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Lavoro intermittente art. 33 al 40 Decreto legislativo n. 276/2003

In Italia non esiste una legislazione con la quale raffrontare queste norme, perché trattasi di una nuova ipologia d’impiego.

Che cosa è il lavoro intermittente?
E’ un contratto a tempo determinato o indeterminato, attraverso il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro, il quale può richiedere la prestazione nei tempi stabiliti dall’accordo individuale stipulato.

Quando un’impresa può ricorrere al lavoro intermittente?
Le attività in cui possono assumere con lavoro intermittente sono demandate alla contrattazione collettiva stipulati da associazione dei latori di lavoro e lavoratori, più rappresentative sul piano nazionale/territoriale. Può essere utilizzato per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente.

Cosa succede se i contratti non regolano la materia?
Entro cinque mesi dall’entrata in vigore della legge, il Ministero “convoca” le parti e le “assiste” al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancato accordo entro i quattro mesi successivi il Ministero emanerà un apposito decreto tenendo conto dell’eventuale accordo interconfederale.

Chi sono i “fortunati” che potranno accedere al lavoro intermittente?
Il lavoro intermittente è immediatamente disponibile (nell’attesa della regolamentazione contrattuale e-o del Ministero) per:
·disoccupati con meno di 25 anni,
·lavoratori con più di 45 anni espulsi dal ciclo produttivo

Quando è vietato il lavoro intermittente?
Le aziende non possono assumere con questa tipologia d’impiego nei casi di:
·sostituzione lavoratori in sciopero,
·in imprese che abbiano lavoratori di pari qualifica in CIGS o contratto solidarietà (salvo che la contrattazione non disponga diversamente),
·in imprese che non abbiano effettuato la valutazione del rischi sulla base del d.lgs n. 626/84.

Come deve essere il contratto all’atto dell’assunzione?
La forma del contratto è scritta e deve prevedere:
·il luogo di lavoro
·le modalità della disponibilità eventualmente garantita dal lavoratore ove prevista e relativo preavviso di chiamata che non potrà essere inferiore ad un giorno lavorativo (24 ore? 8 ore?)
·il periodo di preavviso
·le condizioni economiche e normative (le stesse dei lavoratori di pari mansione)
·i tempi e le modalità di pagamento dell’indennità di disponibilità,
·eventuali misure di sicurezza specifiche da adottarsi.

Cosa è e come funziona l’indennità di disponibilità?
Quest’indennità è un risarcimento corrisposto al lavoratore nei periodi in cui, nell’attesa di esser utilizzato, è a disposizione del datore di lavoro.
La misura dell’indennità è stabilita dalla contrattazione, e in ogni modo non inferiore alla misura prevista da un futuro decreto che sarà aggiornato periodicamente, sentite le parti sociali più comparativamente rappresentative sul piano nazionale.
L’indennità è mensile ed è suddivisibile per quote orarie.
E’ corrisposta al lavoratore per i periodi nei quali il lavoratore garantisce la disponibilità, nell’attesa di essere utilizzato. Quest’indennità non si computa sugli istituti di legge o di contratto.
L’indennità non è erogata qualora il lavoratore si ammali o sia assente per varie ragioni.
Lavoro intermittente sul fine settimana, ferie estive o vacanze natalizie e pasquali: l’indennità di disponibilità è corrisposta al lavoratore solo se l’azienda lo chiama. Ulteriori periodi possono essere definiti dalla contrattazione collettiva.

Il lavoratore è obbligato a rispondere alla chiamata?
In caso di malattia o altro evento che renda temporaneamente impossibile rispondere alla chiamata, il lavoratore è tenuto ad informare tempestivamente l’azienda specificando il tipo di impedimento. Nel caso il lavoratore non informi l’azienda, perde il diritto all’indennità per 15 giorni, salvo diversa disposizione del contratto individuale.
Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può comportare: il licenziamento, la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo all’’assenza ingiustificata, nonché un congruo risarcimento del danno nella misura fissata dai contratti collettivi o in mancanza, dal contratto individuale.

Contribuzione
I contributi sono versati sull’indennità di disponibilità per il loro effettivo ammontare, derogando quindi dai minimali contributivi. Il ministero predisporrà un decreto per stabilire la retribuzione convenzionale con riferimento alla quale i lavoratori intermittenti possono versare la differenza contributiva (con quale soldi?) per i periodi in cui abbiano percepito una retribuzione inferiore rispetto a quella convenzionale.

Diritti di informazione
Slavo condizioni più favorevoli dei contratti collettivi, l’azienda è tenuta ad informare con cadenza annuale le RSA ove esistenti, sull’andamento del ricorso al lavoro intermittente.

I lavoratori intermittenti si calcolano nel numero dei dipendenti?
Sono calcolati nell’organico dell’impresa in proporzione all’orario di lavoro effettivamente svolto nell’arco di ciascun semestre ai fini delle normative e di legge.

Principio di non discriminazione
Il lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorai, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello a parità di mansioni svolte. Per tutta il tempo durante il quale il lavoratore resta disponibile (quindi senza lavoro), non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordinati, né matura alcun trattamento economico e normativo, salvo l’indennità di disponibilità.

In sintesi, quali i demandi alla contrattazione?
Le esigenze delle imprese all’utilizzo del lavoro intermittente, l’indennità di disponibilità, i diritti di informazione ai delegati sindacali, il congruo risarcimento del danno a favore dell’impresa a fronte dell’ingiustificato rifiuto alla chiamata, aggiungere periodi predeterminati oltre a quelli previsti per il fine settimana, ecc., introdurre il lavoro a chiamata per sostituire lavoratori in CIGS, mobilità, solidarietà.