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FILCAMS CGILFISASCAT CISLUILTUCS UIL

LETTERA APERTA
A tutte le lavoratrici e i lavoratori della GENERAL NORD S.r.l.

Stupore e sconcerto: queste le nostre prime reazioni nel venire a conoscenza – indirettamente-, in quanto non eravamo “in indirizzo”, della lettera mandata dai proprietari dell’azienda a tutte/tutti voi.

Il nocciolo della lettera consiste nell’annuncio della decisione di pagare “un elemento retributivo aggiuntivo”, cioè più costoso, pur di non iscrivere i propri dipendenti al Fondo Est, il fondo contrattuale di assistenza sanitaria integrativa, oggetto di allusioni, peraltro incomprensibili e frutto della non conoscenza di cosa è il Fondo Est e di come funziona ed opera.

In più la lettera fa passare i propri dipendenti come ignoranti e sprovveduti in materia. Evidentemente questi nuovi proprietari non conoscono la storia della propria struttura produttiva: una parte dei loro dipendenti erano una volta iscritti ad Est e usufruivano delle relative prestazioni sanitarie.

Filcams, Fisascat e Uiltucs sono pronte ad effettuare fin da subito assemblee informative sul Fondo EST e a fornire tutte le ulteriori informazioni e chiarimenti del caso ad ogni lavoratore di General Nord.

Tuttavia è indispensabile fare subito chiarezza.

Innanzitutto, in estrema sintesi, vogliamo ricordare perché Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno scelto la strada dell’assistenza sanitaria integrativa come parte importante del cosiddetto welfare contrattuale.

I motivi sono semplici: da una parte, di fronte ad una “coperta” della sanità pubblica che si restringe e diventa sempre più onerosa (vedi ad esempio i ticket) la risposta è stata quella tipica di un sindacato: far intervenire la solidarietà dei lavoratori per aiutare tutti, a partire dai lavoratori più in difficoltà sul versante della salute.

Qualcuno fa finta di scordarsi del fatto che cambia molto nei rapporti di forza e, quindi nelle prestazioni, presentarsi come singoli nel sottoscrivere polizze di assicurazione sanitaria.
Nel caso di Est presentarsi con oltre un milione di iscritti ha garantito e garantisce agli aderenti un piano sanitario di tutto rispetto con una cifra non eccessiva e che comunque è entrata nel costo del rinnovo contrattuale: la quota è pari, per ciascun dipendente, full time o part time, a 10 euro al mese a carico dell’azienda e 2 euro al mese a carico del lavoratore.

Andando sul sito (www.fondoest.it) è possibile consultare il piano sanitario, che prevede la possibilità “…di prenotare e sostenere prestazioni specialistiche presso strutture convenzionate con Unisalute. Il servizio consente inoltre di richiedere il rimborso dei ticket per le prestazioni effettuate presso strutture del SSN e per le prestazioni di riabilitazione fisioterapica effettuate presso strutture pubbliche e private, nelle modalità previste dal Piano Sanitario. Altre aree di intervento previste sono la maternità, la prevenzione oncologica e cardiovascolare, l’odontoiatria e la chirurgia”.

In più i lavoratori hanno la garanzia di avere propri rappresentanti negli organismi dirigenti del Fondo, con lo scopo di controllarne, in maniera paritetica con l’espressione delle varie associazioni imprenditoriali, sia il funzionamento che l’equilibrio tra contributi e prestazioni.

In conclusione i proprietari vogliono così bene ai propri dipendenti che preferiscono subire un incremento del proprio costo del lavoro, erogando soldi, peraltro lordi, che saranno appena apprezzabili dai lavoratori nella loro busta paga, mentre per tutti non sarà possibile accedere ad una serie importante di servizi sanitari, compresa la prevenzione e il pagamento dei ticket sanitari.

Per le donne, poi, addio al “pacchetto maternità”, che prevede una quota di rimborsi che arriva alla cifra di 1.000 euro.

Per tutti questi motivi chiediamo formalmente a General Nord srl di modificare questa scelta dissennata aderendo al fondo sanitario contrattuale EST, nell’interesse primario delle lavoratrici e dei lavoratori della General Nord ma, a conti fatti, anche dell’azienda.

Roma, 12/06/2015