Susanna Camusso potrebbe mollare i radicali della Fiom

22/06/2010

Il gruppo dirigente della Cgil che si sta definendo in questi mesi si può definire post-craxiano. Contro di esso, come area programmatica che al congresso di Rimini ha raccolto il 17 per cento dei voti ma che dentro la Fiom è maggioritaria, condurremo una battaglia senza tregua, come sarà chiaro dal nostro primo appuntamento nazionale post-congresso, quello di Roma del prossimo 6 luglio. Una cosa è certa e voglio dirla chiara: se credono di normalizzare la Fiom e di costringerla a firmare l’accordo-ricatto di Pomigliano d’Arco, anche dopo che saranno resi noti i risultati del referendum, si sbagliano di grosso. Quell’accordo con la mancata firma della Fiom è nato morto, non vale nulla». Parola di Giorgio Cremaschi, per otto anni membro della segreteria nazionale della Fiom-Cgil, rebelde rifondarolo e radicale per eccellenza, al cui cospetto l’ex segretario Gianni Rinaldini come l’attuale, Maurizio Landini, potrebbero apparire delle mammolette accondiscendenti. Detto questo – e ricordata la storica frase che il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei regalò proprio al Riformista («ogni volta che Cremaschi parla, un nostro iscritto se va all’estero») – resta il punto.
Qualcosa, ai vertici della Cgil, sta cambiando. E molto rapidamente. Da oggi, infatti, potrebbe andare in scena un nuovo spettacolo: la “normalizzazione” della Fiom da parte della centrale confederale e il tentativo di convincere Landini a “rientrare” nella trattativa con la Fiat. Questo qualcosa si chiama Susanna Camusso. Milanese, 54 anni, femminista convinta, un passato politico marcato di rosa (nel senso del Psi) e un presente bersaniano senza troppi entusiasmi (sabato era in prima fila, al Palottomatica, a sentire Bersani ma la sua vera referente politica è Rosy Bindi), la Camusso sta per prendere le redini della Cgil in modo definitivo, diventandone molto presto, a ottobre, quando il doppio mandato di Guglielmo Epifani scadrà, il nuovo segretario generale. E, ovvio, il primo donna, record finora appartenuto, tra le sigle sindacali, alla sola Renata Polverini. Nel passato lombardo della Camusso c’è anche una lunga – e tormentata – esperienza vissuta proprio dentro la Fiom. Dal 1977 al 1997, infatti, la moderata Camusso ha lottato in mezzo ai leoni. Fu il mitico leader dei fiommini, Claudio Sabattini, che di fatto la rimuove per un accordo con Fiat.
Promossa (da Roma) a segretario della Cgil Lombardia, la Camusso conduce una guerra senza quartiere non solo nei confronti della Fiom ma anche della sinistra interna alla Cgil (Dino Greco). Dal 2006 in segreteria confederale, la Camusso diventa presto un volto noto. E fioccano interviste, alcune compiacenti, tese ad accreditarla da subito a successore designato di Epifani e a smussarne le asperità del carattere. Le viene anche affidata una delega decisiva, quella alla contrattazione, delega detenuta a lungo dalla super-riformista Nicoletta Rocchi, poi spostata alle Politiche Internazionali. Non ha prodotto, finora, grandi risultati, sul punto, la Camusso, ma di certo ha intessuto relazioni. Ha conosciuto, grazie ai buoni uffici di Epifani, un po’ tutto il gotha politico e industriale italiano, a partire dal ministro Tremonti. Obiettivo: riannodare i fili di un dialogo ormai spezzato da anni e che ha avuto, come principale conseguenza, l’accordo separato sulla contrattazione del 22 gennaio.
La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la stima e spera di trovare in lei orecchie più attente che in passato, dentro la Cgil. Allo stesso modo la pensano Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. E proprio al seminario di Levico della Cisl, la Camusso è andata ad accompagnare Epifani – che in quell’occasione parlò a lungo, con Marcegaglia, Tremonti e Bonanni, di Pomigliano – ma anche a farsi conoscere. Susanna è fresca dell’ennesima nomina, quella decisiva: è diventata vice-segretario aggiunto. La carica non veniva più rispolverata dall’epoca di Ottaviano Del Turco. E cioè da quando, in Cgil, esistevano le componenti. Del Turco rappresentava, ovvio, quella socialista. Come e chi rappresenterà, politicamente e socialmente, la Camusso si vedrà. Una cosa è certa. In questi giorni- dal voto di Pomigliano allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 24 giugno alla manovra – a parlare, a nome della Cgil, ci sarà lei. Epifani, infatti, si trova a Vancouver, Canada. Impegno già preso da tempo, s’intende, e di una certa qual portata: il congresso internazionale dell’Ituc-Csi, confederazione del sindacalismo mondiale di cui la Cgil fa parte. Morale: a Epifani il mondo, alla Camusso l’Italia. Con tutti i suoi guai, a partire dalla Fiom-Cgil.