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COORDINAMENTO NAZIONALE SETTORE AUTO
Firenze 20-10-2009

Relazione di Luigi Scarnati

La riunione di oggi del Coordinamento Nazionale del settore Auto della FILCAMS, si inserisce pienamente nel percorso di ricostituzione ( o costituzione) dei coordinamenti dei vari settori di attività oltre a quelli già esistenti dei grandi gruppi Aziendali e settori contrattuali, che la Segreteria Nazionale ha deciso di avviare;
in particolare, nel campo della Bilateralità, e del Partenariato in generale ( sanità integrativa e formazione interprofessionale), ciò rappresenta una necessità, sia per i nuovi compiti derivati dalla recente evoluzione normativa, sia per qualificare la funzione degli Enti e dei Fondi rispetto ai compiti ed agli obiettivi definiti dalla contrattazione.
In piena sintonia con l’impostazione data dalla segreteria Nazionale, ho ritenuto opportuno ricostituire questo Coordinamento Nazionale aggregando, per quanto possibile, tutte le attività di settore, che oltre al comune denominatore dell’applicazione del CCNL del settore Terziario, hanno una comune problematica di mercato e di politiche industriale e contrattuali.
Infatti, esso è composto da tutte le RSA, le RSU e le RLS nonché dai rappresentanti dei coordinamenti interni delle Aziende che si occupano di: Vendita e Assistenza Automobili (Grandi Case Automobilistiche e Gruppi Produttori), Autoconcessionari Privati, Aziende di Autonoleggio, Vendita e Assistenza Macchine Movimento Terra, Macchine Industriali ed Agricole, Vendita ed Assistenza Motocicli ecc, iscritti alla FILCAMS-CGIL.
Prima di iniziare questa mia relazione, ritengo doveroso, inviare un saluto di solidarietà a tutti i 328 lavoratori delle aziende collegate ad Interauto SpA dell’Emilia Romagna, (Auto concessionarie Mercedes Interauto e Motor SpA ) che da tempo sono impegnati in una difficile vertenza a difesa dei posti di lavoro a causa della grave situazione economico – finanziaria in cui versa la società e la sua proprietà, senza dimenticare l’assordante silenzio che in tutta questa vicenda ha mantenuto la Mercedes Benz Italia SpA nonostante le nostre sollecitazioni ed i nostri inviti ad intervenire, pur nella distinzione netta di responsabilità rispetto alle Aziende concessionarie del marchio Mercedes.
Compagne e compagni,
sempre in tema di solidarietà, consentitemi di esprimere la mia ( e ne sono certo, anche la vostra ) solidarietà, a tutti i lavoratori metalmeccanici italiani nonché ai compagni della FIOM, che pochi giorni fa, con la firma separata del CCNL fatta da FILM, UILM e UGL, hanno assistito ( e noi con loro ), ad una bruttissima pagina della storia del movimento sindacale italiano.
Questa non è la sede per analizzare nel dettaglio l’accordo né per la parte salariale, né per quella normativa, che comunque non era ancora in scadenza, non posso comunque tacere su quanto, a mio avviso, sia grave il fatto che si sottoscriva un CCNL senza che i lavoratori, a cui verrà applicato, abbiano la possibilità di esprimere la loro condivisione o il loro dissenso.
Purtroppo è un brutto film a cui troppo spesso stiamo assistendo come CGIL e anche nella nostra categoria, i rischi simili non mancano, vedi presentazione separata delle piattaforme sul CCNL del Turismo e della Vigilanza.
Volendo estremizzare il concetto, con le attuali posizioni assunte da CISL e UIL sulla riforma dei modelli contrattuali sottoscritta con Confindustria e Governo e con
quanto successo ai tavoli negoziali per i rinnovi di alcuni CCNL, appare sempre più evidente la demarcazione tra due diversi modi di interpretare e svolgere la funzione del sindacato confederale; essere cioè sindacato a difesa e tutela dei diritti dei lavoratori dove la delega di mandato ha un forte significato e una forte valenza democratica o essere un sindacato di Servizi per i lavoratori occupati.
Io continuo a preferire il primo ruolo, e bene fa, la CGIL, a non discostarsi da questo pilastro portante in cui, la democrazia sindacale non si predica ma si applica sempre e non è intesa a geometria variabile.
Tutto ciò, dà ulteriore forza e valore all’azione del Sindacato che deve cogliere ed interpretare nuove esigenze, nuove istanze ed innovazioni contrattuali al fine di ampliare le tutele, di migliorare le condizioni di lavoro in termini di sicurezza e tutela della salute, della formazione e della previdenza; in buona sostanza una bilateralità contrattuale che faccia crescere e migliorare in modo armonioso imprese e lavoratori.

In questa mia relazione, ritengo sia giusto soffermarmi con più attenzione alle criticità del nostro settore, ed analizzarne brevemente cause ed effetti, per cercare insieme, partendo dall’incontro di oggi, proposte e strategie da mettere sul tavolo di confronto con le nostre controparti, quando si tratterà di affrontare le questioni relative ai rinnovi dei Contratti Integrativi Aziendali ( alcuni di prossima scadenza, vedi Renault e Citroen ed altri di nuova stesura), o problematiche relative alla ristrutturazione o alla riorganizzazione Aziendale.
E’ indubbio che la grave crisi economica che ha investito l’intero Pianeta e di cui ancora non si riesce a intravvedere l’uscita, ha prodotto difficoltà notevoli in tutti i settori economici e produttivi. Una crisi che ha una matrice finanziaria, dettata dall’illusione che si potesse non governare il mercato, e che il denaro potesse produrre denaro alimentando consumi infiniti.
Un mercato lasciato fare, che ha determinato la crescita costante delle diseguaglianze soprattutto nella distribuzione della ricchezza, una crisi, (come dicono quasi tutti gli esperti che si cimentano in analisi e prospettive), che non lascerà tutto come prima della tempesta, a coloro che credono che basti solo aspettare ( come fa qualche nostro governante ) vorremmo dire che si illudono, che è stata e rimane ancora oggi sbagliata la politica di mero accompagnamento della crisi, senza contrasto.
Le politiche liberiste, l’idea delle riforme legate al privatizzare, il mercato autosufficiente con la cultura dell’impresa, ha mostrato tutta la sua inefficacia ed ha portato ad ignorare il lavoro, a sminuirlo.
La CGIL in un recente convegno, sul “ Sistema Paese” ha illustrato le sue proposte sul welfare e lo sviluppo locale, partendo dall’indispensabilità dell’intervento pubblico che è l’esatto opposto della pubblicizzazione della economia.
Come FILCAMS, rivendichiamo una politica che nella crisi attui più, e non meno tutele, per ridurre le diseguaglianze non allargarle, il governo della crisi deve avere come segno politico portante quello di unire e non di dividere il Paese.
Ecco perché riteniamo che, gabbie salariali o politiche di deroga per il lavoro nel Mezzogiorno siano un’idea sbagliata, che ha già dimostrato la sua inutilità, che assume l’idea della diseguaglianza, del consolidare arretramenti, invece di creare opportunità di legalità e di rilancio positivo.
Occorre evitare che la ricaduta sull’economia reale della crisi, si trasformi in un pesante ridimensionamento dell’apparato produttivo del nostro Paese.
Il punto di partenza non può che essere il sistema manifatturiero, il quale non può essere lasciato svanire dentro le sue debolezze e criticità, esso và difeso,aiutato e
valorizzato, se non ragioniamo nell’ottica del Paese che deve crescere tutto anche
le eccellenze avranno difficoltà.
E’ in questo contesto che la CGIL e la FILCAMS Nazionale con essa, dice No ai licenziamenti ed è per questo che rivendichiamo il prolungamento della C.I.G.O. da 52 a 104 settimane, che la CIGS non presupponga dichiarazioni di esuberi e possa proseguire dopo le 104 settimane; che si eroghino da parte dell’INPS gli anticipi ai lavoratori per la cassa in deroga laddove le aziende non sono in grado; 3/4 mesi di attesa sono un tempo infinito per i lavoratori così come a nostro avviso i Contratti di Solidarietà e la riduzioni di orario vanno ulteriormente estesi, auspicando in questa direzione la condivisione da parte datoriale di questa nostra proposta.
Purtroppo i numeri sulla CIG parlano da soli e smentiscono le affermazioni quasi trionfalistiche del “solito solone” che in TV ha dichiarato che in settembre vi è stata una riduzione dell’utilizzo della CIG; i dati parlano invece di un aumento rispetto al settembre 2008 del 437,05% di aumento.
A ciò si aggiunge la questione del reddito, sempre più insufficiente,quello generale del lavoro dipendente e delle pensioni e quello dei lavoratori sospesi o in disoccupazione; come si può pensare di agire sul versante della domanda se non si interviene su una gran parte dei redditi del nostro paese?
In questo difficile momento le stesse aziende si riorganizzano applicando diversi modelli come stiamo verificando da un anno a questa parte anche nella nostra categoria e con maggiore evidenza nel nostro settore.
Alcune esternalizzano, altre internalizzano fasi di lavorazione o servizi, altre ancora riorganizzano e specializzano la filiera e così via dicendo.
La nostra preoccupazione è che questa trasformazione non si assesti verso il punto più basso della domanda, una sorta di meccanica scelta di dimensionare alla perdita di produzione o di fatturato dell’anno appena trascorso.
E’ preoccupante l’indagine di Medio Banca che ci dice che il 35% delle imprese del Nord-Est pensano di ridurre gli organici e che il 54% non farà investimenti in questo anno e nel Nord-Ovest i dati sono ancora più preoccupanti.
E’ proprio in questo contesto difficile, che con più convinzione sosteniamo che la contrattazione sia parte fondamentale delle politiche industriali del Paese. Lo è nelle riorganizzazioni, come per i contratti Nazionali e mentre si innova dandosi obiettivi che segnano il cambiamento e affermano nuove politiche non smarrisca mai l’eguaglianza dei diritti e la centralità delle condizione di lavoro.
In questo quadro di certo non roseo dell’economia, si trova a vivere una delle crisi più difficili il Settore dell’AUTO, inteso nel senso più largo ( industrialmente parlando ) del termine.
Basti pensare che l’industria dell’auto dà lavoro a quattro o cinque persone per ogni addetto alla costruzione finale di un auto, per rendersi conto di quale impatto occupazionale e sociale ha la crisi di solo questo comparto.
Una crisi in parte annunciata, ben prima che scoppiasse la crisi in atto.
L’annuncio veniva da un evidente eccesso di capacità produttiva globale del 30%, e dal prolungato calo della domanda nei maggiori mercati mondiali USA e U.E.
Le note vicende di CHRYSLER, G.M. e OPEL con relative chiusure di stabilimenti e migliaia di licenziamenti sono stati l’emblema di una crisi che ancora oggi non vede spiragli di luce. Nessuno si faccia ingannare dai dati parziali di questo mese di settembre 2009, che portano un dato di crescita del 9,6% nell’Europa rispetto allo stesso mese del 2008, in quanto il saldo dei primi tre trimestri rimane in Rosso del 6,6%. Se guardiamo il solo dato italiano, i dati forniti da UNRAE sulla struttura del mercato italiano dell’Automobile; le immatricolazioni complessive (per alimentazione, segmenti, carrozzerie e aree geografiche ), a tutto Settembre 2009 sono state 1.611.205 contro 1.711.523 dello stesso periodo Gennaio –Settembre del 2008, con un -5,86% complessivo. Interessanti anche i dati di immatricolazione per aree geografiche con variazioni ( per lo stesso periodo 2009-2008) del -6,27% nell’area Nord – Occidentale; -4,31% nell’area Nord – Orientale, -10,55% nell’area Centrale; + 1,76% nell’area Meridionale; -2,48% nell’area insulare.
Questi dati, inseriti in un ambito mondiale in cui nella meno catastrofica previsione si prevede per gli USA dal 2009 al 2013 10/11 milioni di vendite rispetto ai 17 milioni del 2000 ed ai 13 milioni del 2008, mentre in Europa dai 16 milioni del 2007 si è passati ai 14,7 del 2008 ai forse 11 del 2009.

Come si può facilmente evincere un dato in costante e pauroso calo, dove i segnali di risalita temporanea arrivano solo da quei paesi in cui vi sono stati gli incentivi pubblici alla rottamazione ( in testa Germania seguita dalla Gran Bretagna dalla Francia e in misura molto meno marcata dall’Italia), mentre grandi mercati come quello spagnolo ( -45% ) e quello dei paesi dell’Est, che vanno dalla Romania all’Estonia (-80%) fanno da contraltare negativo evidenziando un effetto discorsivo, tanto che la Banca Centrale Europea ha sentito la necessità di lanciare un pesante monito, avvertendo che l’impatto delle misure di sostegno all’attività complessiva dell’area dell’Euro è possibile che rimanga contenuto per poi diventare negativo nel 2010, aggiungendo che tali misure andrebbero adottate
con cautela sia perché potrebbero ostacolare l’economia di mercato che ritardare i necessari cambiamenti strutturali, compromettendo così le prospettive di reddito e occupazione complessive nel lungo periodo, in buona sostanza, ( privilegiando l’acquisto dell’auto, le famiglie rinunciano all’acquisto di altri beni determinando un calo di domanda non compensato però dall’incremento dell’auto).
A mio avviso, la strada che occorre perseguire è quella della innovazione tecnologica e dell’auto ecologicamente sostenibile. Mi rendo conto che ciò non può essere fatto da un singolo gruppo automobilistico, né sono bastevoli gli attuali investimenti sulle auto ibride. Infatti, sia per gli alti costi che per le difficoltà tecniche e di gestione non sono in grado di attirare utenze di massa, ecco perchè si rende necessario un intervento della mano pubblica. Ad oggi, nessun Governo nemmeno negli USA ha mai deciso di intervenire in questo campo. Si sono spesi Trilioni di dollari in ricerca aereo- spaziale, armamenti, Internet, Gps ecc, ma poco in questo campo, dove impatto ambientale, mobilità individuale e collettiva, sicurezza e uso del territorio diventano problemi tutt’altro che secondari della vita quotidiana sul nostro Pianeta.
Occorre quindi un partenariato tra pubblico e privato per far decollare questa nuova politica eco-compatibile della mobilità e del trasporto. In sostanza stiamo proponendo di imboccare una “ Economia-Verde” che è uno straordinario fattore orizzontale che coinvolge il come si produce e il cosa si produce. Se vogliamo, e bisogna volerlo, che il paese abbia questo orizzonte, coerentemente bisogna vincolare gli investimenti e le risorse.
Nel breve periodo, questo degli incentivi alla domanda non possono essere le uniche risorse rese disponibili dal Governo, vanno privilegiate politiche strutturali che mettano in moto la leva degli investimenti concentrando le risorse sui settori e non solo sul prodotto finale. Infatti il tema dell’auto se non porta con se la tenuta dell’indotto-auto, avrà ricadute drammatiche sull’occupazione e il sistema manifatturiero che ne verrà osteggiato.
Comunque per quanto riguarda gli incentivi all’auto cosi come per ogni altro mezzo o prodotto industriale, chiediamo ci debba essere la certezza della salvaguardia dell’occupazione e di tutti i siti produttivi.
Ed inoltre si deve e si può, in questo campo finalizzare la domanda non al consumo in sé, così dovrebbe essere la ” rottamazione” ma migliorare i prodotti in circolazione e ridurre la presenza di tutto ciò che essendo “vecchio” ha in sé maggior potenzialità di inquinamento e in molti casi di inaffidabilità in termini di sicurezza. E’ il caso, per esempio delle macchine edili, industriali e del movimento terra, il cui parco macchine esistente andrebbe rinnovato, sia per una migliore rispondenza dei mezzi alle normative vigenti in termini di rumorosità ed emissioni gassose ma soprattutto in termini di sicurezza.
Ci sono temi che possono essere Nazionali ed altri che devono cercare una concertazione Europea, ad esempio le Navi oltre i 30 anni, i veicoli commerciali e quelli industriali ecc.
Per rimanere nell’ambito del nostro settore e del nostro contratto nazionale, aziende come CGT s.p.a.,GTS s.p.a ( ex MAIA 2 ) aziende del settore macchine industriali, movimento terra ecc, e CLS che opera nel settore dei carrelli elevatori ( Termici; elettrici e di magazzino), come possono testimoniare i compagni dei coordinamenti aziendali qui presenti ( che ringrazio per la loro partecipazione), i dati parlano chiaro e senza esitare si può affermare che il 2009 per questi settori è stato l’anno di crisi più pesante dell’ultimo quadriennio. Infatti il trend di mercato delle macchine medio grandi + pavimentazione dal 2007 ad oggi registra un -50% (- 22% 2008; -36% 2009) di vendite, mentre per le macchine compatte il calo sempre nel biennio 2007-2009 è stato del 54% ( -23% 2008;-40% 2009) per un trend di mercato delle vendite di macchine movimento terra pari a -53%. Se si analizzano i dati, fornitici dalle Associazioni Nazionali di settore si può tranquillamente sostenere che negli ultimi sei (6) mesi si sono bruciati 11 anni di crescita di mercato, e le previsioni più ottimistiche parlano di possibili segnali di ripresa solo a partire dalla seconda metà del 2010 per raggiungere, forse, intorno alla fine del 2012 il 65- 70% delle quote del mercato Pre – Crisi.
Analoga situazione per il settore dei carrelli.
Infatti siamo passati da un + 24% del 2007 rispetto al 2005 ad un meno -40% del 2009. Con un più accentuato calo nel settore dei carrelli elettrici, che da solo rappresenta il 92% del mercato italiano, nello specifico vi è da registrare una leggera tenuta nei settori : Logistica; Alimentare e Farmaceutico (Carrelli elettrici e magazzino), e una accentuata contrazione nei settori :Siderurgia, Acciaieria e Manifatturiero.
E’ opportuno segnalare un’altra grave preoccupazione, alla luce delle numerose procedure di crisi che ci sono pervenute in quest’ultimo anno, da parte di società di noleggio, di società di vendita ed assistenza, di concessionarie ecc, ed è la crisi che attraversa l’intera filiera distributiva. Sono ancora ben presenti le difficili vertenze a cui abbiamo dovuto far fronte tra la fine del 2008 ed oggi.
Solo per citarne alcune: la Vertenza MAIA 2 spa; la M.I.M, la MAIE, la DORINI group, tutte le procedure di riduzione personale e di messa in mobilità, contratti di solidarietà e riorganizzazioni o ristrutturazioni aziendali che hanno riguardato anche grossi gruppi ( Renault S.p.A., Renault Retail, Mercedes Benz, Citroen –Peugeot, solo per citarne alcuni, così come le crisi di grandi e piccole concessionarie private o aziende di autonoleggio.
In molte di esse siamo riusciti a trovare buone soluzioni ed a salvaguardare per quanto più è stato possibile i livelli occupazionali, per molti altri abbiamo solo potuto utilizzare al massimo gli strumenti degli ammortizzatori sociali possibili in rapporto alle dimensioni delle Aziende.
Le forti contrazioni dei livelli produttivi a cui sono state costrette le grandi case produttrici, hanno avuto pesanti ripercussioni sui fornitori di componentistica, con numerose chiusure di attività e di veri e propri fallimenti. Non dimentichiamo che l’Italia è uno dei più grossi produttori di componentistica al mondo. Se questa situazione si protrarrà a lungo, i produttori avranno difficoltà a riprendere velocemente livelli produttivi più sostenuti, creando paradossalmente una sorta di circolo vizioso che può frenare anche da questo versante la domanda.
Nel contempo i distributori devono far fronte a pesanti inventari sia del nuovo ma soprattutto dell’usato, il che comporta conseguentemente un drammatico appesantimento della situazione finanziaria.
In questo contesto, condividiamo le preoccupazioni delle aziende che ci segnalano in modo allarmato la contrazione del mercato rispetto al periodo pre-crisi a cui và ad aggiungersi la difficoltà che hanno già di liquidità a causa dei filtri più rigidi per l’accesso al credito. Queste difficoltà saranno ancora più rigide domani per i clienti di queste aziende, in quanto la crisi di liquidità e di fiducia renderà più rigorosa l’applicazione dei parametri di Basilea 2. Per non parlare delle banche che ad oggi finanziano solo quelle aziende di prima fascia con buoni fondamentali; né si riscontrano effetti positivi prodotti dalla legge Tremonti, né vi sono liquidità per effettuare investimenti.

Se è vero come è vero che il nostro paese è prevalentemente composto da piccole e medie imprese; per esse l’urgenza prioritaria è il credito, ma urgenza è anche riforma degli ammortizzatori sociali che le consideri imprese come le altre, con la contribuzione e quindi la CIG per governare l’andamento del mercato.
Ha ragione la compagna Camusso (seg.CGIL Naz), quando ritiene che sia giusta la richiesta di queste aziende di sospendere Basilea 2; almeno per questa fase.
Per la CGIL, il tema fondamentale resta quello delle nuove regole per la finanza, un sistema di regole e certezze senza arbìtri, un sistema finanziario che favorisca gli investimenti. Crediamo che vadano definite politiche di incentivazioni certe, che premiano le aggregazioni, i consorzi, le crescite dimensionali e la capitalizzazione.
Come CGIL e come FILCAMS Nazionale, pensiamo innanzitutto allo strumento del credito di imposta, vorremmo anche un sistema stabile senza interventi una-tantum che non danno certezze, e che abbia almeno tre vincoli di riferimento: Ricerca, Occupazione, Innovazione del Processo e di Prodotto.
Compagne e compagni,
questo è in grandi linee la situazione in cui versa il nostro settore ed in questo contesto, certo non facile abbiamo operato e stiamo operando come FILCAMS -CGIL, a tutti i livelli ( Nazionale – Regionale -Territoriale e Aziendale).
Questa mia relazione, che mi avvio a concludere, vuole essere un contributo al dibattito sia interno al nostro settore che nella categoria, visto che ci accingiamo ad affrontare una difficile stagione di rinnovi contrattuali Nazionali ed Aziendali ed anche una prossima campagna Congressuale della FILCAMS e della CGIL, dove si deve discutere delle prospettive di sviluppo che il Paese deve affrontare.
Quali politiche contrattuali e relazione Sindacali vogliamo impostare, per rafforzare e rinnovare ruolo e funzione del sindacato confederale, alla luce delle attuali divisioni che registriamo con CISL E UIL.
Autonomia, Democrazia Sindacale, Unità Sindacale e Concertazione sono temi che sembravano dismessi dal nostro linguaggio quotidiano e che invece oggi più che mai necessitano di ulteriori riflessioni ed approfondimenti. Sono certo che avremo tante occasioni per un confronto sereno e costruttivo a tutti i livelli della nostra organizzazione.
Sfruttiamo l’ occasione della riunione del Coordinamento Nazionale, alla presenza del Segretario Generale della FILCAMS, comp. F.Martini; per riflettere su come ci accingiamo ad affrontare la fase dei rinnovi della Contrattazione Integrativa, alla luce sia dell’attuale crisi del settore, che ho cercato di descrivere, sia con riferimento alle novità che il nuovo CCNL del Terziario ha introdotto.
La FILCAMS Nazionale, così come la CGIL, dà un peso rilevante alla Contrattazione a tutti i livelli, perché il lavoro, le sue condizioni, la sua organizzazione, diventino essenza del futuro della produzione del nostro paese.
Come ho già detto in questa mia relazione, i lavoratori del settore Auto, hanno già pagato un prezzo altissimo alla crisi sia in termini di posti di lavoro persi, sia in termini di giornate di CIGS effettuate, che di Contratti di solidarietà; non possiamo quindi non chiedere in primis alle aziende l’impegno al mantenimento della forza lavoro e la garanzia che per la durata del CIA non vi siano più riduzione di personale, visto che ormai si è “raschiato il barile” e che a fatica l’attuale forza lavoro rimasta è in grado di sostenere l’organizzazione del lavoro richiesta.
A mio avviso, si può anche rinunciare a qualche Euro di aumento in più per il primo semestre o per il primo anno a patto che si abbia la garanzia del blocco dei licenziamenti e della riduzione di personale.

Dobbiamo pretendere che attraverso il CIA ci siano da parte dell’Aziende, impegni precisi definiti e verificabili rispetto alla Formazione Permanente, alla Riqualificazione Professionale ed alla lotta alla precarietà. E’ un terreno questo ancora poco esplorato dalle Parti, e appunto riguarda la formazione per il cambiamento, come la Formazione Permanente che riguarda la ricaduta degli investimenti e come l’accompagnamento dei periodi di CIG.
Se buon lavoro e qualità sono i terreni della competizione attuale e futura sarà anche avvertita la necessità di porre fine alla precarietà ed al lavoro nero, che non possono generare buon lavoro. Alla Organizzazione del Lavoro, alla Flessibilità ed al governo degli orari, ai Turni, al Lavoro Domenicale, all’Apprendistato, alla Tutela della Salute e dell’Ambiente di Lavoro, alla Sicurezza, alla Bilateralità Contrattuale, alla Formazione ed al miglioramento delle Relazioni Sindacali affinchè gli stessi impegni assunti all’interno del CCNL vengano mantenuti e rispettati; Una particolare e nuova attenzione và dedicata alla presenza delle donne all’interno dell’attività lavorativa aziendale per elaborare un progetto di contrattazione di genere e di contrattazione sociale.
L’impegno nostro deve quindi concentrarsi in questa fase di crisi su questi temi e darci priorità assoluta nelle nostre piattaforme rivendicative per i rinnovi dei C.I.A. in scadenza, anche perché una mera impostazione salariale dei suoi contenuti, rischierebbe di essere facilmente strumentalizzata dalle controparti che innalzerebbero muri di incomunicabilità inutili e dannosi.
Se è vero che le Aziende registrano crisi e perdita di redditività e fatturato, è altrettanto vero che i lavoratori registrano un pauroso depauperamento del loro potere di acquisto. I loro attuali salari, a causa della crisi, da troppo tempo non registrano incrementi significativi in termini di salario riveniente dalla contrattazione di secondo livello. Si tratta quindi di trovare quel giusto mix che da un lato dia risposte ai processi di riorganizzazione e di innovazione produttiva dell’Azienda e dall’altro si riconosca il giusto valore economico e salariale alla professionalità all’impegno e alla disponibilità alla flessibilità contrattata che i lavoratori mettono a disposizione. Così come vanno rivisitate le voci che fino ad oggi hanno inciso sulla definizione del Premio di Produttività, sia per quanto riguarda i Parametri Generali che per quanto riguarda i Parametri Specifici.
Abbiamo la necessità di affrontare altri temi, temi che certamente porteremo all’attenzione ed al dibattito Congressuale sia della FILCAMS che della stessa CGIL. Sono temi già dibattuti in passato ma che ancora non hanno trovato la giusta definizione e soluzione. Mi riferisco alla questione dell’uniformità contrattuale del settore Auto ed al ruolo più incisivo dei Comitati Aziendali Europei.
Credo che a partire da oggi, questo Coordinamento Nazionale in piena sintonia con la Segreteria Nazionale della FILCAMS e in stretto rapporto con i vari coordinamenti Aziendali di gruppo e di settore territoriali possa trovare ulteriori stimoli, contributi e idee che ci consentano di ottenere risultati sempre migliori a difesa dei diritti dei lavoratori che rappresentiamo.