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Sarà ancora sciopero, il 25 aprile, contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio e nella grande distribuzione. Come successo in occasione della Pasqua e del Lunedì dell’Angelo, anche nella giornata in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno dichiarato sciopero In diverse regioni italiane, mentre in altre città l’astensione dal lavoro sarà demandata alle rappresentanze aziendali dei singoli punti vendita.

Sarà quindi sciopero regionale in Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia,  con la motivazione che “la completa liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive, anno dopo anno, si sta rivelando disastrosa, non ha portato nessun aumento dell’occupazione e nessun aumento dei consumi, come dimostrano i tanti negozi dei centri storici chiusi e le procedure di licenziamento fatte dalle aziende della Grande Distribuzione, anche quelle che hanno scelto il “sempre aperto h24”. Sono peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, è aumentata solo la precarietà. No a lavorare per le feste!”

In molte alte città l’invito dei sindacati ai lavoratori è di astenersi dal lavoro, rifiutando il turno festivo senza incorrere in sanzioni, dato che la Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività riconoscendo quindi il diritto generale al godimento del giorno festivo.

Sciopero Nel Commercio – la vignetta de La Festa Non Si Vende

La festa non si vende è la campagna che da oltre 6 anni la Filcams Cgil Nazionale sta portando avanti per richiedere una regolamentazione delle aperture domenicali nel commercio, ormai allo sbando dopo il decreto Salva Italia.

“È indispensabile un intervento legislativo (la proposta di Legge in materia è ferma in Senato, ndr) che modifichi la normativa introdotta da Monti” afferma la Filcams Cgil Nazionale. “È ormai assodato che il sempre aperto non ha contribuito a migliorare né l’economia del settore, né l’occupazione, ma ha solo peggiorato le condizioni di lavoro, complicato la gestione dei piccoli esercenti, e trasformato il centro commerciale in luogo di ritrovo sociale e culturale in alternativa ai centri storici e della vita sociale delle città.”