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Roma, 22 febbraio 2017

L’Inps con la circolare n. 36 del 21 febbraio , ha comunicato gli aggiornamenti relativi agli importi mensili massimi delle indennità, (ed alla retribuzione mensile comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive utile ai fini dell’individuazione del massimale) da corrispondere ai titolari dei trattamenti di integrazione salariale, e indennità di disoccupazione Naspi. I trattamenti suddetti sono determinati nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione media annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo con decorrenza 1 gennaio 2017 sono stabiliti nelle seguenti misure: (sono gli stessi dell’anno 2016 che per effetto della deflazione non sono aumentati)

Cassa integrazione guadagni

gli importi sono indicati al lordo ed al netto della trattenuta previdenziale del 5,84%

    retribuzione
    Importo lordo
    Importo netto
    Inferiore o uguale a 2.102,24
    Euro 971,71
    914,96
    Superiore a 2.102,24
    Euro 1167,91
    1099,70

Indennità di disoccupazione Naspi
La retribuzione da prendere a riferimento per l’anno 2017 per il calcolo dell’indennità di disoccupazione Naspi è di € 1195,00 (quella imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive, divise per il totale delle settimane e moltiplicata per 4,33.

L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile

      Ø75% retribuzione pari o inferiore a € 1195
      Øper retribuzioni superiori incremento del 25% tra il differenziale della retribuzione e € 1195
      Øin ogni caso non può essere superiore a € 1.300 l’indennità non è soggetta a prelievo contributivo 5,84%

Assegno per attività socialmente utili (EX LSU)
L’importo mensile dell’assegno spettante ai lavoratori che svolgono attività socialmente utili per l’anno 2017 è pari a € 580,14 l’indennità non è soggetta a prelievo contributivo 5,84%.

Indennità di mobilità ordinaria
La legge 92/2012 ha disposto il superamento, a decorrere dal 1° gennaio 2017, della indennità di mobilità con l’abrogazione degli artt. da 6 a 9 della Legge 223/1991 che ne disciplinavano il funzionamento.

                          p/la FILCAMS-CGIL NAZIONALE
                          L. Mastrocola

Roma, 8 aprile 2016

con la Circolare n.56 l’Inps ha provveduto ad esplicitare il raccordo tra la disciplina degli ammortizzatori in deroga e il D.lgs 148/2015 che riforma “la disciplina in materia d’integrazione salariale ordinaria, straordinaria e in materia di Fondi di solidarietà”.

Requisiti soggettivi e lavoratori beneficiari
Il Decreto 83473 del 1/8/2014, la cui vigenza è estesa anche all’anno 2016 indica quale requisito per l’accesso al diritto alla Cassa in Deroga, il possesso da parte del lavoratore di una anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno dodici mesi alla data di inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.
I soggetti beneficiari sono i lavoratori con la qualifica di operai, impiegati, quadri, somministrati e apprendisti.
Per quanto attiene invece l’accesso alla CIGS , il D.lgs 148/2015 stabilisce che il lavoratore debba possedere un’anzianità aziendale di 90 giorni di lavoro effettivo.
Beneficiari del trattamento in questo caso risultano essere i lavoratori subordinati e gli apprendisti assunti con contratto “professionalizzante”, che però ne hanno diritto solo per la causale “crisi aziendale”.
Non ne hanno diritto i dirigenti, i lavoratori a domicilio e gli apprendisti assunti per il conseguimento della qualifica e il diploma (apprendistato di 1° livello) e gli apprendisti di alta formazione (apprendistato di 3° livello).
Gli apprendisti con “contratto professionalizzante”, nel caso in cui venga utilizzata la CIGS per una causale diversa dalla crisi aziendale, cioè la riorganizzazione o il contratto di solidarietà (che ricordiamo con la novella del D.lgs 148/2015 è diventata una causale e non più uno strumento autonomo di gestione dell’esubero) non accedono all’ammortizzatore; ugualmente esclusi sono gli apprendisti di 1° e 3° livello.
Per gli apprendisti cui non si applicano le tutele dalla CIGS potrà essere fatta richiesta di accesso alla cassa in deroga.

Contributo addizionale
Il D.lgs 148/2015 ha introdotto, in capo alle imprese che utilizzano l’integrazione salariale compreso il contratto di solidarietà il pagamento di un contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata per le ore non prestate (da calcolarsi prendendo a riferimento il quinquennio mobile):

•1-52 settimane 9%
•53-104 settimane 12%
•105 -156 settimane 15%

La circolare in commento specifica che l’obbligo del pagamento del contributo addizionale si applica anche alla cassa in deroga sia quella interministeriale che regionale. Oltre che a un ulteriore restringimento dei criteri di accesso, si registra un pericoloso disincentivo economico per le imprese, qualora le stesse decidano di evitare attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, l’immediata espulsione di forza lavoro.

Modalità di erogazione e termine per il rimborso
Il D.lgs 148/15 ha modificato anche i termini di richiesta di rimborso, che per la Cigs deve essere effettuato, a pena di decadenza, entro 6 mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo. Tale previsione viene estesa anche alla cassa in deroga.

Termini per la presentazione della domanda
Il D.I. 83473 prevede che le domande di fruizione della cassa in deroga, corredate dal relativo accordo, debbano essere presentate dall’azienda in via telematica all’Inps e alla Regione, entro 20 giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro; in caso di presentazione tardiva la prestazione di CIGD decorre dall’inizio della settimana precedente alla data di presentazione della domanda.
Il D.lgs 148/2015 stabilisce invece che, per la cassa ordinaria, la domanda debba essere presentata 15 giorni prima della sospensione, mentre per la cassa straordinaria la domanda di concessione debba essere avanzata entro sette giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale. La copertura effettiva della prestazione non può comunque decorrere prima del 30° giorno della presentazione dell’istanza. Non possono pertanto essere prodotti accordi che prevedano decorrenze anticipate o retroattive come in passato. La normativa pertanto, almeno in questo caso, non prevede omogeneizzazione e raccordo: permangono due procedure differenti.

Trattamento di fine rapporto
Durante la fruizione della cassa in deroga viene esclusa la possibilità di porre a carico INPS la maturazione delle quote di TFR, che rimangono pertanto competenza esclusiva del datore di lavoro.

Raccordo tra la disciplina della cassa in deroga e il Fondo di integrazione salariale (FIS)
Nella circolare INPS nr. 22 del 4 febbraio 2015 era stata garantita la possibilità di scelta tra la presentazione della domanda di cassa in deroga e quella al Fondo di Integrazione Salariale. Il fondo doveva essere attivo già dal 1° gennaio 2016 e garantire prestazioni d’integrazione al reddito ai lavoratori in sospensione o riduzione di orario; in realtà l’assenza di un apposito decreto ne ha inibito l’operatività.
In data 30 marzo 2016 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’economia e finanze nr 94343 istitutivo del Fondo d’integrazione salariale, ora operativo.
Il decreto istitutivo del Fondo d’integrazione salariale sarà oggetto di approfondimenti successivi.
La circolare nr. 56/2016 conferma la possibilità di presentare alternativamente la domanda per la cassa in deroga o per ottenere le prestazioni garantite dal FIS o dai Fondi “Alternativi”.
Viene esclusa esplicitamente la possibilità della doppia richiesta (che noi avevamo suggerito in prima battuta nella fase di non operatività del Fondo per garantire comunque una fra le due forme do indennizzo), poiché la circolare impone una scelta alternativa.
Si ribadisce che il limite di durata della cassa in deroga per l’anno 2016 è di 3 mesi, e che tale limite va riferito alla “unità produttiva” intesa come articolazione autonoma, cioè idonea a realizzare l’intero ciclo produttivo.
L’ impatto sui nostri settori di questa specifica potrà generare problemi di natura interpretativa, visto che, ad esempio per le attività commerciali, per consolidata giurisprudenza, un negozio non rappresenta un’unità produttiva in quanto mancante del requisito di autonomia.


p. la Segreteria Filcams Nazionalep. la Filcams Nazionale
Cristian Sesena Luciana Mastrocola