Supermercati Orvea costretti a licenziare Chiesta la mobilità per 22 lavoratori

08/07/2010

TRENTO — I supermercati Orvea soffrono la crisi economica e per questo hanno annunciato ai sindacati la volontà di procedere al taglio di 22 posti di lavoro su un totale di 433 addetti.
Giovanni Agostini, della Fisascat Cisl, delinea il profilo delle difficoltà aziendali. «Lo scorso 19 maggio Orvea ci ha comunicato che il grande calo di fatturato dovuto alla contrazione dei consumi in questi mesi non riesce ad essere superato. Si aspettava l’inversione di tendenza ma niente da fare. Il numero di scontrini emessi nei supermercati è stabile, vale a dire che lo è anche la clientela, il problema è che le spese sono più leggere».
I sindacati, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, hanno chiesto l’attivazione di un contratto di solidarietà, in modo da decurtare gli stipendi ma di evitare licenziamenti. «Questa soluzione avrebbe permesso anche di mantenere il personale, indispensabile nel momento di un eventuale ripresa, ma Orvea ha chiuso su questa possibilità» fa sapere Agostini.
Orvea possiede punti vendita nella provincia di Trento e in quella di Verona. I 22 esuberi dovrebbero concentrarsi sull’area di Trento, di Rovereto, di Riva del Garda e del veronese. A dirla tutta l’azienda probabilmente paga scelte di investimento non proprio oculate, che in momenti critici hanno dimostrato la propria inadeguatezza. Se ci siano all’orizzonte prospettive di chiusure di punti vendita per ora comunque non è dato sapere.
Fra i 433 dipendenti, tutti a tempo indeterminato, 346 lavorano a tempo pieno e 87 part-time. Nel 2009 21 lavoratori sono usciti, per pensionamento o per scelte personali, e non sono stati sostituiti. «Orvea ci ha proposto di intervenire bloccando l’erogazione di un integrativo aziendale— continua il sindacalista della Cisl— ma non riteniamo che questa forma di "risparmio" sia sufficiente a coprire il costo del personale, che a detta dell’azienda ora è diventato insostenibile».
Si prospettano tempi difficili per i dipendenti, anche perché è la stessa azienda ad affermare che il numero di lavoratori è già ridotto al minimo.