Supermercati, parte la guerra dei prezzi

27/09/2004


            sabato 25 settembre 2004

            Supermercati, parte la guerra dei prezzi
            Conad decide il blocco fino a Pasqua. Già in soffitta l’accordo promosso dal governo

            Laura Matteucci

            MILANO È già superato, solo pochi giorni dopo la firma, l’accordo tra grande distribuzione e governo. Se Marzano (il ministro alle Attività produttive) è ancora lì, a riflettere sull’opportunità di una proroga oltre il 31 dicembre per il blocco dei listini nei circa 15mila super e ipermercati d’Italia, la catena Conad ha già deciso.
            Con due mosse archivia l’accordo e ne mette in evidenza i limiti, dando di fatto ragione alle critiche piovute da più parti. Mossa numero uno: proroga fino a Pasqua 2005 del congelamento dei prezzi sui prodotti cui fa riferimento l’accordo (quelli di primo prezzo e quelli a marchio della catena commerciale). Mossa numero due: prezzi bloccati fino al 31 dicembre per tutti i prodotti confezionati, di tutte le marche commercializzate (ad unica esclusione dei prodotti freschi e deperibili, cioè ortofrutta, carni e pesce). Non si tratta, quindi, solo dei prodotti distribuiti da Centromarca, l’associazione dell’Industria di Marca cui fanno capo oltre 200 gruppi industriali (55% del mercato del largo consumo), che ha aderito in un secondo tempo al patto per la stabilità dei prezzi.

            Come spiega Francesco Pugliese, direttore generale di Conad: «Il risultato è che l’impegno al blocco comprende circa il 70% della spesa che finisce nel carrello del consumatore. E se il carrello di un supermercato vale in media 30 euro, è facile capire come si stia parlando di un risparmio significativo». Con un’ulteriore postilla: quanto previsto dall’accordo sottoscritto con il governo, la catena Conad lo stava mettendo in atto già da mesi, come del resto anche Coop Italia.

            Le promozioni partono lunedì prossimo nei 3mila punti vendita Conad in tutta Italia, che ne fanno la seconda catena commerciale (dopo Coop) con l’11% circa di quota di mercato. «L’obiettivo – prosegue Pugliese – è sempre quello di cercare di andare incontro al consumatore. Del resto, chi ha comprato da noi ha speso mediamente lo 0,6% in meno rispetto al 2003, a fronte di un aumento dei listini da parte delle aziende produttrici del 2,4%. Già nei mesi scorsi abbiamo venduto prodotti di varie marche a costi fino al 70% minori rispetto ai prezzi medi di mercato. C’è un evidente effetto deflattivo sui prezzi finali al consumatore, i costi aggiuntivi li stiamo ammortizzando noi». «Alla fine – continua Pugliese – il risparmio è valutabile nell’ordine del 3%, che i consumatori si sono ritrovato nei cartellini dei prezzi e che hanno premiato con un incremento del 5% delle vendite rispetto all’anno precedente».

            Una promozione decisamente più corposa (anche nella durata) di quella congegnata dal governo, che secondo i calcoli dell’Istituto di statistica Eurispes in concreto significa solo 10 centesimi di risparmio ogni mille euro di spesa. Nientemeno.
            Tanto che l’Eurispes ha parlato di «illusione dei prezzi bloccati», come del resto anche le stesse associazioni di consumatori, mentre i commercianti hanno polemizzato duramente per il fatto di essere rimasti esclusi dall’accordo. Critiche contro l’intesa anche da parte delle forze d’opposizione, che al governo chiedono interventi più efficaci e significativi per frenare la caduta libera del potere d’acquisto degli italiani e rilanciare i consumi, che gli ultimi dati Istat danno in flessione costante (-0,3% a luglio rispetto al mese precedente).

            «È evidente un fatto – riprende Pugliese della Conad – Noi possiamo fare il massimo, ma questo massimo è comunque poco: ricordiamoci sempre che quando si parla di accordi con la grande distribuzione, stiamo parlando del 17% circa delle spese mensili delle famiglie italiane. Il resto, la maggior parte, è composto da voci come tariffe telefoniche, tariffe elettriche, dai costi del carburante». E, a proposito di benzina: «Questo è il classico campo sul quale il governo potrebbe intervenire, e non lo fa – dice Pugliese – Occorrerebbe agire di più sul fronte della liberalizzazione, non è possibile dover attendere anni per aprire una pompa di benzina, non è possibile dover sottostare ad orari fissi di apertura e chiusra degli impianti».