«Sussidio ai disoccupati solo se cercano lavoro»

15/03/2007
    giovedì 15 marzo 2007

    Pagina 31 – Politica

    LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI AL VIA

      “Sussidio ai disoccupati
      solo se cercano lavoro”

        Damiano vuol portare l’assegno al 60% dello stipendio

          Segnali favorevoli
          dal sindacato
          «Purché la durata
          dell’aiuto resti uguale»

          TERESA PITTELLI
          ROMA

          Ammortizzatori sociali più ampi per giovani e lavoratori delle piccole imprese. Alla trattativa che inizia tra due settimane il governo vuole arrivare con qualche certezza in più, e dopo gli incontri delle ultime ore tra i ministeri economici è pronta una proposta che ridisegna tutto il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo i sussidi antidisoccupazione anche ai lavoratori precari e alle imprese con meno di 15 dipendenti. L’esecutivo è intenzionato a metterla sul piatto del negoziato, e a trovare non meno di 2,5-3 miliardi di euro per la copertura. Sperando così di agevolare il confronto con i sindacati sulle pensioni, visto l’alt di Cgil, Cisl e Uil su alcune questioni spinose come la revisione dei coefficienti della legge Dini. Una linea che potrebbe essere vincente se si tiene in conto «il legame tra lotta alla disoccupazione e continuità previdenziale», sottolinea il segretario della Cisl, Giorgio Santini.

          La riforma, del resto, è attesa da anni, ma a causa dei costi è stata sempre rimandata. Ora è diventata ormai un punto d’onore per il ministro del Lavoro, Casare Damiano, intenzionato a estendere le protezioni sociali alla metà del mercato del lavoro che ne è sprovvista, in particolare i giovani. Proprio l’allargamento del sussidio di disoccupazione è uno dei tre capisaldi sui quali poggia il progetto, che ipotizza di arricchire l’indennità portandola al 60% dell’ultima retribuzione in luogo dell’attuale 40-50%, e di estenderla anche ai lavoratori flessibili. La tutela risulta però sottoposta a una restrizione: l’attiva ricerca di un lavoro da parte del disoccupato. Un sistema già conosciuto in Europa come «welfare to work», che nel piano del governo dovrà essere interamente gestito dai centri per l’impiego, i quali prenderebbero il posto dell’Inps nell’erogazione del sussidio. «Bisogna creare maggiori sinergie tra politiche passive di competenza statale e politiche attive in mano alle regioni e alle province», spiega Giovanni Battafarano, capo della segreteria tecnica del ministro. Concentrare le funzioni di ente che concede il sussidio da un lato, e che offre formazione, orientamento e ricollocamento dall’altro, servirebbe a rendere più efficace il meccanismo. In altri termini al lavoratore che ha perso il posto spetterà sì il sussidio «passivo» per la disoccupazione, ma solo se si mostra «attivo» nel seguire la formazione e accettare le eventuali proposte di lavoro. In caso di rifiuto, l’indennità verrebbe sospesa.

          Secondo caposaldo del nuovo welfare: l’estensione delle tutele contro la disoccupazione anche ai lavoratori delle piccole e medie imprese, per i quali si sta pensando a un trattamento sulla falsariga della cassa integrazione guadagni. Il piano prevede infine la semplificazione delle diverse voci di ammortizzatori sociali in modo da evitare sprechi e costi indiretti. L’obiettivo è arrivare a tre tipi di trattamento: una cassa integrazione guadagni unica sia per le situazioni che danno vita alla cig ordinaria che per quelle che richiedono la cigs (nel primo caso eventi transitori con certezza della ripresa lavorativa, nel secondo ristrutturazioni o crisi aziendali); un’indennità universale che contempli tanto la disoccupazione quanto la mobilità; e infine il trattamento per il lavoro discontinuo utilizzato in agricoltura. Resta ancora da definire la durata dei nuovi istituti, visto che i vari trattamenti contemplano talvolta periodi diversi. Una misura che in principio non vede sfavorevoli i sindacati. «A condizione però che la durata resti la stessa», ammonisce Fulvio Fammoni, segretario generale della Cgil.

          Accanto a queste misure esiste poi un pacchetto-previdenza ad hoc per i lavoratori precari, che va dalla totalizzazione dei periodi contributivi sparsi tra più enti di previdenza ai contributi figurativi per coprire i buchi nei versamenti causati dalla discontinuità degli impieghi.