva.

    La priorità sociale deve dunque, a nostro avviso, trovare una soluzione “ad hoc” prima delle verifiche del 2001 e tale soluzione ha bisogno di una copertura finanziaria certa per gli anni 1996-2000.

    Con queste brevi annotazioni, utili per renderti consapevole delle ragioni serie alla base delle nostre preoccupazioni, ti chiedo un incontro per meglio articolare e sostanziare anche tecnicamente quanto detto e per porti alcune questioni qui non citate, ma che vanno prese in considerazione. Una fra tutte: evitare che le dinamiche prevedibili per i lavori usuranti diventino un meccanismo del tipo “riconoscimento esposizione ad amianto”.

    Potrebbe trattarsi di un incontro informale, se preferissi aver chiaro l’insieme del problema per come lo poniamo, o formalizzato ed unitario con Cisl e Uil.

    Ti ringrazio per l’attenzione, in attesa di un tuo riscontro.

    Cordialmente

                              Sergio Cofferati