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LAVORATORI PORTATORI DI HANDICAP

Art. 3 L. 104/92 – Soggetti aventi diritto -
E’ persona handicappata colui o colei che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.
Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali. “

Accertamento dell’handicap
Gli accertamenti sono effettuati dalle USL tramite le commissioni mediche previste dalla L. 295 del 15/10/90 Art. 1, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le USL locali. (art. 4 L. 104/92)
Se la commissione medica non si pronuncia entro 90 giorni dalla presentazione della domanda, gli accertamenti sono effettuati da un medico specialista nella patologia denunciata, (presso la USL di competenza). Tale certificazione sarà valida fino alla all’accertamento definitivo da parte della Commissione e comunque per non più di 1 anno. (Min. Lav. Circ. 15 marzo 1993, n. 28)

Assunzione (art. 22 L. 104/92)
Ai fini dell’assunzione, non è richiesto il certificato di sana e robusta costituzione.

Permessi retribuiti (art. 33 L.104/92)
Il lavoratore portatore di handicap maggiorenne che versi in situazione di gravità, (in possesso di certificazione – v. sopra) può usufruire alternativamente di permessi retribuiti.
Il Permesso è giornaliero di 2 ore, oppure tre giorni di permesso mensile retribuito, fruibile anche in maniera continuativa (INPS circ. n. 37/1999).

Domanda da presentare
all’INPS e al datore di lavoro, valida per i 12 mesi successivi.
Se il lavoratore non è ancora in possesso della definitiva attestazione USL circa la gravità dell’handicap, la domanda ha una validità massima di 6 mesi (INPS circ. n. 80/1995).
La domanda può essere cambiata (da permessi orari a permessi giornalieri e viceversa) da un mese all’altro o anche nell’ambito dello stesso mese nel caso sopraggiungano esigenze improvvise ( INPS circ. n. 133/2000).

Retribuzione
Il datore di lavoro deve anticipare, per conto dell’INPS, un importo corrispondente alla retribuzione che sarebbe spettata per le ore di permesso calcolato con le modalità previste per i permessi per allattamento (art. 8 L. 903/1977 (La retribuzione da considerare è quella del mese in corso, inclusi gli elementi retributivi a carattere ricorrente)
Il datore di lavoro metterà tali importi a conguaglio nel mod. DM 10/2.

fruizione
Se il lavoratore portatore di handicap gode dei permessi, i genitori, parenti o affini non possono fruire in contemporanea dei giorni di permesso previsti per l’assistenza dall’art. 33
Possono essere riconosciuti contemporaneamente sia al lavoratore portatore di handicap che al lavoratore familiare non disabile a condizione che:
- il lavoratore portatore di handicap, pur beneficiando dei propri permessi, abbia una effettiva necessità di essere assistito da parte del familiare lavoratore convivente (la necessità di assistenza deve essere valutata dal medico di Sede anche in relazione alla gravità dell’handicap);
- nel nucleo familiare non sia presente un altro familiare non lavoratore in condizione di prestare assistenza (INPS circc. n. 37/1999; n. 133/2000).

Sede di lavoro e trasferimento
Diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.
Il datore di lavoro può opporre un rifiuto solo per motivate esigenze di organizzazione aziendale.
E’ vietato il trasferimento ad altra sede senza esplicito consenso del lavoratore portatore di handicap. (ML circ. n. 28/1993).

Agevolazioni per i familiari di portatori di handicap

FINO AL TERZO ANNO DI VITA DEL PORTATORE DI HANDICAP

Prolungamento del periodo di congedo parentale (ex astensione facoltativa) (senza interruzione)
Diritto a prolungare fino al terzo anno di età del bambino il periodo di astensione facoltativa post-partum (art. 33 D.Lgs 151/01) a condizione che il minore portatore di handicap non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati .
Il periodo di prolungamento potrà essere richiesto anche se non si è beneficiato dell’intero periodo di congedo parentale normale.
In via generale il prolungamento stesso può iniziare solo dopo il periodo del normale congedo parentale teoricamente fruibile dalla madre (6 mesi).

Trattamento economico
Indennità giornaliera pari al 30% della retribuzione

Permessi orari retribuiti Alternativi
in alternativa al prolungamento del periodo di congedo parentale, possono usufruire di due ore di permesso giornaliero retribuito. In caso di orario di lavoro inferiore a 6 ore, il permesso sarà di 1 ora. (ML circ. n. 59/1996; INPS circc. n. 80/1995; n. 291/1995)

Tali permessi, fino al 1° anno di età del bambino, non sono alternativi al prolungamento dell’astensione facoltativa, bensì ai permessi c.d. per allattamento previsti dall’art. 10 L. 1204/1971, cosicchè la madre che ne usufruisce durante i 12 mesi successivi al parto non preclude al padre il prolungamento dell’astensione. L’utilizzo, invece, della astensione facoltativa da parte della madre, esclude la fruizione dei riposi orari da parte dell’altro genitore (v. INPS circ. n. 133/2000).
Anche tali riposi, come il prolungamento dell’astensione, spettano in maniera alternativa tra i due genitori, e, trattandosi di beneficio che sostituisce il prolungamento, l’utilizzo dei riposi orari da parte di un genitore non esclude che l’altro possa godere della "normale" astensione facoltativa eventualmente ancora spettantegli.

Trattamento economico dei permessi
Una indennità pari alla retribuzione, anticipata dal datore di lavoro per conto dell’INPS


Domanda da presentare per il prolungamento del periodo di astensione facoltativa o per i permessi orari retribuiti

all’INPS e al datore di lavoro
Da allegare (sempre che non siano stati già presentati per usufruire dei primi sei mesi di astensione facoltativa) :
documentazione dalla quale risulti l’accertamento dell’handicap.
documentazione (ad esempio atto di notorietà, autocertificazione, dichiarazione della ASL che assiste il minore, ecc.) dalla quale risulti che il bambino non è ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.

Le suindicate agevolazioni si applicano anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto (perchè ad es. è casalingo/a, non svolge attività lavorativa, è lavoratore autonomo, ecc.), nonchè ai genitori ed ai familiari lavoratori, che assistono con continuità e in via esclusiva un parente o un affine entro il terzo grado portatore di handicap, ancorchè convivente (art. 20, L. 8 marzo 2000, n. 53).
I permessi spettano ad entrambi i genitori ma in via alternativa, senza possibilità di poterne fruire contemporaneamente, nell’ipotesi in cui essi siano lavoratori dipendenti (v. INPS circ. n. 133/2000).
La madre lavoratrice dipendente può usufruire del prolungamento dell’astensione facoltativa, dei permessi orari e dei permessi giornalieri anche qualora il padre sia lavoratore autonomo.
Nel caso in cui, invece, il padre sia lavoratore dipendente e la madre lavoratrice autonoma, il padre, può fruire solo dei tre giorni di permesso (INPS circ. n. 37/1999).

OLTRE IL TERZO ANNO DI VITA DELPORTATORE DI HANDICAP


Permessi mensili retribuiti
I soggetti di cui sopra nonchè coloro che assistano una persona con handicap in situazione di gravità, hanno diritto a tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche continuativamente o in forma frazionata attraverso l’utilizzo di sei mezze giornate lavorative, semprechè il portatore di handicap non sia ricoverato a tempo pieno presso strutture specializzate (ML circc. n. 28/1993; n. 43/1994; INPS circc. n. 80/1995; n. 291/1995).
I genitori di figli minorenni possono usufruire dei tre giorni di permesso alternativamente o ripartendoli fra loro, facendone uso anche contestualmente.
Il godimento del periodo di congedo parentale da parte di un genitore non esclude l’utilizzo del permesso da parte dell’altro.
I permessi spettano al genitore lavoratore anche quando l’altro genitore non svolge attività lavorativa (Inps circ. 138/01)
I genitori e i familiari lavoratori di persone handicappate maggiorenni possono fruire dei giorni di permesso mensile anche se il portatore di handicap non è convivente, a condizione che assistano continuativamente (ossia effettiva assistenza quotidiana) ed esclusivamente (il genitore o il familiare deve essere l’unico soggetto che presta assistenza) il portatore di handicap.
Se il lavoratore richiedente i permessi è convivente con la persona handicappata maggiorenne, la concessione dei permessi è subordinata alla inesistenza, nel nucleo familiare, di altri soggetti in grado di assistere la persona handicappata (v. INPS circ. n. 133/2000).
Nel caso in cui le persone da assistere siano più di una, possono essere riconosciuti allo stesso lavoratore più permessi, a condizione che non vi siano altre persone che possano fornire l’assistenza o che lo stesso lavoratore non possa per la natura dell’handicap sopperire congiuntamente alle necessità assistenziali nel corso dello stesso periodo (ML circ. n. 59/1996).

Presupposti e modalità di fruizione

Domanda da presentare
all’INPS e al datore di lavoro, valida per i 12 mesi successivi.

Se il lavoratore non è ancora in possesso della definitiva attestazione USL circa la gravità dell’handicap, la domanda ha una validità massima di 6 mesi (INPS circ. n. 80/1995).
La domanda di godimento del permesso può essere cambiata (da permessi orari a permessi giornalieri e viceversa) da un mese all’altro o anche nell’ambito dello stesso mese nel caso sopraggiungano esigenze improvvise (v. INPS circ. n. 133/2000).

Nel caso in cui le persone da assistere siano più di una, devono essere presentate ed annualmente rinnovate tante domande quante sono le persone per le quali viene chiesto il permesso (INPS circ. n. 211/1996).
Qualora il richiedente sia il padre, nell’apposito riquadro del modulo deve risultare la rinuncia ai permessi da parte della madre lavoratrice dipendente.
I giorni di permesso possono essere attribuiti, qualora richiesto, sia alla madre che al padre per consentire a ciascun genitore di assistere uno dei figli.
Il permesso può essere concesso al padre anche in presenza di madre non lavoratrice qualora quest’ultima non sia in grado di assistere entrambi i figli.
Il richiedente deve inoltre rilasciare all’atto della prima domanda ed in occasione dei rinnovi annuali una dichiarazione di responsabilità da cui risulti che:
a)non è in grado di fornire l’assistenza necessaria, per la natura dell’handicap, usufruendo di soli tre giorni di permesso;
b)nessun’altra persona può prestare assistenza all’altro portatore di handicap;
c)nessun parente o affine convivente dell’altro portatore di handicap beneficia di permessi per assisterlo;
d)le persone per le quali si chiedono i permessi non svolgono attività lavorativa e quindi non hanno personalmente diritto ai giorni di permesso.

Retribuzione
Il datore di lavoro deve anticipare, per conto dell’INPS, un importo corrispondente alla retribuzione che sarebbe spettata per le ore di permesso calcolato con le modalità previste per i permessi per allattamento (art. 8 L. 903/1977) – che sarà poi conguagliato tramite versamento dei contributi -mod. DM 10/2. (La retribuzione da considerare è quella del mese in corso, inclusi gli elementi retributivi a carattere ricorrente)

Cumulabilità con i permessi per malattia del bambino
Nel caso in cui nel nucleo familiare vi sia un secondo figlio di età inferiore ai tre anni, i permessi sono cumulabili con quelli previsti a favore delle lavoratrici madri durante la malattia del bambino solo se attribuiti alternativamente ai due genitori, in modo tale che a ciascuno di essi competa un solo beneficio (ML circ. n. 59/1996; INPS circ. n. 211/1996).

Luogo di lavoro
il genitore o il familiare lavoratore, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado portatore di handicap, ha diritto di scegliere, "ove possibile", la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio
Il datore di lavoro può opporre un rifiuto solo per motivate esigenze di organizzazione aziendale.
E’ vietato il trasferimento ad altra sede senza esplicito consenso del lavoratore di cui sopra.

Per le Lavoratrici e lavoratori part-time
In caso di contratto di lavoro part-time verticale, con attività lavorativa (ad orario pieno o ad orario ridotto) limitata ad alcuni giorni del mese, il numero dei giorni di permesso spettanti va ridimensionato proporzionalmente.
Il risultato numerico va arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore.
Esempio:
Si riporta un esempio di 13 giorni di lavoro al mese su un totale di 26 giorni lavorativi teoricamente eseguibili .
Perciò:
x : 13(giorni di lavoro del part-time) = 3 (giorni teorici di permesso) : 26 (giorni lavorativi teorici dei full-time)
=13*3/26=1,5

CONGEDI STRAORDINARI PER I FAMILIARI DEI DISABILI

Soggetti aventi diritto
Ai genitori, anche adottivi, o, in caso di loro decesso, ai fratelli o sorelle conviventi di soggetti con handicap in situazione di gravità, accertata da almeno cinque anni e che abbiano diritto a fruire dei benefici di cui alla L. n. 104/1992, Tale gravità deve essere riconosciuta da almeno 5 anni. . Fa fede a tale proposito la data di rilascio del provvedimento, salvo che sulla certificazione non sia indicata una diversa decorrenza.
La persona handicappata non deve essere ricoverata a tempo pieno presso istituti specializzati

La fruizione del beneficio spetta in via alternativa alla madre o al padre.
per l’ottenimento dell’assegno in oggetto non è richiesta la convivenza con il figlio.

A prescindere se il figlio è maggiorenne o minorenne e l’altro genitore non lavora, è possibile fruire del beneficio circ. INPS 138/01).

Se il richiedente (padre o madre) non è convivente con il figlio maggiorenne portatore di handicap, occorre che l’assistenza sia prestata in via continuativa ed esclusiva dal richiedente stesso.

b)Il diritto è riconoscibile -sempre alternativamente- anche a fratelli o sorelle (ovviamente anche “adottivi”) del soggetto portatore di handicap grave (sempre che sia riconosciuto come tale da almeno 5 anni e non sia ricoverato a tempo pieno) in caso di decesso di entrambi i genitori di quest’ultimo; a differenza del diritto dei genitori, è richiesta la convivenza con il soggetto portatore di handicap a prescindere dal fatto che quest’ultimo sia maggiorenne o minorenne.
c)Destinatari della provvidenza erogata dall’Istituto per il congedo straordinario di cui trattasi, sono anche (purché si tratti di dipendenti da datori di lavoro privati) i genitori -oppure, nel suddetto caso di decesso, fratelli o sorelle- di soggetto portatore di handicap appartenenti a categorie professionali per le quali non è prevista l’assicurazione per maternità, ai quali non vengono invece, come è noto, riconosciute a carico dell’INPS le prestazioni economiche per permessi ex art. 33 citato.

Compatibilità con altri permessi
Durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono usufruire dei benefici di cui all’art. 33, della legge n. 104/1992 (art. 4, comma 4-bis, L. n. 53/2000).
Non è possibile, prima o dopo la fruizione di un periodo di congedo straordinario che si riferisca ad una sola parte del mese, richiedere nell’ambito dello stesso mese i giorni di permesso.
E’ comunque fatta salva la possibilità per il lavoratore stesso di richiedere al datore di lavoro la trasformazione delle suddette giornate di assenza in "ferie" o permessi di altro genere, retribuiti o meno: in ogni caso le indennità a carico INPS per le giornate come sopra non riconoscibili devono essere recuperate per il tramite del datore di lavoro.
Non è possibile godere contemporaneamente del congedo parentale da parte di un genitore e del congedo straordinario da parte dell’altro genitore, per il medesimo figlio portatore di handicap e per lo stesso periodo. (INPS circ. n. 64/2001).

In caso di contratto di lavoro a part- time “verticale”, la retribuzione percepita nel mese stesso va divisa per il numero dei giorni retribuiti, compresi quelli festivi o comunque di riposo relativi al periodo di lavoro effettuato: la retribuzione giornaliera così determinata va raffrontata con il limite massimo indicato. Il beneficio non può essere riconosciuto per i periodi in cui non è prevista attività lavorativa.
Se il congedo è fruito in modo frazionato, perché non vengano computati nel periodo di congedo straordinario i giorni festivi, i sabati e le domeniche, occorre l’effettiva ripresa del lavoro fra un periodo richiesto e l’altro, intendendo per tale anche il godimento di un periodo di ferie (INPS circ. n. 64/2001).

Domanda e modalità di corresponsione
Alla Sede territoriale dell’INPS, in duplice copia una delle quali vistata dall’INPS sarà consegnata al datore di lavoro che è autorizzato, dal momento della consegna ad erogare l’indennità, dopo averne verificato le condizioni sulla base della documentazione presentata.
Dalla domanda deve risultare:
§il periodo di congedo richiesto,
§ la dichiarazione che l’altro genitore non fruisce del beneficio,
§gli eventuali periodi già usufruiti dallo stesso e i dati del suo datore di lavoro.
Da allegare la documentazione (anche in copia dichiarata autentica) dalla quale risulti l’accertamento della gravità dell’handicap.
In caso di precedente richiesta: si dovrà allegare la richiesta fatta all’epoca e avere una certificazione che confermi il permanere delle condizioni.

Retribuzione
L’indennità è anticipata dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti di maternità, Il datore di lavoro effettuerà il conguaglio con i contributi dovuti all’INPS.

DURATA DELLA PRESTAZIONE

la durata massima complessiva, nell’arco della vita lavorativa, è di due anni, per ogni persona handicappata.
La prestazione stessa può essere frazionata. Spettano, entro 60 giorni dalla richiesta.
Il periodo di cui sopra si cumula con i permessi “per gravi e documentati motivi familiari” previsti dall’art. 4 L. 53/2000 .
Poiché il limite massimo è individuale, ad un lavoratore o lavoratrice che nel tempo avesse fruito (anche soltanto per motivi riguardanti esclusivamente la propria persona e non il figlio portatore di handicap), ad es., di un anno e quattro mesi di permessi anche non retribuiti “per gravi e documentati motivi familiari”, il congedo straordinario potrà essere riconosciuto solo nel limite di otto mesi: naturalmente la differenza fino ai due anni -e cioè un anno e quattro mesi- potrà invece essere riconosciuta all’altro genitore che non avesse mai richiesto permessi per motivi familiari o li avesse chiesti per non oltre otto mesi.
Le stesse regole valgono per i fratelli dei soggetti handicappati in caso di decesso dei genitori.
In caso di pluralità di figli handicappati il beneficio spetta per ciascun figlio portatore di handicap, sempre però, nell’ambito massimo di due anni di permessi “per gravi e documentati motivi familiari”

INDENNITA’ ECONOMICA

E’ calcolata sulla retribuzione percepita nell’ultimo mese di lavoro che precede il congedo (comprensiva dei ratei relativi a tredicesima mensilità, altre mensilità aggiuntive, gratifiche, indennità, premi, ecc.).,
Fermo restando il limite annuo di 70 milioni di Lire, pari a 36.152euro Limite giornaliero L. 191.780 (99,04 Euro). Detto importo si rivaluta a partire dal 2002 annualmente. (circ.inps 85/2002)

Per i part time verticali
la retribuzione percepita nel mese stesso va divisa per il numero dei giorni retribuiti, compresi quelli festivi o comunque di riposo relativi al periodo di lavoro effettuato: la retribuzione giornaliera così determinata va raffrontata con il limite massimo giornaliero sopra indicato (Lire 191.780 per il 2000).
I suindicati valori sono validi fino al 2001. Dall’anno 2002 il limite di Lire 70.000.000 sarà rivalutato annualmente.

DOMANDA E DOCUMENTAZIONE DA PRESENTARE

Alla Sede territoriale dell’INPS in due copie, una delle quali vistata dall’INPS deve essere consegnata al datore di lavoro
Dalla domanda deve risultare:
§il periodo di congedo richiesto,
§la dichiarazione che l’altro genitore non fruisce del beneficio,
§gli eventuali periodi già usufruiti dallo stesso e i dati del suo datore di lavoro.

Eventuali dubbi circa la possibilità di accoglimento vanno tempestivamente comunicati da parte del datore di lavoro all’INPS, affinché l’Istituto stesso assuma le decisioni finali.

L’INPS, comunicherà, con immediatezza all’interessato e al suo datore di lavoro i motivi che dovessero ostare al riconoscimento del beneficio richiesto.
Non è, in sostanza, previsto un provvedimento esplicito di “autorizzazione” nell’ipotesi di esito positivo delle valutazioni anzidette.

In caso di modifica del periodo in precedenza fissato, deve essere presentata una nuova domanda, rettificativa della precedente.

Allegati alla domanda
§dichiarazione dell’altro genitore di non aver fruito del beneficio, con impegno a comunicare all’INPS ed al datore di lavoro eventuali modifiche ovvero con l’indicazione dei periodi fruiti.
§Indicare la denominazione del relativo datore di lavoro e, possibilmente, il numero di posizione INPS dello stesso, qualora si tratti di datore di lavoro privato.
§(anche in copia dichiarata autentica) certificazione Commissione medica ASL relativa al riconoscimento della gravità dell’handicap, , ai sensi dell’art. 4 comma 1 della legge 104/92,
§dichiarazione di responsabilità relativa al fatto che nel frattempo non sono intervenute variazioni nel riconoscimento della gravità dell’handicap stesso ed impegno a comunicare qualsiasi variazione che possa avere riflessi sul diritto al congedo.

In caso di precedente richiesta: si dovrà allegare la richiesta fatta all’epoca e avere una certificazione che confermi il permanere delle condizioni.

Il congedo straordinario e le relative prestazioni s’intendono decorrenti dalla data indicata sulla domanda, salvo diversa decorrenza fissata dal datore di lavoro (da comunicare al lavoratore e all’INPS), che in ogni modo è tenuto ad accoglierla (sempre che sussistano le condizioni) entro 60 giorni dalla richiesta dell’interessato.

MODALITÀ DI CORRESPONSIONE DELL’INDENNITÀ
La domanda deve essere presentata dal lavoratore alla Sede territoriale dell’INPS, (facsimili allegati alla circolare n. 138/2001) in duplice copia
una copia sarà vistata dall’INPS che dovrà essere consegnata al datore di lavoro, che è autorizzato, dal momento della consegna ad anticipare l’indennità che conguaglierà in seguito con l’importo dei contributi dovuti all’INPS.
Dalla domanda deve risultare
-il periodo di congedo richiesto,
-la dichiarazione che l’altro genitore non fruisce del beneficio,
-gli eventuali periodi già usufruiti dallo stesso e i dati del suo datore di lavoro.
Alla domanda va allegata la documentazione (anche in copia dichiarata autentica) relativa al riconoscimento della gravità dell’handicap;

CONTRIBUZIONE FIGURATIVA

Il periodo è coperto da contribuzione figurativa”, che spetta, come l’indennità “fino ad un importo complessivo massimo di lire 70 milioni annue per il congedo di durata annuale”.

Fonte: Ufficio Vertenze FILCAMS CGIL Nazionale