Sviluppo Italia: «Parmatour va verso l´autodistruzione»

26/01/2004


SABATO 24 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
IL DOCUMENTO
Caputi in una lettera definisce "improbabile" il valore dei marchi

Sviluppo Italia: "Parmatour va verso l´autodistruzione"
          DAL NOSTRO INVIATO
          ETTORE LIVINI


          PARMA – Crediti di dubbia esigibilità, come ammettono candidamente gli stessi amministratori, per almeno 35 milioni. Oltre 130 milioni di attivo etichettati senza appello dal potenziale acquirente (Sviluppo Italia) come «assolutamente improbabili». La finanza creativa di casa Tanzi non è solo patrimonio del bilancio Parmalat. Anche i conti Parmatour, infatti, appena finiti sotto la lente del commissario straordinario Enrico Bondi, si stanno rivelando un nuovo colossale esercizio di lifting contabile. Che tra l´altro non è nemmeno riuscito ad evitare né l´ennesimo buco dei conti (60 milioni le perdite nel 2003 a fronte di un valore della produzione di 140 milioni) né lo stato di insolvenza del gruppo turistico, messo ko da oltre 410 milioni di debiti malgrado le centinaia di milioni di «distorsioni» ricevute da Parmalat per puntellare il bilancio.
          A certificare la drammatica situazione della società è una lettera spedita il 30 dicembre da Massimo Caputi, ad di Sviluppo Italia, ai vertici Parmatour di cui il gruppo pubblico si candida alla gestione: lo stato patrimoniale è «in forte squilibrio» scrive Caputi, e i 135 milioni di valore in cui sono contabilizzati nell´attivo i marchi (Sestante a Going) sono «del tutto improbabili». L´attività Parmatour senza interventi immediati viaggia verso la «certa autodistruzione» con enorme danno per il sistema turistico italiano. In mano a Bondi ci sono anche due fideiussioni di Calisto Tanzi, una per 266 milioni e una per 236, rilasciate alle banche esposte con il gruppo per 305 milioni (di cui circa 90 per Capitalia). I revisori della Price Waterhouse stanno ora verificando le voci di bilancio. I villaggi turistici sono valutati ad esempio 88 milioni ma lo stesso ex management ammette di non essere in grado di dare un valore reale a queste attività. Nell´ultima assemblea, infine, le dimissioni del presidente Romano Bernardoni – «per pressanti esigenze professionali» – e dell´ad Roberto Tedesco «per mancanza di chiarezza su sostegno finanziario, assetto societario e governance».