Supermercati, corsa alla concentrazione: La Finiper di Brunelli sbarca nella Unes

02/11/2000

Corriere della Sera






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ECONOMIA     


Il gruppo punta a inserire le aziende italiane nel circuito mondiale Carrefour

Supermercati, corsa alla concentrazione La Finiper di Brunelli sbarca nella Unes

      MILANO – Più che un ufficio la sede della Finiper sembra una galleria d’arte, affacciata sul verde, nel cuore di Milano. Quadri in ogni sala: nature morte con frutta, bottiglie di vino, pane, cibo insomma, legame ideale con i moderni scaffali di un supermercato. Tranne che nel lungo corridoio, dove l’occhio viene subito rapito dalle grandi tele di Morandi, un lascito del padre, ma ben presto coltivato in prima persona. L’arte è la passione di una vita per Marco Brunelli, un tempo giovane antiquario poi diventato uno dei pionieri della distribuzione moderna in Europa. Prima con l’Esselunga, fondata a Milano alla fine degli anni Cinquanta con Nelson Rockfeller e l’amico Bernardo Caprotti; in seguito con la Romana Supermarket, ceduta alla Sme e poi scorporata per diventare Generali Supermercati ovvero Gs. Dal ’74 con la Finiper, la finanziaria di famiglia, oggi controlla 19 Ipermercati nel Centro Nord: oltre 3.000 miliardi di giro d’affari e 7.000 dipendenti. Ma senza dimenticare l’arte: ogni volta che è a Parigi – la città che ama più di ogni altra e dove trascorre almeno due giorni alla settimana da quando è diventato presidente di Carrefour Italia – si ritaglia sempre una mezza giornata per vedere l’ultima mostra.

      I SOCI FRANCESI – Ai francesi di Carrefour (numero uno in Europa e secondo al mondo dopo la fusione con i connazionali di Promodès) ha ceduto il 20% di Finiper, in cambio ha avuto il 4% del colosso transalpino e oggi la poltrona di presidente per l’Italia. Brunelli sa che la calata degli stranieri non è finita, dopo lo sbarco di Auchan, che si è alleato con la Rinascente, e quello di Carrefour. Probabilmente proverà a entrare nel ricco mercato italiano anche Wal Mart, il gigante americano già in Gran Bretagna e Germania. «La concentrazione continuerà», ripete ai suoi uomini. E intanto si dà da fare: un mese fa Finiper è entrata nel capitale della Unes (800 miliardi di ricavi), con una quota di minoranza qualificata. «I commercianti italiani hanno sbagliato tutto: avrebbero dovuto associarsi e farli loro gli ipermercati e i centri commerciali», avrebbe confidato Brunelli a chi lo conosce bene. Un’occasione perduta, eppure alla Finiper sono convinti che in futuro ci sarà spazio anche per gruppi come l’Esselunga, che può sopravvivere benissimo da sola. Nicchie tra giganti. Già oggi negli Iper più grandi, il pane e le torte e le brioche vengono fatti davanti ai clienti, c’è un cuoco che cucina la paella con pescato fresco e si può mangiare in loco. Presto ci sarà la pizzeria. E in futuro i centri commerciali venderanno anche la benzina con il proprio marchio, come già accade in Francia. Cedere i distributori è stato un errore, dicono alla Finiper con il senno di poi: la Shell del Fiordaliso è l’impianto che vende più carburante in tutta Milano.

      LE STOCK OPTION – Se l’ipermercato si evolve e diventa sempre più «mercato», con il concetto delle «isole» di lavoro, dei banchi del pesce fresco e le cassette di frutta e verdura, anche dietro le quinte è in atto una rivoluzione. Alla Finiper, per esempio, stanno studiando di distribuire stock option a tutti i capi reparto, perché sono loro i «veri venditori»: partecipare al capitale dell’azienda può essere un incentivo non solo a fare meglio, ma anche un sistema per fidelizzare. Con i dirigenti ha funzionato: su 100 persone, solo tre hanno lasciato il gruppo in 27 anni.
      L’altra sfida per la distribuzione è diventare sempre di più partner dell’industria alimentare. Conferma Gianfranco Virginio, vicepresidente di Finiper: «E’ stata questa la linea guida di Daniel Bernard (il numero uno di Carrefour,
      ndr ). Dopo l’acquisizione di Gs ha subito chiarito che quello acquistato fuori dall’Italia non avrebbe dovuto aumentare di un solo chilo. Hanno capito che rispettare l’industria locale non è solo un problema politico, ma anche un business». Detto, fatto. Carrefour-Gs-Iper hanno appena lanciato una nuova linea di prodotti gastronomici, per portare le grandi tradizioni locali nostrane sulle tavole italiane ed europee grazie al circuito Carrefour. Hanno selezionato cento prodotti (da un campione di 2.000), hanno inventato un packaging ad hoc, hanno trovato un nome per l’intera gamma («Terre d’Italia»). E per farlo si sono trasformati in un vero e proprio alleato dell’impresa, spesso di piccole dimensioni, come quella siciliana che produce il patè di pesce spada che ha incantato Brunelli.

Giuliana Ferraino


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