SVILUPPO, EMERSIONE, LEGALITA’, DIRITTI, Modica 22.03.1999, Convegno

SVILIPPO – EMERSIONE – LEGALITA’ – DIRITTI

Convegno Dibattito, 22 marzo 1999, Palazzo dei Mercedari, Modica (RG)

Relazione di : Angelo Tidona

Questo secolo ci sta lasciando dentro a grandi sconvolgimenti di carattere politico, economico e di riorganizzazione della società.
La globalizzazione dell’economia produce necessariamente una nuova concezione della produzione di beni e servizi implicando anche una diversa organizzazione redistributiva dei consumi.
E’ mutato e continuerà a mutare tutto l’assetto sociale rispetto ai tempi di lavoro, del tempo libero; ci avviamo sempre di più verso una società terziarizzata, che cerca di rispondere alle esigenze ed alle aspettative di qualità della vita degli uomini e delle donne del terzo millennio.
Assieme ai mutamenti della conformazione sociale cambia anche l’approccio ed il modo di consumare beni e servizi, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Tutto questo provoca conseguenzialmente grandi sconvolgimenti organizzativi anche nel settore commerciale, dove si nota una grande effervescenza, specialmente dei grandi gruppi della distribuzione impegnati in massiccie politiche espansive e di revisione della macchina distributiva.
Tutto ciò innesca quindi una grande ristrutturazione nel sistema commerciale del nostro paese, creando delle mutazioni negli assetti che consideravamo fisiologici e naturali.
Facendo una analisi del nostro sistema commerciale e distributivo notiamo già segni di forti differenziazioni territoriali.
Il nord, già forte, corre sempre di più e determina un sistema di concorrenza su qualità totale e convenienza economica.
Il sud, strutturalmente debole, stenta a creare una moderna rete organizzativa; appesantito anche da obiettivi ritardi sociali e culturali e dall’arretratezza di strutture ed infrastrutture, condizione prioritaria per la promozione di qualsiasi sviluppo produttivo.
I sistemi di comunicazione viaria intermodale, lo sviluppo delle moderne tecnologie nella comunicazione, il cablaggio del territorio sono strumenti sempre più urgenti ed essenziali per avviare un riequilibrio del sistema paese.
Per fare sviluppo nel territorio oggi sono essenziali politiche concertative e sinergie tra amministratori, imprenditori, forze sociali che sappiano creare quelle innovazioni per agganciare chi è già avanti.
Se non ci riusciamo l’alternativa è una sempre più grande marginalizzazione ed un ulteriore impoverimento del tessuto sociale.
Dentro quindi questa scomposizione e ricomposizione dello sviluppo nel nostro paese inevitabilmente si consolidano gli interessi sia dei soggetti forti che dei deboli, generando una formidabile lotta per la sopravvivenza che determina poi scelte che non vanno sempre in direzione del rispetto delle regole e della legalità.
Si consolidano e si accentuano, come meccanismi protettivi per la conservazione dello stato di fatto dentro l’impresa, fenomeni come l’elusione e l’evasione fiscale, contributiva, retributiva, e si marginalizza il rapporto con il dipendente calpestando diritti e dignità; si alimenta in effetti un tessuto sociale che si allontana sempre più velocemente dalla legalità.
Tutti questi fenomeni sempre più diffusi determinano un vero e proprio dumping sociale che vogliamo, come sindacato assieme ad altri, combattere e vincere.
Questa iniziativa si inquadra quindi come primo momento di discussione e di confronto con le Istituzioni, le Amministrazioni ed il mondo dell’imprenditoria che ci permette di fare una analisi nel settore del commercio della nostra provincia.
Perche a Modica: perche notiamo che a Modica si sono concentrati nell’ultimo decennio, più che in altre zone della provincia, formidabili investimenti da parte di imprese quasi tutte radicate a Catania e nel settore dell’abbigliamento, creando un polo commerciale che occupa più di 500 addetti in una trentina di società.
Siamo convinti che quì si è affermato l’esatto contrario dello sviluppo di cui abbiamo bisogno, uno sviluppo caotico, senza regole nè di mercato nè economiche, nè tantomeno garanzie contrattuali accentuando squilibri già esistenti nella nostra provincia.
Crediamo che occorre dare consistenza e futuro a questo fenomeno dando la possibilità di integrarsi al territorio facendo in modo di trasformare tutto in un circolo virtuoso che rispetti le regole di mercato, contrattuali e legali.
Gli strumenti a sostegno, per creare concorrenzialità vera, che consentono lo sviluppo dell’impresa, dare occupazione meno precaria ed alleggerire il costo del lavoro ci sono già.

La legge 488/92 finanzia investimenti con quote di capitale a fondo perduto.
Le leggi che consentono le flessibilità nel rapporto di lavoro, i contratti part time, a tempo determinato, il lavoro interinale.
Le leggi che consentono di sostenere il costo del lavoro,
la legge 56/87 sull’apprendistato, la 863/84 sui C.F.L., la 407/90 che azzera i contributi previdenziali ed assistenziali per tre anni.
Poi sono state date ed utilizzate altre opportunità per dare la possibilità di impiegare e formare al lavoro i giovani le Borse Lavoro ed i Piani di inserimento Professionale.
Voglio quì sottolineare due dati: il primo è il dato ISTAT su lavoro nero ed evasione contributiva che assegna alla nostra provincia il 2 posto in Sicilia dopo Agrigento con il 43% di evasione.
Il 2 dato si riferisce al dato delle Borse Lavoro e dei Piani di Inserimento professionale autorizzati in Sicilia solo per il settore commercio:
- 3317 B.L.e P.I.P autorizzate alla Confcommercio
- 1078 " " autorizzate alla Confesercenti
- 4395 in totale in Sicilia di cui circa 1200 in provincia
Questi giovani sono stati utilizzati per un anno, ora con una circolare è stato stabilito che le nuove autorizzazioni verranno concesse con l’obbligo della riconversione del rapporto nella misura del 40% col risultato che non c’è nessuna associazione o società che ne ha fatto richiesta.
Sorge un sospetto ed una domanda: ma tutte le opportunità che sono state messe nel mercato a spese del contribuente cosa hanno prodotto occasioni di sviluppo e possibilità di creare lavoro, o semplicemente occasioni di nuovo sfruttamento e di nuove furbizie ?
Tutte queste ingenti risorse a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione, in mancanza del necessario monitoraggio, controllo e regime sanzionatorio, e di una verifica stessa delle finalità dei provvedimenti, hanno infine giovato solo ai furbi ed ai conti economici delle società.
Hanno drogato il mercato del lavoro ed hanno rafforzato ed esteso la rete di illegalità diffuse.
Si vanno estendendo sempre di più l’uso di far firmare al lavoratore le dimissioni contestualmente all’assunzione, per garantirsi la possibilità di attingere a quelle leggi.
L’uso dei contratti part time stipulati secondo la legge, salvo poi utilizzare il lavoratore per 8 o 10 ore al giorno.
La furbizia di presentare buste paga rispettose dei contratti, ma pretendere una differenza con la somma realmente percepita dal lavoratore.
Tutto questo passa molte volte con il consenso del lavoratore sottoposto alla scelta semplice di decidere se sopravvivere o accettare la condizione di disoccupato a vita.
I grandi gruppi invece utilizzano questi incentivi per finanziarsi le ristrutturazioni e per determinare al loro interno fasce di flessibilità sempre più estese con effetti negativi anche per la stabilità dell’occupazione.
Fenomeni di questo tipo devono farci riflettere e ribellare affinchè si trovino le soluzioni e si creino le condizioni per avviare una graduale emersione verso la legalità ed il rispetto delle regole.
A questo proposito le organizzazioni sindacali FILCAMS FISASCAT UILTUCS e CONFCOMMERCIO hanno stipulato il 20 Giugno 1997 un accordo di riallineamento retributivo nazionale ripreso poi a livello territoriale.
L’accordo prevede la fuoriuscita dal nero e dal sommerso partendo da quote salariali del 60% e l’aggancio al contratto nazionale in 5 anni, ma anche la possibilità per i lavoratori di organizzarsi nei sindacati con l’elezione del loro rappresentante nelle imprese con almeno 8 dipendenti.
Dobbiamo però, con profonda amarezza, constatare che quegli accordi non sono ancora recepiti in nessuna azienda sia per piccole che per grandi illegalità consumate.
Dobbiamo convincerci che è tutto perfettamente regolare?
O si ritiene quell’accordo ancora troppo esoso per le aziende?
Certamente c’è ancora una interessata diffidenza, ed in alcuni casi anche eccessiva preoccupazione nel tenere un rapporto con il sindacato.
Occorre però la massima chiarezza ed una urgente verifica nel merito, determinando conseguenzialità per poter sgombrare
eventualmente il campo, e per poter dare ad ognuno la libertà di ricercare altre soluzioni.
Certamente ci sono pesantezze strutturali e una certa indeterminatezza delle normative che accompagnano l’emersione, ma sono convinto che c’è ancora poca consapevolezza ed impunità.
Sono convinto anche che ci troviamo di fronte ad una imprenditoria che si muove ancora in ordine sparso e debolmente, lasciando spesso furbescamente che siano altri a trovare soluzioni al problema.
Ho finora focalizzato il mio intervento sul cosidetto privato, ma se analizziamo i soggetti pubblici notiamo che le amministrazioni pubbliche sono grandi produttori di illegalità diffuse e di diritti negati.
Pensiamo cosa genera il sistema dell’affidamento di servizi dati in appalto con il massimo di ribasso d’asta.
Le ditte, spesso di piccole dimensioni, prendono il lavoro e se poi non stanno nei costi è cosa facilissima rifarsi sul salario ed i diritti del dipendente.
Spesso poi, arraffati i soldi, scappano lasciando insoluti mensilità arretrate e liquidazione, ed il lavoratore che deve accollarsi l’iter di una vertenza legale.
Per quanto riguarda l’amministrazione si prepara un altra gara d’appalto, si assegna il servizio e la giostra ricomincia il suo giro con altri soggetti.
Chi deve controllare e prevenire possibilmente per impedire situazioni spesso illegali?
E’ cosa saggia fare i controlli ed intervenire, dopo che tutto è consumato, o qualche volta fare finta di niente?
Perciò avanziamo, quì ed ora, la proposta di mettere in cantiere subito un tavolo di concertazione tra pubblica amministrazione, soggetti privati, forze sociali che realizzino i cosidetti " Protocolli di Legalità " garantendo percorsi e regole certe per tutti.
E’ necessario che il sindacato spieghi e chiarisca quali sono i motivi e gli obiettivi dell’azione che intende portare avanti, per quali interessi e per tutelare chi.
Occorre ricordare le ragioni forti di queste scelte che potrebbero sembrare strane e controproducenti per gli interessi di chi vogliamo rappresentare.
Diciamo subito, senza alcuna ombra di dubbio, che non intendiamo rinunciare ai nostri diritti ed alle prerogative che ci derivano dai contratti, ma la rinuncia a determinate norme contrattuali nazionali o la stipula dei contratti di riallineamento e di emersione non devono leggersi come la possibilità di un ulteriore sconto salariale, come vorrebbe per la verità viverli qualche furbo.
I nostri obiettivi sono altri, sono la convinzione di rappresentare e dare voce a chi non l’ha mai avuta, e di creare tutele e diritti a chi è ancora sotto quelle soglie.
Sono la convinzione di dare un termine di certezza e la possibilità di fuoriuscita da una condizione di forte sfruttamento e di esclusione sociale.
Siamo convinti del fatto che creare condizioni di legalità e dignità dentro l’impresa con il rispetto dei contratti, il pagamento giusto delle retribuzioni e dei contributi si determina un forte rallentamento dell’evasione e
dell’elusione fiscale.
Significa immettere nel mercato condizioni di vera concorrenza ed immettere nel tessuto sociale elementi di legalità, depotenziando chi sfrutta questo stato di fatto per fare losche operazioni ed investimenti che nulla hanno a che fare con il concetto di imprenditoria sana.
Vogliamo anche assicurare che commette un errore chi dovesse pensare di utilizzare le leggi di sostegno ed i contratti di emersione come mero e semplice espediente per determinare una strutturale deregulation delle regole del mercato del lavoro, o peggio di chi vorrebbe continuare a sguazzare nel torbido.
Avanziamo perciò assieme alle altre anche una proposta di metodo a tutti i nostri interlocutori sia rappresentanti delle amministrazioni pubbliche che dell’imprenditoria, che si avvii un percorso di concertazione per ciò che riguarda la redazione dei piani commerciali ed il rilascio delle licenze, questa, siamo convinti, è la migliore prevenzione per rendere trasparente e democratico lo sviluppo del settore, dentro una cornice di legalità.
In conclusione è necessario che ognuno faccia la propria parte senza furbizie, rinunciando a qualcosa del proprio modo d’essere del passato, affrontando con spirito costruttivo le sfide e le innovazioni che ci aspettano.
Faremo tutti un servizio utile a chi rappresentiamo se da domani saremo impegnati in una azione sinergica col fine di costruire condizioni di reale concorrenza nel mercato, sviluppo del settore, un confronto più democratico tra imprese e lavoratori, l’estensione dei diritti fondamentali per tutti in un contesto sociale più avanzato.

Angelo Tidona
Segretario Provinciale
Filcams CGIL RAGUSA