Sviluppo Italia mette le mani sulla Cit

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    I revisori della Ernst & Young non hanno approvato la semestrale. La società torna verso lo Stato
    Sviluppo Italia mette le mani sulla Cit

    Sandro Orlando

    MILANO Con una decisione improvvisa, alla fine del 2003, la Compagnia Italia Turismo (Cit) ha scorporato il suo patrimonio di immobili, vendendolo alla controllata Progetto Italiano. Per 57 milioni di euro, la società di Scanzano Jonico si è così aggiudicata due villaggi turistici in Sicilia e Basilicata, un resort veneziano, il centro di pellegrinaggio dedicato a Padre Pio a Pietrelcina, qualche terreno, più altre strutture alberghiere.

    Un’operazione dell’ultimo minuto che ha consentito alla Cit di mettere a bilancio un bel po’ di proventi straordinari, abbattendo le perdite a soli 40 milioni di euro, rispetto al passivo di 2 milioni dell’anno prima. Piccolo problema: la mano che pagava era la stessa che incassava. Perché dietro la Progetto Italiano, che è partecipata al 19% dal gruppo Cit, c’è, col 57% delle quote, la Compagnia delle Vacanze, già 17 Holding, ovvero la società milanese che fa capo alla famiglia di Gianvittorio Gandolfi. E quest’ultimo è l’imprenditore varesotto che ha la maggioranza di Cit (il 39%), oltre che il suo vicepresidente.

    E così tutta la transazione si è risolta in una partita di giro. Il venditore di elettrodomestici che nel ’98 fece il colpo della sua vita, prendendosi dalle Fs di Cimoli il gruppo turistico in via di privatizzazione a prezzi da saldi (una ventina di miliardi di lire, tenuto conto degli incassi generati dalle dismissioni successive all’acquisto), ha esaurito le risorse. E così per pagare la Cit, Progetto Italiano ha utilizzato anche l’importo residuo (12 milioni) del mutuo che lo stesso gruppo turistico aveva ricevuto da Banca Intesa, previa ipoteca sui suoi immobili. Dopo di ché, a fronte dell’incapacità di saldare il dovuto, le parti, cioè Gandolfi e Gandolfi, hanno convenuto a settembre di azzerare l’intera l’operazione. Gli immobili sono tornati al mittente.


    E per via di acrobazie contabili di questo tipo che i revisori della Ernst & Young si sono rifiutati di approvare la semestrale Cit, limitandosi a constatare che con queste operazioni “sono anche aumentati i debiti finanziari che peggiorano la situazione di tensione finanziaria già esistente”. Eppure a dispetto delle perdite (71 miloni a giugno) e dei debiti (224 milioni) il dossier Cit è finito ieri sul tavolo del ministro Antonio Marzano, che ha esaminato il piano elaborato da Ubaldo Livolsi, il consulente che fino a pochi mesi fa era anche presidente della compagnia. Obiettivo: rinazionalizzare parzialmente il gruppo , attraverso l’intervento di Sviluppo Italia e la costituzione di una nuova holding. Un progetto per far sopravvivere la Cit con denaro pubblico, senza danneggiare troppo gli attuali azionisti. Tra cui figura anche Candia Camaggi, l’ex consorte del cugino di Berlusconi, Giancarlo Foscale, la procuratrice che, ai tempi di All Iberian, gestiva da Lugano le transazioni del comparto estero Fininvest, prendendo ordini dallo stesso Livolsi.