Supermarket, prezzi a rischio

31/01/2003



        Venerdí 31 Gennaio 2003


        Supermarket, prezzi a rischio

        La corsa della moneta unica – Per la grande distribuzione l’euro forte non porterà benefici

        V.CH.


        MILANO – «L’euro forte non sta offrendo al momento particolari benefici nel settore della distribuzione moderna. Semmai si profilano nuove tensioni sui prezzi, per quanto riguarda i listini di cessione dei prodotti industriali, e stanno lievitando sensibilmente i costi di logistica, che nella distribuzione è rilevante, visti i rincari dei carburanti». Per Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, la principale centrale acquisti in Italia con il 18% di quota di mercato circa, lo scenario presenta molti elementi di incertezza. «Nonostante la dinamica debole del dollaro e di molte materie prime abbiamo ricevuto – prosegue Tassinari – molte richieste dall’industria di revisione dei listini e si sta discutendo su rincari tra il 3 e il 4% in media. Siamo intenzionati a tener duro al momento, evitando rincari ingiustificati, vista anche la situazione critica dei consumi delle famiglie. L’euro forte non è un sollievo, in realtà preoccupa molto l’elevato livello del petrolio e quindi dei carburanti e temiamo che, con l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, i prezzi del greggio possano salire ulteriormente». I costi logistici pesano, nel complesso, anche fino al 20-25% nel settore della distribuzione moderna, che conta migliaia di Tir sulle strade ogni giorno impegnati nelle attività di rifornimento dei centri di stoccaggio e dei punti di vendita dei prodotti al consumatore finale. Dopo la flessione di novembre – sottolinea una indagine Ref – i prezzi delle materie prime hanno registrato una nuova accelerazione in dicembre, la variazione congiunturale è del 4,6 per cento. Oltre a un contenuto incremento dei prezzi delle commodity non alimentari (+1,3%) il rimbalzo è stato guidato principalmente dal comparto energetico (+8%), per i rincari del greggio. All’ascesa dei prezzi delle materie prime energetiche – prosegue l’analisi di Ref – si è sommato un incremento marcato nell’alimentare. E le tensioni sui prezzi potrebbero riesplodere. Molte realtà sono corse ai ripari per abbattere i rischi. «Gli acquisti in dollari per l’intero gruppo – spiegano in Rinascente – non superano attualmente il 3% della totalità delle merci acquistate, tutte le altre sono trattate in euro. Abbiamo poi applicato procedure per annullare l’effetto cambi e per assicurare una gestione commerciale più sicura, con un meccanismo di copertura dal rischio cambi che tutela i margini commerciali». Per le realtà che sviluppano attività diversificate di trading sull’estero, l’euro forte rappresenta comunque una buona opportunità. «Un effetto positivo è già apprezzabile» afferma Riccardo Francioni, direttore generale di Selex e componente del vertice della centrale acquisti italiana Esd e di quella internazionale Emd. «I vantaggi nel Far East sono interessanti – aggiunge – da dove ci si approvvigiona di prodotti tessili e di molte merceologie non food. Sicuramente questo vantaggio è particolarmente apprezzabile nel canale discount che fa del prezzo un’arma competitiva molto efficace. Per questo canale distributivo ci sono delle sensibili crescite dei volumi di trading che si traducono in performance di mercato». Insomma, nel settore della grande distribuzione l’euro forte sta rendendo più convenienti gli acquisti di capi di abbigliamento, di prodotti tessili per la casa, di prodotti in legno e soprattutto di giocattoli che oramai vengono realizzati prevalentemente su diversi mercati asiatici tradizionalmente legati all’area del dollaro. I vantaggi sugli acquisti sono stimati intorno al 10-15% con un incremento dei volumi stimabile sul 5% in questo preriodo. «Si tratta di vantaggi reali in settori specifici – conclude Tassinari – ma il grosso degli affari riguarda i prodotti di largo consumo, che invece stanno correndo il rischio di subire pesantemente le tensioni sul greggio, e i benefici dell’euro forte potrebbero andare in fumo».