“Svimez” «Il Mezzogiorno in recessione»

11/07/2006
    marted� 11 luglio 2006

    Pagina 42 – Economia

      GLI OBIETTIVI

        Il rapporto annuale: lo scorso anno crescita a -0,3 per cento. Il Sud fanalino di coda in Europa per la vitalit� economica

          �Il Mezzogiorno in recessione�

            Svimez: nel 2005 persi 20mila posti. E continua l�emigrazione

              ALDO FONTANAROSA

                ROMA – Un Mezzogiorno in recessione, all�interno di un�Italia che ristagna. Nel suo tradizionale rapporto sull�economia meridionale, lo Svimez decreta che i mali nazionali sono ancora pi� seri per chi vive sotto Roma. Nel 2005 il nostro Sud � andato indietro (rispetto al 2004) come posti di lavoro e anche come ricchezza prodotta. Meno 3%. Un cittadino meridionale deve accontentarsi di 16.272 euro l�anno contro i quasi 30.000 del Centronord. Le regioni "sudiste" sono a crescita zero o negativa, con tre eccezioni: Abruzzo (+2,1%), Sicilia (+2,8), Sardegna (+0,9).

                Mentre i posti aumentavano di 179 mila unit� da Roma in su, a Sud se ne smarrivano oltre 20 mila. La forbice si allarga se consideriamo il periodo 2002-2005. Centronord: pi� 700mila; Mezzogiorno: meno 69 mila. L�unica voce in crescita � quella dei lavoratori precari. Salgono di 16 mila unit� e vanno ad aggiungersi a quelli precarissimi perch� in nero: 1 su 4. I dipendenti irregolari, senza un euro di contributi, sono pi� di un milione e mezzo con tetti impressionanti in Calabria dove arrivano a 3 ogni 10. Alla fine dei conti il Sud ha una quota di occupati inferiore di quasi 20 punti alla media europea. Anche per questo, altri 57 mila meridionali hanno fatto la valigia e sono emigrati verso Nord. Sono soprattutto laureati, campani nel 53% dei casi, siciliani nel 18. Trovano riparo, in genere, in Lombardia ed Emilia Romagna.

                L�Italia mediterranea � come isolata. Ogni cento merci nazionali che prendono la strada dell�estero, appena mezza � prodotta a Sud. E non aiutano le buone prove di Sicilia e Sardegna verso le Nazioni non europee. L�isolamento funziona, purtroppo, anche in senso inverso. Gli imprenditori esteri, che gi� investono poco in Italia, concentrano le loro aziende e le risorse al Nord (83%) riservando al Mezzogiorno un malinconico 0,7%. Ogni 900 dollari esteri che arrivano in Europa, appena 16 mettono radici nel nostro Sud. I motivi di tanta freddezza? I soliti: crimine, burocrazia, assenza di servizi e strutture di supporto.

                Ma anche il capitale umano scarseggia, sotto Roma. L�Italia meridionale sarebbe ultima come investimento nella formazione se non avesse la Grecia dietro di s�. In Inghilterra o Francia vantano titoli scientifici pi� di 20 laureati su cento. Nel nostro Mezzogiorno ci si ferma a 6. Pi� in generale, meno di 10 cittadini "sudisti" ogni 100 ha una laurea (contro il 35% negli Stati Uniti). Impressiona anche il limbo in cui vivono 824 mila meridionali. Semplicemente inattivi, non lavorano n� studiano. Tra questi, due su tre sono donne.

                  Presieduto da Nino Novacco, lo Svimez segnala alcuni settori in buona salute. Le esportazioni di prodotti energetici, ad esempio, sono salite del 55,7%. Ma un�altra incognita si impone all�orizzonte. Paesi emergenti, come quelli dell�Est europeo, sfidano le nostre imprese agricole. Soffre cos� l�industria del vino, dei cereali, degli agrumi. Resistono olio d�oliva e ortaggi.