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1st UNWTO CONFERENCE ON ACCESSIBLE TOURISM IN EUROPE

San Marino: 1′ conferenza dell’UNWTO sul turismo accessibile in Europa, 19 e 20 novembre. Sul Titano si sono confrontate le migliori esperienze europee e mondiali di progetti volti a rispondere alle speciali esigenze dei turisti disabili, da un lato, e importanti iniziative volte a sviluppare il turismo. Nelle relazioni che si sono succedute é stato messo in evidenza in particolare come il turismo accessibile possa sviluppare in Europa milioni di viaggi di durate medie superiori al week end e perciò determinare anche un effetto occupazionale interessante. Si è spesso posto l’accento, in particolare nella relazione di Annagrazia Laura Presidente dell’European network for accessible turism (Enat), sull’importanza della formazione dei lavoratori del turismo come leva importante per spingere le imprese turistiche ad investire nel turismo accessibile. Le istituzioni europee presenti hanno più volte ribadito come il turismo accessibile sia un importante obiettivo da raggiungere.

http://www.sanmarinoaccessibletourism.com/
A cura di Mirco Botteghi, Filcams Rimini

La prima conferenza UNWTO sul turismo accessibile si è tenuta a San Marino il 19 e 20 novembre 2014. Durante la prima giornata si sono tenute tre sessioni di interventi oltre alla cerimonia di insediamento, durante la quale ha portato personalmente il proprio saluto il Segretario generale UNWTO Sig. Taleb Rifai, e la lettura della dichiarazione finale. La prima sessione ha riguardato un report sulle migliori esperienze in Europa e nel Mondo in relazione all’implementazione dell’accessibilità in 4 località storiche: Sozopol (Bulgaria), Siracusa e Noto (Italia), Salisburgo (Austria) e un progetto intercontinentale al quale fanno capo alcune città iberiche e latinoamericane.
In questa prima sessione i vari relatori hanno posto particolare accento sull’esigenza di mettere in rete la collaborazione tra più attori per consentire il mantenimento nel tempo delle buone pratiche rispetto al turismo accessibile, evidenziando come l’accessibilità messa in atto non sia solo quella motoria ma anche sensoriale per consentire a tutti di fruire del paesaggio e dell’arte. Sono state perciò riportate importanti esperienze tramite le quali è stato possibile in determinate località estendere la stagione turistica facendo godere a gruppi di turisti, ad esempio ipovedenti o sordi, i patrimoni culturali ed ambientali tramite appositi strumenti. E’ stato messo in luce come questo tipo di investimento determini periodi di permanenza media nelle località da una a due settimane. In queste località storiche ha avuto grande importanza la formazione, sia della cittadinanza che degli operatori economici e dei lavoratori; a partire dagli istituti alberghieri che sperimentalmente si sono dotati di moduli inerenti l’accoglienza del turista con esigenze speciali.
Nella seconda sessione di lavori, dedicata alle strategie e politiche per lo sviluppo del turismo accessibile, è stato innanzitutto evidenziata l’importanza sociale del tema, anche in relazione all’abbattimento delle barriere economiche che impediscono sia l’investimento che la fruizione del turismo accessibile. Particolarmente interessante l’esposizione da parte della rappresentanza della Commissione Europea di una ricerca che testimonia le potenzialità di sviluppo economico ed occupazionale del turismo accessibile, con un bacino di turisti pari ad 80mln in tutta Europa; alla ricerca semplicemente di località turistiche ad accessibilità integrata (alloggio, trasporti, beni naturali e culturali, edifici religiosi). Anche in questo caso la ricerca ha restituito un esito sorprendente: Il mancato investimento non è determinato dai costi, ma perché non si conosce il tema e gli operatori economici temono di sbagliare. In tal senso le associazioni possono svolgere un ruolo determinante in connessione a quelle di categoria. Altro aspetto straordinariamente rilevante emerso in questa sessione è appunto quello del bisogno di formazione professionale sia dei lavoratori che dei manager, evidenziando altresì come esistano opportunità poco sfruttate anche online (la piattaforma ETCAATS e quella T-GUIDE) che potrebbero rappresentare una valida base di partenza.
La terza ed ultima sessione è stata dedicata alle “Smart Destinations”, perciò esperienze dove la tecnologia dei moderni dispositivi di comunicazione mobile viene sfruttata per dare il giusto impulso allo sviluppo del turismo accessibile. Tema portante di questa sessione è stato quello di capovolgere il concetto di “accessibilità” quale elemento “dichiarato” dall’operatore economico, ma da sottoporre alla valutazione collettiva ed individuale del turista. Un esempio per tutti: Non ha senso oggi che una struttura (turistica, culturale, ambientale) sia recensita solo con un logo “sedia rotelle”; il turista deve sapere quanti centimetri misura la larghezza di una porta, a che altezza è il desk della reception, se ci sono segnalazioni tattili e uditive. Poi deve essere il turista che decide, sapendo che non troverà sorprese. Risulta chiaro che il concetto di Smart Destinations integrato allo sviluppo dell’accessibilità può determinare un interessantissimo impatto sociale, sotto ogni punto di vista.
La prima conferenza UNWTO sul turismo accessibile in Europa si è conclusa il giorno 20 novembre con la visita delle migliori esperienze di accessibilità del centro storico di San Marino (Palazzo del Governo, Cattedrale, Museo).





A cura di: Silvana Cappuccio
Rapporto OIL sul lavoro forzato: 21 milioni le vittime nel mondo, 880.000 nell’Unione Europea
21 milioni di persone, ovvero 3 su 1000, sono vittime del lavoro forzato nel mondo. Di queste, 880.000, cioè 1,8 per 1000, si trovano nell’Unione Europea (UE). Le donne costituiscono la maggioranza (58%). Questo è il quadro sul lavoro forzato contenuto nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la cui parte riguardante l’UE è stata presentata ieri all’Europarlamento. In quella sede, si è sottolineato il bisogno di indirizzare gli sforzi verso una migliore identificazione dei casi di lavoro forzato e al loro perseguimento, insieme a quello dei crimini correlati come la tratta di persone.

I dati sono impressionanti, soprattutto se si pensa che si tratta di stime per difetto, data l’enorme difficoltà di accesso a dati attendibili, e si constata la tendenza in netto aumento in rapporto alle precedenti stime. Si tratta per il 70% di casi di sfruttamento per lavoro, soprattutto nell’agricoltura, nel lavoro domestico, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, dove i lavoratori vengono tratti in inganno da situazioni ricattatorie mascherate da offerte di lavoro apparentemente “normali”. Le vittime di sfruttamento sessuale provengono maggiormente dalla UE, dall’Europa centrale e del Sud-Est, dall’Africa, e, in percentuale minore, dall’America latina e dall’Asia.

Il tasso di prevalenza, ovvero il numero di lavoratori forzati per 1.000 abitanti, è più elevato in Europa centrale e sud-orientale e nella Comunità di stati Indipendenti (CSI), che registrano un rapporto di 4,2 per 1000 abitanti. Segue l’Africa, con il 4 per mille. In termini assoluti, la regione Asia-Pacifico conta il maggior numero di lavoratori forzati al mondo, 11,7 milioni (56%); al secondo posto l’Africa con 3,7 milioni (18%), seguita dall’America Latina con 1,8 milioni (9%).

Negli ultimi anni, gli Stati membri della UE si sono progressivamente dotati di un approccio più globale alla tratta di persone e al lavoro forzato per sfruttamento sessuale. L’OIL ha lavorato insieme ai governi di Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Regno Unito e Romania per condurre delle ricerche sui meccanismi di reclutamento, le truffe e gli abusi nei settori più vulnerabili alla tratta di persone.

Sul piano globale, le statistiche permettono anche di valutare il numero di persone che si trovano intrappolate nel lavoro forzato a seguito di una migrazione. Sono 9,1 milioni (44% del totale) le vittime che si sono spostate sia all’interno del proprio paese o al di là dei confini. La maggior parte, 11,8 milioni (56%), è sottoposto al lavoro forzato nella regione di origine o di residenza. I movimenti transfrontalieri sono molto spesso associati allo sfruttamento sessuale forzato. Al contrario, la maggioranza dei lavoratori forzati in altre attività, e quasi tutti quelli sottoposti al lavoro forzato dallo Stato, non si è allontanata dalla regione di origine.

Un altro dato allarmante riguarda l’età delle vittime, poiché 5,5 milioni di lavoratori costretti al lavoro forzato (pari al 26%) hanno meno di 18 anni.

Alleghiamo una copia del rapporto, disponibile in inglese.

Nel quadro delle iniziative organizzate da ILO-ACTRAW, in collaborazione con: l’ITC (International Training Center) dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ha sede a Torino, la CES ed EFFAT; nei giorni 19 e 20 giugno si è tenuto a Madrid un Workshop finalizzato allo scambio di buone pratiche nell’applicazione della Convenzione ILO n. 189 e della Raccomandazione n. 201 del 2011.
Per l’Italia sono stati presenti:
Adriana Cretu della Filcams di Torino (Responsabile dello sportello Colf); Gabriele Guglielmi (Coordinatore Filcams delle politiche internazionali il quale ha sostituito Patrizia Mazza di Modena che ha dovuto rinunciare alla partecipazione causa problematiche legate al terremoto che ha colpito l’Emilia); Lorena Cardone (del Dipartimento MdLdella CGIL di Torino); Liliana OCMIN Segretaria Confederale CISL Elena Maria Vanelli della Fisascat Nazionale; Giuseppe Casucci (Coordinatore UIL delle Politiche dell’immigrazione); Ivana Veronese (della Uiltucs Nazionale) la quale ha presentato unitariamente la relazione allegata; ha partecipato anche Eleonora Castagnone (FIERI, Torino) che sta sviluppando un progetto multinazionale sulle lavoratrici domestiche migranti. Altre delegazioni presenti: Spagna, Portogallo, Francia e Romania.

Leopoldo Tartaglia

Guy Ryder, già segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati, eletto Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. La soddisfaziione della CGIL

Per la prima volta nella sua storia di oltre 93 anni, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, nell’acronimo inglese) ha un Direttore Generale di provenienza sindacale.

Guy Ryder, già segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (ICFTU), fondatore e primo segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC – CSI) dalla sua fondazione e fino al congresso del 2010, è stato oggi eletto Direttore Generale dal Consiglio di Amministrazione dell’OIL, con 30 voti, contro i 26 dell’ambasciatore francese De Robien.

Come noto, l’OIL è l’agenzia delle Nazioni Unite preposta alla definizione delle Convenzioni internazionali che stabiliscono le norme e i diritti sul lavoro, ed è l’unica a composzione tripartita.

Il Consiglio d’Amministrazione che ha eletto Guy Ryder, in sostituzione di Juan Somavia, al suo terzo mandato, è composto da 28 membri governativi (l’Italia ha un seggio permanente) e da 14 membri per ciascuno degli altri due costituenti, lavoratori e imprenditori.

Erano 9 i candidati alla carica di Direttore Generale, espressi da governi di diversi paesi (dall’Europa, oltre al francese De Robien, l’olandese Maelkert e la svedese Shalin) e, secondo le regole dell’elezione, prima di arrivare all’elezione di Ryder, sono stati necessari 6 scrutini, durante i quali venivano eliminati i candidati con il numero più basso di voti.

La candidatiura di Ryder era stata ufficialmente avanzata dal Gruppo dei Lavoratori all’OIL, con il chiaro e convinto sostegno della Confederazione Internazionale dei Sindacati e di tutti i suoi affiliati.

Fino alla quinta votazione il rappresentante del governo italiano – a cui pure i segretari generali di CGIL, CISL e UIL avevano chiesto un voto per Ryder – ha dichiarato di aver votato per De Robien.

“E’ con grande gioia e soddisfazione che salutiamo l’elezione di Guy Ryder a Direttore Generale dell’OIL” ha dichiarato immediatamente Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL. “Di fronte alla drammaticità della crisi globale, alla disoccupazione, al lavoro precario e informale, alla crescita delle diseguaglianze, l’OIL è chiamato sempre più ad un ruolo chiave nella governance globale. Nuove norme sui diritti del lavoro, reale implementazione e monitoraggio della loro applicazione, uno spazio di collaborazione e di stimolo verso le altre agenzie multilateriali: Ryder è la persona giusta, espressione piena del movimento sindacale internazionale, per dare nuova vitalità e nuovo ruolo all’OIL”.