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Il 90% dei dipendenti dei negozi del centro storico è contrario
PRATO. Un po’ di mal di pancia era sospettabile chiedendo un parere direttamente alle commesse del centro storico. Ma leggere che il 90% dei dipendenti di negozi dice no alla saracinesca alzata tutte le domeniche fa capire quanto malumore serpeggi tra gli scaffali.

Tutto per la facoltà data ai commercianti dentro le mura di aprire ogni domenica. Fa fede il sondaggio lanciato da Filcams-Cgil che a gennaio ha fornito un questionario a 160 dipendenti coinvolgendo 94 esercizi del centro che applicano il contratto del terziario, distribuzione e servizi (esclusi bar e ristoranti) dove i delegati di Filcams (2mila iscritti nella provincia) sono entrati per sottoporre cinque quesiti al personale.
Si scopre così che il 78% degli intervistati non lavora a straordinario e che, secondo quanto dichiarato, all’85% di loro non spetta alcun riposo compensativo nonostante la fatica domenicale. Il popolo delle commesse boccia insomma l’ordinanza Caverni sugli orari del commercio per il 2011 con le deroghe specifiche per il centro. E fra i negozi, dicono dal sindacato, ci si sta dando da fare per raccogliere le firme per chiedere all’assessore di rivedere la disposizione.

Una curiosità è che i titolari solidarizzino con la causa dei dipendenti, esprimendo la propria contrarietà a stare tutte le domeniche con il bandone su. Cogliendo l’occasione del questionario si sono pronunciati anche alcuni titolari, invocando iniziative collaterali in centro come concerti, trenino e mostre di strada. Qualcuno, sempre fra i commercianti, preferisce l’orario continuato alle domeniche, mentre il pessimismo si è impadronito di chi pensa che «è inutile dare la propria opinione perché tanto è tutto deciso, una vergogna!».
«Anche gli esercenti – fa notare Emilio Testa, segretario di Filcams-Cgil – hanno gradito il sondaggio: del resto con Confesercenti c’è sempre stata convergenza di opinioni». Tornando al "referendum", è il secondo quesito ("Nel mese di dicembre, in cui si apre in quasi tutte le festività, c’è un aumento di occupazione nel negozio?") che lascia pensare: «Secondo l’assessore Caverni – osserva Testa – le aperture domenicali si tradurrebbero in nuove assunzioni: i risultati dimostrano che è solo un regime capace di mettere sotto pressione e "sfruttare" i dipendenti».

Niente aumento di occupazione per il 95% dei negozi, negli altri casi si parla di contratti a termine fino a due mesi mentre solo in due negozi si utilizza la formula part-time per il weekend. Ritrovarsi 7 giorni su 7 fuori casa, insomma, è un attimo. Il riposo compensativo dopo il turno domenicale giova solo al 2% dei casi, mentre il 10% riposa di lunedì alternandosi con il titolare o un collega. E lo straordinario è un optional: solo in tre negozi i dipendenti dichiarano di avere una maggiorazione di stipendio.

«Succede uno strano "giochetto" – dicono dalla Filcams – Se il contratto del lavoratore prevede 40 ore settimanali, l’orario viene spalmato su 7 giorni per non pagare gli straordinari». Infine, una fotografia del fatturato, con l’80% degli intervistati che non vedrebbe nessun aumento di guadagni nella settima con l’apertura domenicale.

«E’ nostra intenzione consegnare i risultati del questionario al vescovo, che ha già dimostrato sensibilità sul tema del riposo domenicale. Lo daremo anche a Caverni il 2 marzo – fa sapere Alberto Santini di Filcams-Cgil – per quella data saremo convocati per discutere della festività del 17 marzo. E ridiscuteremo delle aperture domenicali».