Sventato lo scippo delle liquidazioni

05/05/2004

        mercoledì 5 maggio 2004
        Sventato lo scippo delle liquidazioni
        Tremonti voleva utilizzare i tfr come «entrata» nel bilancio dello Stato
        Laura Matteucci
        MILANO Tremonti ci ha provato. Sa rebbe stato bello ripianare un po’ di deficit, e magari anche finanziare la mitica riduzione fiscale, con i Tfr, ov vero con i soldi dei lavoratori. Ma le forze di opposizione, i sindacati e l’asse LegaAn contraria al «tremontismo» (il primo ad opporsi all’ultima idea di Tremonti è stato Maroni, cui si è poi aggiunto anche Fini) hanno allontanato l’ipotesi. Almeno per il momento.

          Sulla riforma delle pensioni è sempre scontro. Tremonti adesso se ne esce dicendo che sul testo c’è una «generale convergenza», e che «verrà approvato a giorni». Ma tace, invece, sul tentato scippo dei Tfr, sull’emendamento presentato da due senatori di Forza Italia che prevedeva lo stralcio della previdenza complementare dalla delega di riforma delle pensioni, sullo scontro nel vertice di maggioranza che ne è seguito e che ha portato al suo ritiro. Contrari allo stralcio della previdenza complementare il ministro al welfare Maroni e il vicepremier Fini.

          Per la cronaca, è stato ritirato anche un secondo emendamento, che prevedeva una prima verifica sui conti previdenziali nel 2005. E ieri in Senato, invece di discutere del ddl in apertura di seduta, come da calendario, l’ordine del giorno è stato modificato in modo che se ne iniziasse a parlare solo a tarda sera.

          L’emendamento della discordia, firmato dai due senatori forzisti Mario Ferrara e Lucio Malan, ma che sarebbe stato sponsorizzato direttamente da Tremonti, avrebbe avuto l’obiettivo di creare un fondo a se stante per la previdenza complementare (integrata appunto con i Tfr, secondo il principio del silenzioassenso dei lavoratori, mentre all’inizio la maggioranza chiedeva l’obbligatorietà dei trasferimenti) presso l’Inps.

          E questo è il punto: l’Inps è un ente pubblico, quindi le sue entrate finiscono nel bilancio dello Stato. «I soldi del Tfr utilizzati per fare cassa, per costituire “entrata” nel bilancio dello Stato e mascherare il deficit. E parliamo di una cifra che si aggira sugli 8 milioni di euro»: Cgil, Cisl, Uil, Margherita, Ds, Verdi e gruppo misto si sono schierati insieme, dopo un incontro chiesto dai sindacati ai gruppi dell’opposizione al Senato. «Sarebbe stata una norma devastante, e infatti la reazione è stata violenta anche da parte della stessa maggioranza», ricorda il senatore Ds Giovanni Battafarano.

          Mascherare il deficit e anche di più, per esempio coprire una parte degli investimenti che servirebbero per finanziare la riduzione delle tasse, così come ripetutamente promesso da Berlusconi e Tremonti.

          «Più che di un ritiro, si è trattato di una fuga commenta Gavino Angius, presidente dei senatori Ds Maggioranza e governo si sono spaccati in modo drammatico e sono stati costretti a fare dietrofront. Si trattava di una proposta inaccettabile, destina ta a stravolgere una riforma già pessima». Almeno per il momento, continua Angius, «il peggio sembra essere stato sventato. Non cambia, però aggiunge la nostra contrarietà ad un provvedimento inefficace, ingiusto, che si prefigge di risparmiare sulle pensioni degli italiani per cercare di assestare i conti pubblici, che nasconde una serie di trappole per i più deboli. Resta inoltre il fatto che questa destra si conferma incapace. Incapace di far quadrare i conti pubblici senza mettere le mani nelle tasche dei lavoratori, e incapace di varare una riforma delle pensioni equa».

          Comunque: «Così come è disegnato nella delega, il sistema della previdenza complementare non reggerà», dice il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini, secondo cui «con questa normativa si pongono problemi di gestione del sistema pesantissimi».

          Del ddl, si diceva, palazzo Madama ha iniziato a discutere solo in serata, l’approvazione dovrebbe arrivare l’11 maggio. Poi toccherà alla Camera. Come deciso dal vertice di maggioranza, il testo dice tra l’altro che soltanto le donne potranno andare in pensione di anzianità a 57 anni di età e 35 di contributi, calcolando il trattamento con il metodo contributivo.