Supermercati Nel 2009 furti per 3,8 miliardi Alimenti in testa

17/11/2009

La crisi fa l’uomo ladro. Non c’è altra spiegazione per i negozianti italiani all’aumento dei furti nella grande distribuzione e nei punti vendita. Quest’anno i manolesta da bancone o i furbetti del camerino hanno fatto danni per 3,8 miliardi di euro, facendo balzare la Penisola (+6%) al primo posto tra i Paesi dell’Europa occidentale per l’incremento dei furti. Un brutto record ma soprattutto un grande danno, e non solo per le aziende. Perché a pagare i furti subiti dai venditori al dettaglio sono, almeno in parte, i consumatori stessi. Soprattutto quelli onesti, sui quali
pesa la cosiddetta «tassa invisibile », che viene spalmata sui prezzi dei prodotti. Nel 2009, secondo il capo del dipartimento marketing della Sda Bocconi, Sergio Castaldo, questa tassa è costata ad ogni famiglia 190 euro. Colpa dei taccheggiatori, dicono loro, che dal 2001 vengono studiati dal «Barometro mondiale dei furti nel retail» – la vendita
al dettaglio – condotta dal Centro di ricerca per il retail di Nottingham e sponsorizzata da Checkpoint Systems,
azienda che si occupa di visibilità degli articoli e identificazione dei prodotti.
Nel mondo i taccheggiatori hanno rubato merce per 84,165 miliardi di euro (+5,9% sul 2008), concentrandosi
sui prodotti costosi. Tra questi, fanno tendenza gli accessori per la rasatura, i cosmetici, i profumi, l’alcol, gli alimenti costosi, la Wii – consolle per videogiochi – e poi dvd, cellulari e vestiti costosi, borse o orologi. In Italia, invece, la borsa
dei furbi si apre soprattutto per i prodotti alimentari «freschi»: carne, pesce, salumi e latticini, seguiti da cosmetici,
profumi, pasta per dentiere, colluttori, vini e superalcolici. L’abbigliamento si posiziona al quinto posto, ma sale di due posizioni sulla classifica 2008. Mentre, tra i prodotti che hanno segnato l’incremento percentuale maggiore rispetto
all’anno scorso, si distinguono le pile e le batterie ricaricabili (+17,8%), i prodotti per la cura del corpo (+14,3%), gli alimentari freschi (+10%) e gli alcolici (+7,2%).