“Sviluppo” Una legge salva-imprese

22/09/2006
    venerd� 22 settembre 2006

    Pagina 20 – Economia e Finanza

      NON CONVINCE IL DISEGNO SULLA POLITICA INDUSTRIALE

        Una legge salva-imprese
        (ma solo oltre i 200 addetti)

          Stefano Micossi

            GIUNGE oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri il disegno di legge sulla politica industriale. L’idea ispiratrice � che compete ai poteri pubblici di cambiare la strutture dell’industria, migliorare le tecnologie, far crescere le imprese. La bozza nelle mie mani incomincia cos�: �Le politiche per la competitivit� del sistema produttivo nazionale sono attuate attraverso meccanismi volti … al sostegno generalizzato dell’apparato produttivo … e al perseguimento di obiettivi strategici preordinati allo sviluppo economico del paese mediante misure selettive …�. Il ministro dello Sviluppo economico persegue in particolare i seguenti obiettivi: �riposizionamento del sistema produttivo verso attivit� economiche a maggior valore aggiunto; sviluppo e diffusione di tecnologie abilitanti con forte impatto sul sistema produttivo; sviluppo e consolidamento delle piccole e medie imprese; aumento delle quote di mercato internazionale; crescita e qualificazione dell’occupazione�. Davvero non manca nulla; o meglio, manca ogni riferimento al mercato, ma perch� sprecare parole? Per realizzare tali obiettivi, vengono predisposti alcuni agili strumenti. �Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari, approva le linee strategiche per la competitivit� e lo sviluppo�, con validit� triennale. L’individuazione delle azioni � effettuata �tenendo conto dei documenti di programmazione adottati per l’attuazione delle politiche di coesione e degli altri documenti di programmazione adottati dalle amministrazioni centrali e regionali competenti�. Alla fine, il ministro individua con proprio decreto i Programmi di innovazione industriale per l’attuazione degli obiettivi di cui sopra e seleziona �gli enti, le imprese e le associazioni da coinvolgere�. Dice proprio cos�.

              Quando il disegno di riordino � stato annunciato, sembravano emergere due novit� rispetto al passato: l’idea, seguendo l’esempio comunitario, di smantellare i programmi di aiuti a pioggia alle imprese, sostituendoli con pochi programmi mirati all’applicazione di tecnologie innovative; l’idea di semplificare l’amministrazione degli incentivi e concentrali in un solo ministero. Entrambe sembrano perse per strada. La legge 488 resta in piedi, con i suoi bandi e i suoi apparati; come restano in piedi Sviluppo Italia e i fallimentari meccanismi della �nuova programmazione� per l’impiego dei fondi comunitari. Appena ieri il ministro Mussi si � fatto acclamare da un’affollata assemblea di Confindustria promettendo risorse fresche per l’innovazione tecnologica; di migliorare l’impiego di quelle gi� disponibili, nessuno parla, per non disturbare gli attuali beneficiari. Soprattutto, sembra sfuggire ai redattori del disegno di legge che nell’approccio della Commissione europea – che peraltro non pu� vantare grandi risultati – i destinatari dei fondi non sono decisi da assemblee di tipo politico-partecipativo, ma devono competere attraverso un meccanismo �cieco� di selezione. Qui invece � chiara l’intenzione di dare denaro a imprese esistenti – magari raccolte nelle nuove fantomatiche reti da costituire con il sostegno pubblico – per progetti sostenuti insieme al sindacato e alle comunit� locali.

                Ma la vera perla del provvedimento � la creazione di un meccanismo generalizzato per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese indebitate con pi� di duecento addetti. A tal fine � prevista la creazione presso il Ministero dello sviluppo di un’Unit� operativa per le crisi d’impresa, la quale provveder�, dai suoi uffici romani, �alla tempestiva individuazione delle situazioni di crisi, mediante la ricognizione dei dati e la definizione di metodologie di monitoraggio e di specifici indicatori di allerta�. Una volta identificati i soggetti bisognosi di sostegno, l’Unit� provveder� a �fornire attivit� di supporto� per la definizione delle soluzioni, naturalmente promovendo �verifiche e intese preliminari tra le imprese e le parti economico-sociali interessate�. L’articolo 16 del provvedimento inserisce tale brillante disciplina nei meccanismi della legge fallimentare, che dunque viene a configurarsi come una legge �a due piani�: al primo piano, sotto i duecento addetti, si pu� fallire, al secondo piano se ne occuper� il governo. Davvero mancano le parole, prende un senso di vertigine. Viene solo da chiedersi se il ministro proponente sia quel Pierluigi Bersani che ci aveva stupito in luglio con le sue misure di liberalizzazione.

                  Viene da chiedersi se le componenti dell’Ulivo che si chiamano liberali – delle quali la voce sembra sempre pi� flebile – hanno visto questo provvedimento e sono pronte ad approvarlo.