Svuotata la fabbrica dove bambini cinesi costruivano pupazzi per McDonald’s, Il Manifesto 5 settembre 2000

Il Manifesto 5 settembre 2000
Schiavi licenziati
Svuotata la fabbrica dove bambini cinesi costruivano pupazzi per McDonald’s
VALERIO CAMMARANO

"Dovete andarvene entro tre giorni o vi faremo sgombrare dalla polizia". Così la City Toys di Shajing, nella zona economica speciale di Shenzen, in Cina, si è liberata delle centinaia di bambini di 12-13 anni che, in violazione delle leggi di Pechino e di tutti i codici internazionali sul lavoro minorile, erano impiegati nella produzione dei pupazzetti venduti insieme con gli hamburger nei fast food della Mc Donald’s. La denuncia è di un sindacato di Hong Kong, il Christian Industrial Committee, secondo il quale la direzione della fabbrica avrebbe anche minacciato i bambini per evitare che parlassero con gli ispettori inviati dalla multinazionale americana.
La Mc Donald’s, infatti, da sempre si vanta (anche a fini pubblicitari) di attenersi scrupolosamente alle leggi sul lavoro minorile. E quando la settimana scorsa lo scandalo è venuto alla luce grazie a un’inchiesta di un quotidiano di Hong Kong, il Sunday Morning Post, ha subito aperto un’indagine, promettendo di rompere il contratto con la City Toys se le accuse fossero state confermate. Come un ladro colto sul fatto, l’azienda cinese, che è controllata da un’altra società, la Pleasure Tech Holdings, per prima cosa ha pensato di liberarsi del corpo del reato, vale a dire i piccoli operai. Che si sono trovati all’improvviso in mezzo a una strada, dopo essere stati sfruttati per mesi. Gli orari di lavoro, fino a 16 ore al giorno, sarebbero stati massacranti anche per un adulto. Proporzionate all’età e ovviamente molto più convenienti per la City Toys erano invece le paghe, che arrivavano a un massimo di 1,5 yuan (380 lire) l’ora. I bambini, inoltre, avevano due soli giorni di riposo al mese ed erano costretti
a dormire all’interno della fabbrica, in camerate da sedici, su panche di legno senza materasso.
Difficile sapere che cosa ne sarà dell’inchiesta della Mc Donald’s, ora che i bambini sono stati cacciati. Decenza vorrebbe che la veridicità delle accuse del Christian Industrial Committee a proposito dei licenziamenti venisse verificata. Ma il colosso della ristorazione veloce, che pure ha garantito nei giorni scorsi la sua volontà di andare fino in fondo, per il momento preferisce tacere. E in silenzio rimangono anche i principali indiziati dello scandalo, cioè la City Toys e la Pleasure Tech Holdings.
Purtroppo, questa non è la sola notizia negativa della giornata sul fronte del lavoro minorile in Asia. E’ stato ieri pubblicato uno studio di un’organizzazione non governativa olandese, l’India Dutch Committee of the Netherlands, in cui si afferma che nella sola città di Jalandhar, in India, almeno 10 mila bambini di età inferiore ai 14 anni sono impiegati nella manifattura di articoli sportivi, soprattutto per il football. Anche qui gli orari di lavoro sono impossibili (dalle 7 alle 11 ore giornaliere, a seconda che si abbiano meno o più di 13 anni) e gli stipendi da fame (in media 63 rupie al giorno, l’equivalente di tremila lire). Per l’india, dove non esistono leggi contro il lavoro minorile e i bambini impiegati nei vari rami dell’industria sono circa 20 milioni, i 10 mila piccoli operai di Jalahndar non sono un problema. Dovrebbero esserlo, invece, per la Fifa e per le industrie sportive, che sulla carta hanno accordi con i fornitori asiatici contro l’impiego di bambini, ma chiudono entrambi gli occhi
quando si tratta di controllare.